Angelo Licheri morto, tentò di salvare Alfredino. Lo speleologo che era lì: «Era una palla di fango, sento ancora il suo pianto»

Martedì 19 Ottobre 2021 di Laura Bogliolo
Angelo Licheri morto, tentò di salvare Alfredino. Lo speleologo che era lì: «Dopo era una palla di fango, sento ancora il suo pianto»

«Sentivo Alfredino gridare mamma basta, non ce la faccio più, adesso tiratemi fuori. Intanto io ero pronto a calarmi, insieme ad altri volontari eravamo in fila, la squadra responsabile dei soccorsi stava prendendo le misure dei nostri toraci, sono alto un metro e sessanta, piccolino insomma, ma ci voleva un corpo più esile del mio». 

È la notte degli Inferi, quando il fango in un campo che è terra di nessuno alle porte di Roma mangia il corpicino di Alfredino Rampi. La folla quasi soffoca il luogo dei soccorsi: sotto terra, al buio, c'è un bimbo terrorizzato. 

 

Enrico Mariani, 61 anni, volontario dello Speleo Club di Orvieto, quella notte era insieme ad altri volontari a Vermicino.
«Con due colleghi speleologi ci siamo subito offerti di entrare in quel pozzo, la polizia stradale organizzò una staffetta che in pochissimo tempo ci portò da Orvieto a Vermicino. Eravamo pronti a calarci, eravamo in fila insieme a tanti altri per farci imbracare, ci misuravano il torace perché quel pozzo era strettissimo, poi ci hanno chiesto di aspettare perché avrebbero potuto avere bisogno di noi». 

Poi cosa è accaduto?
«All'improvviso è apparso quel piccolo uomo, sardo, passò davanti a tutti, era deciso e non sembrava neanche avere paura, si sbracciava, voleva arrivare davanti al pozzo a ogni costo». 

Era Angelo Licheri?
«Sì, si fece strada tra tutti con una determinazione impressionante e fu scelto dai soccorsi grazie alla sua piccola statura nonostante non avesse alcuna esperienza come speleologo, la situazione dopotutto era drammatica, il fango rendeva tutto difficilissimo e più passava tempo e minori erano le possibilità di salvare Alfredino». 

Quindi ha visto Angelo calarsi?
«Lo hanno agganciato per le caviglie ed è sceso a testa in giù, i medici prendevano il tempo, non si può restare in quelle condizioni per più di 15 minuti, ma sentivo Licheri da quel pozzo gridare disperato sto bene! Lasciatemi qua sotto, non tiratemi su, sto ancora provando a prenderlo!».  

Intanto la voce di Alfredino era sempre più debole.
«Aveva smesso da un po' di chiedere aiuto alla mamma, Angelo diceva che sentiva solo dei rantoli, aveva provato a pulirgli il visino dal fango, ma il piccolino non reagiva più, la mamma disperata sull'orlo di quel maledetto pozzo ha continuato a chiamarlo, ma non c'erano più segnali». 

Angelo provò anche con una cinghia a salvare Alfredino.
«La agganciò al piccolino, ma si spezzò, provò anche ad afferralo per la canottiera e la maglietta si stracciò, quando lo prese per un polso disse che aveva sentito l'osso rompersi e si disperò, ma Alfredino ormai non era più cosciente». 

Chiese anche di essere lasciato in caduta libera per cercare di sfondare le rocce?
«Sì fu un vero eroe, c'era una occlusione e tentò in ogni modo di aprire un varco».

Alla fine tornò su...
«Passò un tempo interminabile, quando lo tirarono fuori era una palla di fango, stravolto, piangeva disperato e ripeteva non c'è più niente da fare...».

E intanto intorno c'era il caos.
«La folla stava vicinissima al pozzo, qualcuno si era portato anche i panini, fu veramente drammatico, non c'era affatto organizzazione».

Ieri Angelo se ne è andato.
«Sono addolorato, quell'uomo ha fatto di tutto per salvare Alfredino, non ce l'ha fatta, ma per tutti noi resta un grande eroe». 

Ultimo aggiornamento: 13:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA