Roma, bimba rom malnutrita morta a 5 mesi, l’accusa ai genitori: «È omicidio colposo»

Mercoledì 1 Luglio 2020 di Adelaide Pierucci
Bimba rom malnutrita, l’accusa ai genitori: «È omicidio colposo»

Chi l’avrebbe dovuta accudire non si era accorto nemmeno che stava morendo. Troppo piccola per i suoi cinque mesi, troppo debole. Dopo che l’autopsia ha rivelato che la neonata di etnia rom morta nella sua culla di stracci nel campo della Muratella il 28 novembre scorso era non solo malnutrita, ma affetta da una polmonite, la procura ha tirato la somma delle indagini disponendo che della morte della bambina dovranno rispondere i genitori. Il pm Maria Gabriella Fazi ha appena firmato la chiusura delle indagini, l’atto che in genere preannuncia la richiesta di processo per gli indagati. Il magistrato, però, ha deciso di non procedere più per maltrattamenti e morte come conseguenza di altro reato, ossia con la prima ipotesi con cui era stato incardinato il procedimento, ma appunto di derubricare e riqualificare la contestazione in omicidio colposo. La mamma e il papà della bambina, 24 e 30 anni, rom di etnia bosniaca altri cinque figli subito allontanati, non avrebbero, insomma sottoposto a stenti la piccola in maniera voluta, ma si sarebbero limitati a non curarla, a non seguirla con l’attenzione dovuta, soprattutto a non chiedere aiuto. 

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Quando hanno chiamato un’ambulanza era tardi oltre ogni limite, la bambina si era già spenta. Nelle ultime ore aveva smesso anche di piangere la loro ultimogenita. Allora l’avevano scossa, ma nulla, la piccola più che addormentata sembrava svenuta. L’allarme era scattato all’alba di una mattina gelida di fine novembre. In casa una piccola stufa a legna e nemmeno un biberon. Il medico che per primo l’ha soccorsa ne ha constatato la morte ha pensato che la piccola avesse poco più di un mese. Invece la bambina era nata il 23 giugno, all’ospedale San Camillo, all’apparenza sana, senza malformazioni. I genitori allora si erano sentiti subito sotto accusa. E davanti ai carabinieri che contestavano loro più che la povertà il degrado del loro container, l’evidente stato di trascuratezza della piccola, si erano giustificati: «Non siamo ricchi ma ai nostri bambini non abbiamo mai fatto mancare da mangiare». 

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Nella casa container però la dispensa era quasi vuota. Non è stato trovato un biberon e nemmeno dei pannolini. Nessuna traccia di latte in polvere e neppure di omogeneizzati. Una situazione allarmante sfuggita anche ai servizi sociali. Allora su segnalazione di piazzale Clodio anche gli altri figli della coppia sono stati condotti in ospedale per essere sottoposti a visita. E anche se la loro nutrizione è sembrata meno grave i piccoli sono stati affidai in un centro di accoglienza per minori in difficoltà. Dagli accertamenti è risultato che la coppia non avesse sottoposto la figlia più piccola a controlli pediatrici con regolarità. «Le abbiamo fatti gli impacchi per la febbre», ha spiegato la coppia. Probabilmente non avranno avuto nemmeno un termometro. Si è scoperto poi che il papà della piccola aveva alle spalle una grana per reati contro il patrimonio e si guadagnava da vivere raccogliendo il ferro. E la mamma qualche volta è stata vista chiedere l’elemosina, mentre i figli giocherellavano nella polvere. 
 

Ultimo aggiornamento: 13:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA