Detenuto evade dal carcere di Bari: ingoia una lametta, dà una testata a un poliziotto e poi fugge

Lunedì 27 Settembre 2021
Detenuto evade dal carcere di Bari: ingoia una lametta, dà una testata a un poliziotto e poi la fuga

Caccia al bandito, evaso. Si chiama Vincenzo Rossetti, rapinatore 39enne di Monteroni di Lecce, il detenuto che avrebbe ingoiato una lametta mentre era in una cella del carcere di Bari per farsi portare in ospedale e da lì tentare la fuga, cosa che poi gli è riuscita. Le ricerche si concentrano intorno al suo luogo di origine in Salento. Il detenuto, approfittando del fatto che gli avevano tolto momentaneamente le manette per inserirgli sulla mano un accesso venoso, avrebbe dato una testata a uno dei tre poliziotti che lo piantonavano nel Policlinico di Bari e poi sarebbe fuggito. L'ipotesi degli investigatori, coordinati dal pm di turno della Procura di Bari Michele Ruggiero, è che l'evaso abbia raggiunto i vicini binari della ferrovia riuscendo a salire su uno dei treni in passaggio in direzione sud. Gli inquirenti non ipotizzano eventuali complicità. Rossetti era in carcere con l'accusa di aver commesso una dozzina di furti e rapine tra dicembre 2020 e aprile 2021, quando è stato arrestato in flagranza, in farmacie, appartamenti e negozi di alimentari della provincia di Lecce.

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«Un detenuto del carcere di Bari di origini leccesi di circa 29 anni, in carcere per rapina e in attesa di giudizio, è evaso ieri sera verso le 22.30 dal policlinico cittadino, dove era stato condotto dopo aver ingerito una lametta». Lo riferisce la Uil della Polizia Penitenziaria. «Per quanto si è potuto apprendere, nel mentre si sottoponeva ad alcuni prelievi ematici - continua il sindacato - avrebbe spintonato violentemente i due agenti di Polizia penitenziaria di scorta, avrebbe colpito con una violentissima testata una guardia giurata del policlinico e si sarebbe dato alla fuga cercando di dirigersi alla vicina fermata ferroviaria, dove però non sarebbe riuscito a entrare. Immediate sono scattate le ricerche della Polizia penitenziaria e delle altre forze dell'ordine, sinora tuttavia senza esito».

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Per Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria, si tratta di «una disfatta del sistema: dopo le cinque evasioni nel solo mese di agosto scorso, i parti avvenuti in carcere, la sparatoria di Frosinone, quest'ennesima fuga di un detenuto non fa altro che confermare la disfatta del sistema penitenziario di cui il Ministero della Giustizia e il Governo dovrebbero prendere concretamente atto, anziché esercitarsi in vuoti proclami o, al più, ricorrere a palliativi. Ormai, come addetti ai lavori - continua de Fazio - ogni giorno ci chiediamo solo cosa e dove succederà, ma abbiamo assoluta certezza che qualcosa di grave accadrà e i fatti, nostro malgrado, ce lo confermano». 

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«In tutto questo - continua il segretario della Uilpa - non solo registriamo l'assenza del Governo e l'insipienza del Ministero della Giustizia, ma constatiamo che quando si decide di intervenire lo si fa addirittura nel senso contrario a quello invocato dagli operatori, come nel caso delle direttive sulle perquisizioni di qualche giorno fa. Difatti, nel mentre si prende clamorosamente atto che nelle carceri arrivano con facilità persino le armi da fuoco, come a Frosinone, e il Corpo di polizia penitenziaria invoca protocolli d'intervento - sottolinea - dal ministero partoriscono disposizioni che sono destinate a imbrigliare ulteriormente l'operatività della Polizia penitenziaria e a rendere più lente, difficoltose e prevedibili, se non preannunciate, le perquisizioni straordinarie; in altre parole, quelle perquisizioni che venivano fatte con carattere di urgenza e a sorpresa proprio in circostanze sospette». «Parimenti - argomenta ancora De Fazio -, non ci sono segnali concreti nella direzione del rafforzamento degli organici, sono 17mila le unità di Polizia penitenziaria mancanti, e dell'implementazione degli equipaggiamenti: mai come in questo caso sarebbe stato risolutivo il taser o altro dispositivo analogo. Ribadiamo che sulle gravissime disfunzioni delle carceri e la mortificazione degli operatori per colpa della politica va costituita una vera e propria unità di crisi sotto l'egida di Palazzo Chigi e vanno adottate misure immediate con decretazione d'urgenza; in mancanza, il sistema collasserà definitivamente. Anche per queste ragioni - conclude - già nelle prossime ore valuteremo insieme ad altre Organizzazioni Sindacali rappresentative le iniziative da intraprendere e che a questo punto appaiono, nostro malgrado, inevitabili».

Le reazioni - «L'evasione di un detenuto dal policlinico di Bari è solo l'ultimo di una serie di campanelli d'allarme che avvertono come il sistema carcerario del Paese sia ormai da troppo tempo sotto pressione e occorrano interventi seri per un suo complessivo rinnovamento». Lo dichiara in una nota Anna Rita Tateo, deputata pugliese della Lega e componente della commissione Giustizia. «Il sovraffollamento delle case di detenzione e la mancanza di agenti in organico - sostiene - sono criticità sistemiche che riguardano il carcere di Bari così come tante altre strutture del Paese, per le quali servirebbe un piano complessivo di soluzioni. L'unica certezza in questa situazione complicata è la professionalità di uomini e donne della Polizia Penitenziaria e delle Forze dell'Ordine, ai quali va la nostra solidarietà ed il ringraziamento per l'operato che svolgono a tutela della sicurezza di tutti i cittadini».

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Ultimo aggiornamento: 14:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA