Roma, il pittore morto per due birre: i volti degli aggressori in un video

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di Alessia Marani

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Una lite per le bottiglie di birra lasciate a terra che lui voleva gettare via, oppure un apprezzamento gay che ha scatenato la furia cieca e omicida del branco. I carabinieri non escludono alcuna ipotesi sul movente dell'omicidio di Umberto Ranieri, l'artista di 55 anni colpito con un pugno in largo Preneste e morto ieri dopo due giorni di agonia. Intanto c'è l'identikit del giovane che domenica alle 19.15 ha sferrato il colpo mortale: 25 anni circa, di carnagione chiara, probabilmente romeno; ha le ore contate. Si è dileguato subito dopo avere scaraventato a terra il pittore d'origine abruzzese insieme con altre tre persone, un uomo e due donne, tutti tra i 20 e i 30 anni. Una telecamera nei pressi del capolinea dell'Atac avrebbe inquadrato il gruppo nell'area dove è avvenuto il massacro. L'identificazione è in corso. I loro nomi sono conosciuti dai frequentatori della piazza.

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BIRRA E SELFIE
Gli investigatori della compagnia Casilina sono convinti che il delitto non sia il frutto di un'aggressione premeditata, di un agguato nei confronti del 55enne, piuttosto di un'azione generata dalla rabbia di un momento. Ma che cosa può averla scatenata? «Sappiamo ancora poco sui fatti - rimarca Fabrizio Marrazzo, portavoce Gay Center - ma chiediamo che venga fatta piena luce sul caso. Non si può morire stando seduti su una panchina nei giardini sotto casa, oggi la nostra comunità perde un amico caro. Questa storia ci ricorda una delle tante storie irrisolte degli omicidi che la nostra comunità ha subito tra gli anni 90 e 2000». Umberto era un habitué dei giardinetti di largo Preneste. Su Facebook alcuni dei suoi selfie li ha scattati proprio da lì, tra birra e panchine. Fino a maggio aveva abitato in una palazzina di fronte, poi si era spostato di qualche isolato. «Magari si è lasciato andare a un apprezzamento non gradito - dice una negoziante - anche se era sempre gentile. Chi lo ha ucciso è un mostro». Una badante ucraina non ha dubbi: «Quell'uomo rimetteva sempre in ordine la piazza, gettava via le bottiglie vuote lasciate a terra. Credo che il suo gesto abbia dato fastidio a qualcuno che lo ha aggredito». La chiave del giallo resta in quel mondo fatto di sbandati e senzatetto a cui spesso Umberto, in arte Nniet Brovdi, si ispirava. E a cui, altrettanto spesso, l'artista faceva del bene, offrendo un riparo o qualche euro a chi ne aveva bisogno. La scena del massacro è stata cristallizzata da più testimoni, primi tra tutti un cileno e alcuni connazionali che per primi hanno dato l'allarme e chiamato i soccorsi. Umberto era seduto su una panchina, vicino a lui il gruppetto composto da due giovani e due ragazze. Pare stessero parlando, forse si conoscevano già oppure no, perché il pittore era una persona molto affabile e stringeva amicizia facilmente. Di certo è che Ranieri sarebbe stato colpito improvvisamente, non se l'aspettava quel pugno e non ha potuto opporre resistenza, barcollando e cadendo a terra, all'indietro, sbattendo violentemente la testa sul pavimento. Sulla Prenestina è scattata la caccia all'uomo, i familiari della vittima rilanciano il loro appello: «Chi sa qualcosa lo riferisca ai carabinieri».
 
Giovedì 21 Marzo 2019, 08:49 - Ultimo aggiornamento: 21-03-2019 22:11
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