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Reddito di cittadinanza, niente multa ai furbetti che rifiutano il lavoro. «Le Regioni non hanno i nomi»

Lunedì 13 Giugno 2022 di Francesco Bisozzi
Reddito di cittadinanza, niente multa ai furbetti che rifiutano il lavoro. «Le Regioni non hanno i nomi»

È rimasta sulla carta la stretta al reddito di cittadinanza calata a terra dal governo con l’ultima legge di Bilancio. Sono rimasti intatti gli importi versati ai percettori del sussidio che rifiutano il lavoro. Dall’Inps fanno sapere infatti che non si è ancora materializzato il taglio (simbolico) di 5 euro previsto dalla manovra. Come mai? Innanzitutto perché nella maggior parte dei casi le offerte di lavoro non vengono tracciate, spiegano dall’Anpal, dunque i rifiuti emergono solo raramente. Ma a incidere è anche la gestione decentralizzata della misura. I centri per l’impiego, coordinati dalle Regioni, tardano a comunicare all’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro i nomi dei beneficiari della prestazione di sostegno che dicono no al lavoro. La decurtazione, pari a 5 euro per ciascun mese a partire dal mese successivo a quello in cui si rifiuta un’occupazione, doveva essere operativa dal primo gennaio di quest’anno. Obiettivo: incentivare i percettori a cercare lavoro.  

Il cosiddetto “décalage” interessa le famiglie con all’interno percettori ritenuti attivabili, a eccezione però di quelle che hanno tra i componenti del nucleo un soggetto minore di tre anni di età o una persona con disabilità grave o non autosufficiente. I nuclei con minori sono attualmente 392 mila, mentre quelli con disabili ammontano a 207mila. Alla fine dello scorso anno i beneficiari del reddito di cittadinanza tenuti alla sottoscrizione del patto per il lavoro che ancora risultavano non occupati erano l’80% del totale degli attivabili: parliamo di 843 mila persone. Di questi quelli che al 31 dicembre erano stati presi in carico dai centri per l’impiego e che avevano iniziato il percorso di accompagnamento al lavoro erano appena 384mila, una minoranza. Infine, su oltre un milione di occupabili, in 212 mila a Natale avevano un rapporto di lavoro attivo, ovvero uno su cinque. 

Numeri che hanno spinto il governo a introdurre una serie di modifiche al reddito di cittadinanza che non si limitano alla decurtazione di 5 euro. Si va dalla ridefinizione delle offerte ritenute congrue all’obbligo di frequentare in presenza i centri per l’impiego, fino allo stop all’erogazione della prestazione di sostegno dopo due lavori rifiutati anziché tre come in precedenza. Tuttavia, questi interventi non hanno sortito fin qui l’effetto sperato. E gli importi versati, invece di diminuire, sono aumentati: oggi i percettori del sussidio ricevono in media 585 euro al mese, mentre nel 2021 l’asticella si fermava a quota 577 euro.  

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Nel complesso il reddito di cittadinanza ha assorbito fino a oggi più di 22 miliardi di risorse pubbliche. La buona notizia è che è stato attivato nei giorni scorsi il protocollo tra Inps e ministero della Giustizia teso a rafforzare i controlli su richiedenti e beneficiari. Grazie ai sistemi di interoperabilità messi a punto, adesso l’istituto di previdenza trasmette al dicastero di via Arenula l’elenco costantemente aggiornato dei percettori del sussidio allo scopo di verificare l’esistenza nel sistema del casellario centrale di condanne con sentenza passata in giudicato da meno di dieci anni per reati incompatibili con l’aiuto. Non si contano i condannati in via definitiva per associazione mafiosa e altri delitti che sono riusciti a ottenere il reddito di cittadinanza approfittando dell’inefficacia dei controlli. 

Ad aprile i nuclei raggiunti dal reddito di cittadinanza sono stati 1,09 milioni. Quelli che hanno percepito la pensione di cittadinanza hanno superato di poco la soglia delle 100mila unità. La misura abbraccia in tutto 2,65 milioni di persone. L’importo medio varia sensibilmente con il numero dei componenti del nucleo familiare: va da un minimo di 458 euro per i single a un massimo di 741 euro per le famiglie con cinque elementi. La platea dei percettori accoglie 2,31 milioni di italiani, 238mila extracomunitari con permesso di soggiorno Ue e quasi novantamila cittadini europei. 

Ultimo aggiornamento: 13:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA