Covid e sci, i gestori stanno preparando la neve: «Un euro per noi ne vale 8 per la filiera»

Lunedì 23 Novembre 2020 di Francesco Bisozzi
Covid e sci, i gestori stanno preparando la neve: «Un euro per noi ne vale 8 per la filiera»

«Per ogni euro che fatturiamo, il resto della filiera ne fattura altri otto. Ecco perché abbiamo iniziato a produrre la neve allo scopo di preparare gli impianti sciistici, pur non sapendo se le regole anti-contagio ci consentiranno di aprire. Spenderemo 70 milioni di euro quest'anno per innevare gli impianti, ma non potevamo tirarci indietro perché alberghi, ristoranti e negozi che vivono del turismo bianco dipendono da noi». Valeria Ghezzi, dal 2014 a capo dell'Anef, l'Associazione nazionale esercenti funiviari, è anche la numero uno di Funivie Seggiovie San Martino Spa, la società che gestisce gli impianti sciistici dell'Alpe Tognola a San Martino di Castrozza, ed è considerata da tutti la signora delle nevi. Produrre un ettaro di neve, per intenderci, costa quindicimila euro. 

«Molti di noi hanno avviato il complicato e costoso iter relativo alla preparazione per l'innevamento degli impianti sciistici per non abbandonare ristoratori, albergatori, commercianti e maestri di sci. Se gli esercenti funiviari decidessero di non aprire tout court tutta la filiera andrebbe in rovina», insiste Valeria Ghezzi. Il turismo bianco, messo sotto scacco dalla pandemia, rappresenta un giro d'affari che supera i 9 miliardi di euro. Quello degli impianti sciistici arriva a 1,2 miliardi di euro. Il 90 per cento delle entrate si realizza nella stagione invernale, un terzo tra la festa di Sant'Ambrogio e l'Epifania. L'intera filiera occupa circa 120 mila addetti, per l'80 per cento stagionali.

 Gli italiani che vanno a sciare d'inverno, secondo i calcoli di Confesercenti, spendono in media 690 euro a testa. Per Confcommercio le chiusure degli impianti sciistici mettono a repentaglio 2,4 miliardi di euro di spesa complessiva, tra alloggio, ristorazione, shopping e servizi vari. Il giro d'affari delle settimane bianche in condizioni normali supera invece per Federalberghi gli 8 miliardi di euro e movimenta oltre 10 milioni di persone. Ma il destino incerto delle settimane bianche in tempi di zone rosse, arancioni e gialle, rischia di mandare definitivamente in crisi pure il bonus vacanze: secondo le previsioni del governo l'incentivo dopo un'estate così così (le richieste non solo non sono decollate ma alla fine molti di quelli che lo hanno ottenuto non lo hanno speso) avrebbe dovuto beneficiare del turismo della neve per fare il pieno di richieste a Natale. In presenza delle attuali limitazioni difficilmente accadrà. Al momento risultano essere stati generati 1,7 milioni di bonus, per un controvalore economico pari a 752 milioni di euro. Nel serbatoio della misura il governo aveva messo però più di due miliardi. A ogni modo i bonus effettivamente spesi sono stati solo 739 mila fino ad adesso, per un controvalore economico stimato attorno ai 320 milioni di euro. 

 

Numeri che hanno costretto l'esecutivo a rifugiarsi in corner visto che a Natale non ci sarà la svolta sperata e così ora il bonus vacanze ha una durata più lunga, fino al 30 giugno 2021, come stabilito dal decreto Ristori. Anef e Federturismo Confindustria, in una lettera indirizzata al premier Giuseppe Conte e al ministro per i Beni e le attività culturali e per il turismo Dario Franceschini, hanno ricordato al governo che la filiera che vive dell'industria della neve è lunghissima e comprende hotel, ristoranti, trasporti, scuole di sci, commercio al dettaglio, società di manutenzione, fornitori di energia, manodopera, costruttori e fornitori di attrezzature sportive: «Tutti settori che senza la partenza della stagione sciistica resteranno fermi a loro volta con conseguenze drammatiche per l'economia di intere destinazioni che proprio dai prossimi 4 mesi invernali ricaveranno la maggior parte del fatturato annuale». Anef sottolinea poi che a fronte di una stagione invernale che sarà in ogni caso compromessa, tutto il settore già fortemente penalizzato nei mesi scorsi dalla perdita di incassi di marzo e aprile e da un fatturato estivo ridotto di circa un terzo, avrà bisogno di un ristoro specifico per superare gli effetti negativi della pandemia sul turismo bianco.
 

Ultimo aggiornamento: 13:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA