Stilista trovata impiccata a Milano, scagionato il fidanzato. I giudici: «Si è suicidata»

Sabato 17 Ottobre 2020 di Claudia Guasco

Sembra un tragico gioco di specchi, nel quale la verità è mutevole e impossibile da afferrare. L'unica certezza è che Carlotta Benusiglio, stilista di 37 anni, talentuosa e appassionata, all'alba del 30 maggio 2016 è stata trovata impiccata a un albero in un giardino a cinquanta metri da casa sua a Milano. Poi, una perizia dopo l'altra, nessun elemento viene cristallizzato come prova definitiva e così nel giro di un paio di giorni si arriva a due conclusioni contrastanti. 

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Il pm Gianfranco Gallo, con gran sollievo della famiglia, chiude le indagini e accusa il fidanzato Marco Venturi di omicidio volontario. Il tribunale del Riesame, confermando la decisione del gip che lo scorso marzo ha respinto l'arresto del compagno, «ritiene che non vi siano gravi indizi di colpevolezza a carico dell'uomo, avendo gli elementi fin qui acquisiti accertato - con grado di rilevante probabilità - che la morte di Benusiglio sia avvenuta per suicidio compiuto dalla stessa». Lo scrivono i giudici di Milano nelle motivazioni depositate ieri, in pieno contrasto con la ricostruzione del pm: Venturi, secondo Gallo, avrebbe strangolato Carlotta al culmine di una lite «per futili motivi», per poi inscenare l'impiccagione con la sua sciarpa. Il Riesame, nell'analizzare le versioni del perito nominato dal gip e quelle dei consulenti tecnici della Procura, ritiene invece che «la disamina compiuta» dal primo esperto «rappresenti un punto d'arrivo coerente» con «il suicidio e dunque l'auto impiccagione come ipotesi di maggiore probabilità». Per questo motivo «ritiene inoltre che non vi siano dati scientifici certi che dimostrino» come la morte di Carlotta Benusiglio «sia stata cagionata da terzi». Per il collegio inoltre «non può non considerarsi il fatto che da tali fatti siano trascorsi più di quattro anni e che non si siano manifestati - da allora - comportamenti analoghi che dimostrino come, nell'attualità», Venturi «sia soggetto a rischio di reiterazioni». Punto di riferimento dei giudici è la perizia disposta dal gip Alfonsa Ferraro con la formula dell'incidente probatorio e depositata a luglio 2018. Dalla nuova autopsia sul cadavere riesumato e dagli altri accertamenti i medici legali Elena Invernizzi e Giovanni Pierucci, nominati dal giudice, hanno concluso che Carlotta Benusiglio è morta «con grande probabilità» a causa di una «asfissia prodotta da impiccamento» e sul cadavere riesumato non c'erano lesioni riconducibili a un «eventuale strangolamento», da qui la «natura suicidiaria dell'evento». I consulenti della Procura, tuttavia, sono giunti a una conclusione opposta: la stilista è stata strangolata «con un mezzo naturale ovvero serrando la stessa sciarpa che la donna indossava», poi è stato simulato il suicidio lasciando «il corpo, ormai cadavere, sospeso all'albero». Non solo. Dai filmati delle telecamere il perito della difesa ha estrapolato prima due figure che si addentrano nella luce dei lampioni di Piazza Napoli intorno alle quattro del mattino. Dopo alcuni minuti una sagoma si allontana e compare un'ombra: è il corpo di Carlotta. Tutti questi elementi però, scrive il riesame, sono vanificati dalle mosse della Procura. «Certamente non è un caso che, a differenza di quanto succede abitualmente per le indagini di una certa complessità», in questa «non ci sia una informativa conclusiva che riassuma tutti i risultati». Il pm «ha infatti deliberatamente scelto di non chiedere alla Polizia di Stato l'informativa finale che doveva mettere in relazione tutti gli elementi investigativi di rilievo, ritenendo più opportuno farlo da sé» e condensarla nella richiesta di custodia cautelare in carcere poi rigettata. In sostanza, per i giudici il pubblico ministero ritiene «pacifici» elementi che tali non possono ritenersi. E non ci sono elementi «forti o anche solo deboli ma univoci» per sostenere che la morte sia riconducibile a un terzo. Quanto alle accuse di stalking il Tribunale «condivide pienamente il giudizio del gip circa la ricorrenza di gravi indizi di colpevolezza, ma non ritiene sussistano esigenze cautelari» da imporre l'arresto. Così come non si profila il rischio di reiterazione del reato in quanto in questi anni Venturi non ha mai manifestato «comportamenti analoghi» agli «episodi violenti» e atteggiamenti «insistenti» che avevano provocato alla stilista «un profondo stato di sofferenza». Ora la parola torna a Gallo, che invierà a gup la richiesta di rinvio a giudizio per Venturi.

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