Terremoto, quattro anni fa alle 3.36 la tragedia: il dolore per le 337 vittime e il miraggio ricostruzione

Lunedì 24 Agosto 2020 di Italo Carmignani

La profezia si è avverata. Con le preghiere nel fango e le parole che sgocciolavano sulle bare, già quattro anni fa, nel giorno del primo lunghissimo funerale Amatrice sapeva benissimo che avrebbe dovuto temere il peggiore e più scivoloso dei nemici, il silenzio. Quello assordante che si ripete ogni anno il 24 di agosto, quando il mondo degli altri, della politica, dell’economia e del governo, si affollano attorno al capezzale del meno immaginario dei malati, la ricostruzione del dopo-sisma e non sanno esattamente cosa dire che già non hanno detto. Quella ricostruzione ferma a quattro secondi dopo le 3.36, quando una scossa di terremoto del sesto grado si prese di colpo 337 vite tra Amatrice e Accumoli. Da allora, solo il rumore delle parole e il silenzio di fatti.

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Nella stanca litania di questo giorno, l’acme sarà alle 11  con la santa Messa nella rievocazione religiosa di quel terribile istante. Ma sarà il picco pubblico, quello che quest’anno vedrà anche il sussulto della protesta con gli striscioni e qualche grido: basta prenderci in giro. Il dolore privato si è consumato di notte, poche ore fa, quando padri, madri e fratelli hanno recitato l’elenco dei loro cari per nome e cognome. Quest’anno non c’erano le fiaccole, ma la formula è la stessa, il paese dei morti conforterà quello dei vivi. Poi, il giorno e nel rito sempre identico in tutto il mondo del dolore pubblico che s’impadronisce del dolore privato nell’illusione di lenirlo e di sentirsi meno in colpa, Amatrice verrà guardata come le vedove di una guerra senza vincitori.

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La Messa che sarà proposta in diretta alle 11 su Rai Uno e vedrà la presenza del premier Giuseppe Conte, del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, accompagnato dagli assessori alla Ricostruzione e al Turismo Di Berardino e Pugliese. Ci sarà anche il commissario Legnini alla celebrazione officiata, come da tradizione, dal vescovo di Rieti Domenico Pompili.

Vescovo dal quale sono attesi sussulti importanti calati come una scure nella realtà della ricostruzione. Non confermata la presenza del consigliere regionale ed ex sindaco Sergio Pirozzi che presente alla veglia prima della Messa ha detto: «Mi aspetto che venga qualcuno di quelli che stanno al Governo e chieda scusa».  L’invasione della commozione e della solidarietà sempre a rischio di diventare la ritirata della dimenticanza. Se l’immensa mobilitazione di sentimenti, di mezzi, di promesse e di uomini che si sono arrampicati fin qui si traducesse in opere, Amatrice potrebbe essere ricostruita com’era, e ben più solida, alle 3 e 35 di quella notte, in poche settimane. 

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Questo verrà chiesto allo Stato che ha deciso di esserci, nonostante l’umore (espresso già da giorni sui social) non proprio conciliante delle popolazioni terremotate, che dopo quattro anni hanno «bisogno di vedere cantieri e non sentire solo numeri e intenzioni». Seicento i posti a disposizione, distanziati, e obbligo di mascherina per tutti i partecipanti. Non sono previste tensostrutture e quindi gli organizzatori raccomandano di portare al seguito copricapo per la protezione dal sole ed acqua e la necessaria autocertificazione da stampare sui canali istituzionali del Comune di Amatrice, compilare e mostrare all’ingresso. Perché anche per partecipare al proprio dolore adesso occorre chiedere permesso. Sperando che il nullaosta arrivi prima dei prossimi quattro anni. 
 

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