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Guerra, due mesi dopo: come sono cambiate le nostre vite? Dopo il Covid, rischio atomico e caro-prezzi (e le vittime siamo anche noi)

Sabato 23 Aprile 2022 di Mario Ajello
Guerra, due mesi dopo: come sono cambiate le nostre vite? Dopo il Covid, rischio atomico e caro-prezzi (e le vittime siamo anche noi)

Più insicuri e più incerti, più fragili e poi sfiduciati: dopo il Covid, un’altra tegola e no, questa della guerra proprio non ci voleva. Ecco, ci si sente così dopo due mesi di conflitto tra Russia e Ucraina. Gli italiani - basta ascoltarli nelle loro conversazioni, spiarli nel bar e nei luoghi di lavoro, seguirli-seguirci nella vita familiare - pensavano che si sarebbe risolta in pochi giorni la presunta guerra la lampo e invece si trovano di fronte a una crisi che potrebbe continuare chissà quanto e non è detto affatto, come il premier cerca di far capire, che non si tradurrà in sacrifici materiali per noi tutti. E nell’impennata dei prezzi dei consumi, non solo quello energetici, che già sta cominciando. I trasporti delle merci costano di più, e potrebbero salire ancora e nei mercati rionali e nei grandi store la preoccupazione e sulle bocche di tutti.

L'incertezza

Due mesi all’insegna della paura generalizzata - ma davvero c’è il rischio bomba atomica? - e della stanchezza che ha subito preso il posto o meglio si è affiancata alla sincera voglia di accoglienza da parte degli italiani brava gente: ma quando finisce questa follia del conflitto? Perché non si sbrigano a trovare la pace? Il forte incremento dell’incertezza è sotto gli occhi di tutti. Sta salendo verso il 30 per cento l’indice di incertezza economica delle imprese e delle famiglie ed è destinato ad aumentare ancora. Nei primi quattro mesi della pandemia (marzo – giugno 2020) aveva avuto un incremento medio del 62,8 per cento rispetto ai 12 mesi precedenti, in quelli successivi al fallimento di Lehman Brothers salì del 30,7 per cento e dopo l’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 dell’85 per cento. Ora ci risiamo.

 

La guerra c'è 

Paura e fragilità e si guarda alle nostre esistenze non più come se fossero blindate - il Covid ci ha abituato a sentirci precari - ma come un patrimonio non stabile e continuamente minacciato. Si pensa alle vacanze estive, si parte per il ponte del 25 aprile e poi per il primo maggio, si cerca di vivere come se non ci fosse la guerra ma la guerra c’è e speriamo bene. Regalare l’Ucraina a Putin in cambio della nostra tranquillità? Molti lo pensano, i più si sforzano di non dirlo, e tuttavia il desiderio si muove nella coscienza ao cosenza collettiva del torniamo subito alla normalità - a meno che dopo la pandemia e dopo i massacri in Ucraina non arrivi l’invasione degli ultracorpi - è il sentimento che accomuna tutti, interclassista e intergenerazionale, politicamente misto e insomma: molta pietà per le vittime ma vittime ci sentiamo - quanto durerà il prezzo calmierato della benzina? - anche noi. Finché la bolletta non raggiunge il livello stangata, il fronte interno italiano dopo due mesi ne reggerà ancora altri: ma, appunto, occhio ai rincari sennò quaggiù si rischia di diventare tutti, sotto sotto, putiniani. Senza che lo zar se lo meriti minimamente.

 

Ultimo aggiornamento: 24 Aprile, 14:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA