Polonia fuori dalla rete dei Consigli di Giustizia europei: espulsione votata a larga maggioranza a Vilnius

Giovedì 28 Ottobre 2021
Giustizia, Polonia fuori dalla rete dei Csm europei: espulsione votata a larga maggioranza a Vilnius

La Rete europea dei Consigli di giustizia, riunita in assemblea generale straordinaria a Vilnius, ha approvato l'espulsione del Consiglio nazionale della magistratura della Polonia. La proposta di espulsione formulata dal Comitato esecutivo dell'Encj è passata a scrutinio segreto con 86 voti a favore e 6 astenuti. La maggioranza richiesta era di 69 voti.

La Rete europea dei Consigli di Giustizia è sorta con l’obiettivo di contribuire al consolidamento dello spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia, nel contesto di un processo di forte accelerazione delle politiche di cooperazione giudiziaria.

La discussione per vietare manifestazioni Lgbt

Intanto oggi al Parlamento polacco si è discusso del progetto di legge che vieta le manifestazioni Lgbt. Il nuovo provvedimento normativo è in fase di prima lettura. La legge punterebbe ad emendare le norme sul diritto di assemblea. L'emendamento stabilisce che, in futuro, non potranno tenersi assemblee pubbliche che hanno lo scopo di «mettere in dubbio il matrimonio come rapporto tra un uomo e una donna» o di «proporre l'estensione del matrimonio a persone dello stesso sesso». Se la legge verrà approvata, in futuro nelle manifestazioni Lgbt non potranno più avere luogo e non potrà nemmeno essere promossa l'adozione di bambini da parte delle persone omosessuali o con «un orientamento sessuale diverso da quello eterosessuale».

La proposta è stata avanzata dalla fondazione Vita e Famiglia dell'attivista pro-life Kaja Godek, che ha prima raccolto 140mila firme su questo tema. I promotori puntano a vietare le parate del Pride e altre manifestazioni organizzate dagli attivisti e gruppi Lgbt.

La multa da 1 milione

Ieri invece la notizia della multa da 1 milione di euro da parte Corte di giustizia dell'Ue da pagare alla Commissione europea. Una penalità giornaliera da un milione di euro per non aver sospeso l'applicazione delle disposizioni nazionali relative in particolare alle competenze della camera disciplinare della Corte Suprema.

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Ultimo aggiornamento: 18:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA