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Ucraina, gli Usa alla Russia: via subito le truppe, l’invasione avrebbe conseguenze gravi

Mercoledì 2 Febbraio 2022 di Anna Guaita
Gli Usa alla Russia: via subito le truppe, l invasione avrebbe conseguenze gravi

Dopo un mese esatto di silenzio sulla crisi dell’Ucraina, Vladimir Putin ha approfittato della visita a Mosca del premier dell’Ungheria Viktor Orban per far capire che le sue posizioni non sono cambiate. In una conferenza stampa insieme al collega ungherese, Putin ha accusato la Nato e gli Usa di aver «ignorato» le preoccupazioni russe sulla sicurezza e ha ribadito la richiesta che la Nato cessi l’espansione verso est, e che l’Europa torni allo status quo del 1997, prima cioè che Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca entrassero nell’Alleanza. Putin ha accusato senza esitazione gli Usa di usare la crisi ucraina come «strumento» per contenere la Russia. Solo quasi di passaggio il presidente ha aggiunto: «Spero che alla fine si potrà trovare una soluzione, ma non sarà facile». 
Non meno duro era stato lo scambio poche ore prima fra il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov e il collega Usa Antony Blinken. I due si sono parlati al telefono per mezz’ora, con Blinken che ha ribadito l’impegno Usa «per la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina», e ha insistito per una de-escalation e il ritiro delle truppe russe dai confini dell’Ucraina. Blinken ha anche ricordato che una invasione dell’Ucraina «comporterebbe rapide e gravi conseguenze». Lavrov tuttavia non ha fornito nessun segnale che una de-escalation sia imminente, e ha solo presentato proteste contro l’operato della Nato. Nonostante i reciproci toni rigidi, i due si sono ripromessi di continuare a parlare e Lavrov ha aggiunto che il Cremlino non ha ancora finito di valutare la risposta americana alle richieste presentate da Putin.  

La diplomazia insomma continua la sua difficile strada, come ha provato la presenza di Orban a Mosca, che ha sostenuto di essere andato a portare «un ramoscello d’olivo» e di voler contribuire a trovare una soluzione pacifica. Quasi una folla di leader europei invece in Ucraina, con Boris Johnson deciso nel suo sostegno a Kiev: «Il Regno Unito continuerà a difendere la sovranità dell’Ucraina di fronte a chi cerca di distruggerla». Ma presente anche il premier polacco Mateusz Morawiecki che ha promesso «assistenza nel settore dell’energia, della difesa, dell’economia e nel settore umanitario».

Promesse di aiuto, sotto forma di armi o di aiuti non letali, sono venute ieri di nuovo dalla Turchia, il Canada, la Francia. Ma intanto lungo il confine fra Ucraina e Russia a est, e Ucraina e Bielorussia a nord, i segnali non sono molto rassicuranti. La stampa Usa ha rivelato che i membri della brigata Warner, numerosi mercenari russi che alcuni hanno soprannominato «l’esercito privato di Putin» hanno lasciato la Repubblica Centrafricana per raggiungere la zona del Donbas, dove avevano già combattuto contro il governo di Kiev nel 2014 attirandosi l’accusa di aver compiuto crimini di guerra. I membri di questa banda sono quasi tutti veterani delle squadre speciali russe Spetsnaz, già dislocate in Bielorussia nelle ultime settimane, ufficialmente per esercitazioni belliche. Le Spetsnaz sono composte di tiratori scelti specializzati in sabotaggio e operazioni segrete. Putin ha spedito 8 mila membri di queste quadre in Bielorussia, dove il contingente militare russo per queste “manovre” a ridosso dell’Ucraina è arrivato a 30 mila unità, come ha reso ieri l’ambasciatrice Usa all’Onu Linda Thomas Greenfield.  

Dal canto suo, il presidente ucraino ha annunciato un aumento della paga dei militari e una campagna di assunzione di almeno altri 100 mila soldati. Anche così lo svantaggio delle forze armate ucraine rispetto a quelle russe è drammatico: pur dopo queste assunzioni, gli ucraini avrebbero 361 mila uomini, mentre la Russia ne conta 900 mila. Quel che è certo, assicurano vari esperti sia in Ucraina che negli Usa, in Canada e in Gran Bretagna, i Paesi che hanno contribuito ad addestrare le truppe di Kiev dal 2014 a oggi, è che la resistenza che i russi incontrerebbero sarebbe di gran lunga superiore e meglio organizzata rispetto a quella caotica e inefficace di 8 anni fa. «Combatteremo fino alla fine - ha promesso il presidente Volodymyr Zelensky, dopo l’incontro con Boris Johnson -. E i russi dovrebbero ascoltarci». 

Ultimo aggiornamento: 14:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA