GIUSEPPE CONTE

Conte, tregua con il Pd ma sulle semplificazioni il cdm slitta ancora

Venerdì 3 Luglio 2020 di Simone Canettieri
Conte, tregua con il Pd ma sulle semplificazioni il cdm slitta ancora

C’è la tregua. E la voglia di ritornare a «correre» insieme. Ma il faccia a faccia di un’ora tra Nicola Zingaretti e Giuseppe Conte non serve a sciogliere i nodi della normale e quotidiana amministrazione. Come appunto il decreto Semplificazioni che non riesce ancora a vedere la luce. Tanto che il Consiglio dei ministri che dovrebbe vararlo rischia di slittare direttamente alla prossima settimana. La palude, i contrasti, le paure comuni. Soprattutto in vista di settembre. Conte e Zingaretti provano a tracciare una mappa per navigare questi mesi senza troppi scossoni. Ma la lista dei dossier aperti resta inalterata.

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A partire appunto dalle alleanze nelle regioni che torneranno al voto. Al momento - anche se è in altomare - l’unica trattativa aperta è in Liguria. Conte, con una dichiarazione pubblica che ricorda la sfida in Umbria poi persa contro la Lega, torna a predicare unità: «Possibile non trovare un momento di sintesi agli appuntamenti regionali? Sarebbe una sconfitta per tutti, anche per me, se non si trova un modo per fare un passo avanti. Basterebbe mettere da parte le singole premure». Parole che Zingaretti apprezza, ma che sono indirizzate soprattutto verso le truppe grilline, molto restie, proprio per dna, a simili intese. Tocca al capo politico Vito Crimi rispondere all’appello del premier con una formula che non trasuda affatto entusiasmo: «Il Movimento 5 Stelle non si è mai sottratto al confronto là dove ci sono le condizioni per avviare percorsi condivisi, come stiamo facendo in Liguria. In Campania invece il nostro appello non ha avuto riscontro. Un percorso che non può prescindere dal rispetto dell’autonomia dei territori e delle sensibilità che esprimono».
 


Ma quella di ieri rimane la giornata della distensione, destinata a produrre effetti, come si augurano i due protagonisti, sull’esecutivo. Ma è una tregua, non una pace. Qualcosa non va negli ingranaggi della maggioranza e lo confermano le parole dei Dem, che dopo l’incontro dicono che «il governo ha la forza per decidere e fare le cose». 

Il non detto è che quelle cose bisogna farle e non scaricare l’immobilismo sui partiti. «Io e Zingaretti la pensiamo allo stesso modo: bisogna correre», dice il premier. Nei fatti, però, la maggioranza è spaccata sul dl Semplificazioni. Conte difende quella che ha definito «la madre di tutte le riforme». E lo fa ribadendo ai partiti che ha «frettissima» di approvarla e che non permetterà venga «annacquata» dai loro dubbi o da richieste come quella di Iv di eliminare dal testo le norme sull’abuso d’ufficio (l’accusa è che serva a «salvare» le sindache M5s) e danno erariale. Dichiara, nel corso di una lunga passeggiata nel centro di Roma dopo pranzo, che bisogna «osare», avere «coraggio». 

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E se l’Autorità anticorruzione definisce «rischiose» ipotesi come l’utilizzo di supercommissari sul modello Genova e deroghe sugli appalti, il premier difende proprio quel modello: «Non è ammissibile che in Italia non facciamo o facciamo lentamente per paura di infiltrazioni mafiose o criminali. Il modello Genova ha funzionato». Ma il Pd e Leu frenano sul tema degli appalti senza gara, mentre M5s e Iv spingono sul modello Genova. Ma nella cinquantina di articoli delle ultime bozze c’è di tutto, dall’obbligo di installare colonnine per la ricarica delle auto elettriche in autostrada all’accelerazione per la banda ultralarga. 

Ultimo aggiornamento: 13:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA