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SERGIO MATTARELLA

Festa della Repubblica 2 giugno, Mattarella non invita Russia e Bielorussia. «Ma la pace è una priorità»

Giovedì 2 Giugno 2022 di Alberto Gentili
Festa della Repubblica, il Colle non invita la Russia. «Ma la pace è una priorità»

Europeista e atlantista convinto, Sergio Mattarella non ha indugiato nel depennare dalla lista degli invitati alla Festa della Repubblica l’ambasciatore russo Sergey Razov e l’incaricato d’affari bielorusso Vladimir Vasilkov. Ma quel tratto di penna, come dimostrano le parole pronunciate dal Presidente durante il suo breve discorso alle alte cariche e al corpo diplomatico accreditato in Italia, gli è costato. Sbarrare la porta del Quirinale ai due ambasciatori ha innescato amarezza e disappunto nel capo dello Stato. Perché è stato il segno e la conferma di come «l’aggressione della Russia all’Ucraina» abbia ferito gravemente il «multilateralismo» e leso, parzialmente, i «sentimenti di amicizia che caratterizzano da sempre i rapporti internazionali della Repubblica italiana». 

La scelta di lasciare due sedie vuote, presto riempite da altri invitati nella sala dei Corazzieri, è il frutto di una decisione presa a inizio maggio a Bruxelles dai diplomatici europei. Quando, tra le varie sanzioni contro Vladimir Putin e il suo alleato Aljaksandr Lukašėnka, è stato raccomandato di non coinvolgere le rappresentanze diplomatiche di Russia e Bielorussia in occasione delle feste nazionali dei vari Paesi europei. 

Una decisione a cui il Quirinale, ben fermo appunto nel solco europeista e atlantista, ha seguito in una delle occasioni più formali e importanti: Festa della Repubblica. E che stride, formalizzando una distanza e un fossato con l’opaco attivismo diplomatico di Matteo Salvini. Mentre il leader della Lega, come si è scoperto nelle ultime ore, è andato all’ambasciata russa e ha incontrato Rastov per almeno quattro volte, Mattarella ha deciso di non invitare al Quirinale l’ambasciatore di Mosca. Che, proprio ieri, ha fatto sapere: «Non ci sono ostacoli per l’ingresso di Salvini, leader di un grande partito, nella Federazione russa».

L’esclusione dei due diplomatici non è stata però, si diceva, per Mattarella una scelta compiuta a cuor leggero. Per certi versi lasciare fuori dal Quirinale Rastov e Vasilkov, ha incarnato plasticamente quel «retrocedere» della comunità internazionale innescato dalla guerra scatenata da Putin. E ha messo in stand-by la scelta dell’Italia di «non avere Paesi nemici».L’intero discorso del Presidente - dove non si fa riferimento agli aiuti militari all’Ucraina anche per mitigare l’ansia generata dalla guerra nell’opinione pubblica - è sotto il segno della «ricerca della pace». Di «una via di uscita dal conflitto» con «il ritiro delle truppe occupanti». Parole e tesi pronunciate e sostenute anche dal presidente del Consiglio Mario Draghi, soprattutto dopo l’incontro dell’11 maggio con Joe Biden alla Casa Bianca. In quell’occasione il premier - per la prima volta dall’inizio del conflitto - si fece latore della «richiesta» della ripresa dei negoziati e del cessate il fuoco per arrivare a quella pace invocata da «tutti gli italiani e gli europei». 

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Mattarella, attonito e preoccupato per «una guerra di stampo ottocentesco», dimentica dell’«amara lezione dei conflitti» del secolo scorso, richiama «la responsabilità» italiana a cercare la pace. E non solo per i massacri e le devastazioni in Ucraina, ma anche perché l’«aggressione» di Putin mette in discussione «i risultati faticosamente raggiunti negli ultimi decenni dalla comunità internazionale». Una sorta di Apocalisse nella quale «sembrano avverarsi gli scenari che vedono l’umanità protagonista della propria rovina». Da qui l’appello quasi disperato «a porre fine con lucidità e coraggio all’insensatezza della guerra».

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