GIUSEPPE CONTE

Conte, Confindustria all'attacco: serve un governo diverso

Mercoledì 17 Giugno 2020 di Alberto Gentili

Tra Giuseppe Conte e Carlo Bonomi è stata contrapposizione a prima vista. Appena eletto, a metà maggio, il nuovo presidente di Confindustria si è presentato paragonando il governo e la politica al Covid: «Anzi, fanno più danni». E il premier per tutta risposta, come ha dimostrato nell'incontro di lunedì con i sindacati, si è schiacciato sulle posizioni di Cgil, Cisl e Uil. Si è scoperto operaista, parlando di «difesa del reddito», di «nuova stagione dei diritti», di «co-gestione delle imprese». Tuonando: «Noi non siamo quelli che abbandoniamo i lavoratori in strada, noi non consentiamo che siano licenziati». E lanciandosi in un abbraccio (ricambiato) con Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo: «Insieme possiamo far ripartire l'Italia».

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Ebbene, oggi è il giorno della verità. Bonomi e i leader delle altre associazioni degli imprenditori nel primo pomeriggio faranno il loro ingresso a Villa Pamphili. Il neopresidente di Confindustria, che si è premurato di bocciare in anticipo il piano per la ricostruzione presentato da Conte («me l'aspettavo più dettagliato») e di bollare come «assistenzialista» e «statalista» l'approccio del premier, si presenterà sventolando un piano alternativo.

In viale dell'Astronomia la fiducia verso l'esecutivo però è pari a zero. «Questo governo non è all'altezza di gestire la ripartenza del Paese», dicono senza giri di parole fonti molto vicine a Bonomi. E spiegano: «Conte è succube dell'ideologismo e dell'assistenzialismo a 5Stelle, continua a rinviare i dossier più delicati, si dimostra incapace di sfruttare la grande occasione rappresentata dalla valanga di finanziamenti europei che si sta per riversare sull'Italia. Chiacchiera e non fa nulla. Basta guardare l'assurdo dibattito sul Fondo salva Stati».

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Confindustria insomma tifa per la crisi, vorrebbe «un governo diverso, alla Draghi. Di lui, o di un altro tecnico di alto livello, ci potremmo fidare perché saprebbe dove mettere le mani e avrebbe un approccio pragmatico in grado di garantire la ricostruzione del Paese». In sintesi: «Presenteremo il nostro piano e se Conte non l'accetta lo pungoleremo giorno dopo giorno: non si può tollerare un governo che spreca risorse ingenti per il reddito di cittadinanza e chiede alle imprese di indebitarsi...».

Parole e concetti che Bonomi esplicita nella prefazione del piano Italia 2030. Proposte per lo sviluppo dove il capo degli industriali chiede la «democrazia negoziale»: «Serve una grande alleanza pubblico-privato su cui il decisore politico non ha delega insindacabile per mandato elettorale, ma con cui esso dialoga incessantemente attraverso le rappresentanze del mondo dell'impresa, del lavoro, delle professioni...». Qualcosa di simile alla concertazione coniata da Carlo Azeglio Ciampi nel 1993.
 


In più Bonomi mette in fila i presunti errori compiuti dal governo: «È mancata una qualunque visione sulla Fase 3, da far seguire a chiusure e riaperture. La fase cioè in cui definire sostegni immediati alla ripresa di investimenti per il futuro». Le misure adottate dell'esecutivo, secondo il leader degli industriali, «hanno il grande demerito di essere state decise senza prestare alcun orecchio alle esigenze delle imprese».

La replica di Conte non tarda. «Mi dicono che quando c'è un nuovo insediamento c'è una certa ansia di prestazione politica, invece da Bonomi mi aspetto un'ansia da prestazione imprenditoriale, è quello il suo scopo», graffia il premier in un'intervista a Fanpage, «noi saremo al fianco degli industriali, tranquilli. Ma vedo che c'è una vena polemica in queste prime dichiarazioni».

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L'irritazione di Conte verso Bonomi è condivisa dal Pd. Certo, tra i dem c'è chi non vuole chiudere il canale di dialogo con Confindustria: «Il nostro modello è il riformismo che non demonizza ma valorizza il ruolo dell'imprenditore», dice un ministro. Ma il vicesegretario Andrea Orlando attacca: «Se si facessero i campionati mondiali di luoghi comuni, il presidente di Confindustria vincerebbe a meni basse». E dal Nazareno commentano: «Bonomi? È contro a prescindere. Alle imprese il governo ha dato aiuti concreti e più ore di cassa integrazione di sempre, ma quello non fa altro che attaccare a testa bassa». Una linea condivisa da Leu: «Bonomi ha superato a destra Salvini e sembra seguire la logica del padrone del vapore. Per trovare posizioni così radicali bisogna tornare agli anni Sessanta», dice il capogruppo Federico Fornaro. Di diverso avviso Italia Viva: «Conte dovrà tenere in massima considerazione le proposte di Confindustria che ha il nostro stesso interesse, far ripartire il Paese», avverte il coordinatore Ettore Rosato, «mentre sembra mancare la consapevolezza della necessità di azioni rapide e concrete». 

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