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Referendum, 5 schede per cambiare la giustizia ma con l'incognita astensione

Giovedì 9 Giugno 2022 di Andrea Bulleri
Referendum, 5 schede per cambiare la giustizia

Cinque schede di colore diverso, cinque domande e un unico obiettivo: cambiare la giustizia. È questo lo scopo che si sono fissati i promotori dei cinque referendum in programma domenica, lo stesso giorno delle elezioni amministrative in quasi mille comuni. Da una parte Lega e Radicali, che hanno raccolto le firme per sottoporre i quesiti ai cittadini, guadagnando l'adesione al Sì anche di Forza Italia, Fratelli d'Italia (ma solo su 3 dei 5 interrogativi), Italia Viva e Azione. Dall'altra, schierati per il No- ossia per non cancellare le norme contestate -, Movimento 5 stelle, buona parte del Pd (che però ha lasciato libertà di voto ai suoi sostenitori) dei diretti interessati, i magistrati, almeno quelli che hanno preso posizione. 

Ma il vero nemico, per chi punta a riformare parte dell'ordinamento giudiziario, del processo penale e delle norme che contrastano la corruzione, rischia di essere un altro: l'anticiclone africano pronto a planare sul belpaese il prossimo week-end. Già, perché trattandosi di referendum abrogativo, affinché il voto sia valido è necessario che ad esprimersi sia almeno il 50 per cento più uno degli aventi diritto. Circa 25 milioni di italiani.

Una scommessa tutt'altro che scontata, dal momento che i seggi resteranno aperti un giorno soltanto (domenica, dalle 7 alle 23). E che in tanti, considerato il clima rovente da estate inoltrata, potrebbero preferire le spiagge alle urne. Ecco perché la vera sfida per i sostenitori del Sì è quella di mobilitare quanti più elettori possibile. Al punto che il senatore leghista Roberto Calderoli da giorni è in sciopero della fame, con l'obiettivo di rompere il «muro di silenzio» che, lamenta, avvolge la consultazione.

Silenzio che, ribattono invece i critici, si spiega col fatto che i quesiti ricalcano in parte temi già toccati dalla riforma della giustizia del ministro Cartabia in discussione in parlamento, nonché troppo da addetti ai lavori. L'osservazione non è infondata: si va dall'abrogazione della legge Severino (ossia della decadenza dalla carica per gli amministratori pubblici condannati) alla riforma della custodia cautelare, dalla separazione delle carriere tra giudici e pm alle pagelle ai magistrati. Per chiudere con le modalità che regolano la candidatura dei togati al Csm, l'organo di autogoverno della magistratura. Eccoli spiegati in dettaglio. 

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Scheda rossa 

La normativa sulla decadenza

Il primo quesito riguarda l’abrogazione della legge approvata dal governo Monti. Chi vota sì chiede di cancellare la norma che prevede la sospensione per 18 mesi (oppure la decadenza automatica, in caso di sentenza definitiva) per parlamentari, ministri, consiglieri regionali e sindaci riconosciuti colpevoli di reati gravi, come peculato, corruzione, mafia e terrorismo, e condannati a più di 2 anni (che salgono a 4 per tutti gli altri reati non colposi). 

Scheda arancione 

Più limiti alla custodia cautelare

La seconda scheda riguarda la modifica alle norme sulla custodia cautelare, ossia il fatto che una persona possa finire in manette anche prima di una condanna, qualora ricorrano alcuni requisiti: pericolo di fuga, inquinamento delle prove, rischio di reiterazione del reato. I sostenitori del Sì chiedono che quest’ultimo caso - tra i più utilizzati dalle procure per motivare gli arresti prima della sentenza - venga cancellato, ma solo per i delitti puniti al massimo con 5 anni di carcere.

Scheda grigia 

Valutazione dei magistrati 

È uno dei quesiti più tecnici, e riguarda le cosiddette “pagelle” ai magistrati. Chi vota sì, chiede che a giudicare l’operato dei singoli giudici ogni 4 anni - e dunque le loro progressioni di carriera - non siano più, come avviene oggi, soltanto altri giudici. No: i consigli giudiziari (autori delle “pagelle” insieme al Csm) dovrebbero essere allargati a professori di diritto e avvocati. Avvocati che però, ribattono i sostenitori del No, potrebbero essere tentati di penalizzare quei giudici che in passato non abbiano dato loro ragione.

Scheda gialla 

Separazione delle carriere

Stop alle “porte girevoli” tra giudici e pm. È quello che chiede il terzo quesito referendario, che punta ad abrogare le norme che consentono ai magistrati con funzione giudicante (quelli che emettono le sentenze, chiamati a essere “super partes”) di passare al ruolo di pubblico ministero, ossia di pubblica accusa, e viceversa. Passaggio che oggi è consentito fino a 4 volte, mentre in caso di vittoria del Sì ogni magistrato dovrà scegliere a inizio carriera quale delle due toghe indossare.

Scheda verde 

Candidature al Csm

Altro quesito ad alto contenuto tecnico, il quinto. I promotori chiedono di abrogare la norma che impone a ogni magistrato di raccogliere almeno 25 firme tra i colleghi per candidarsi come membro togato al Csm, il Consiglio superiore della magistratura. Di fatto, aprendo la strada alle candidature libere. Un modo per diminuire il peso delle correnti, affermano i sostenitori del Sì. Modifica poco rilevante, ribatte chi vota No, convinto che qualche tipo di vaglio a scremare la corsa resti necessario. 

Ultimo aggiornamento: 14:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA