Guida alla giungla degli esami: i “molecolari” sono i più affidabili, ma il divario con gli altri si riduce

Lunedì 26 Ottobre 2020 di Graziella Melina
Guida alla giungla degli esami: i “molecolari” sono i più affidabili, ma il divario con gli altri si riduce

Districarsi tra i vari test che promettono di scovare il Sars-Cov-2 non è un’impresa di poco conto. «Sul mercato ormai si è formata una giungla, tanti produttori si sono in qualche modo improvvisati - avverte Mauro Pistello, ordinario di Microbiologia e Microbiologia clinica all’Università di Pisa e vicepresidente della Società italiana di Microbiologia - Comunque, per capire se un soggetto ha un’infezione, il test migliore in assoluto è quello molecolare». 

Al secondo posto, o forse ex equo, in un’ipotetica rosa che comprende anche i sierologici e i salivari, si collocano i «test antigenici, che stanno stringendo molto il gap del livello di differenza di sensibilità con quelli molecolari. E, visto che sono più veloci, più facili da eseguire e anche più disponibili dal punto di vista commerciale, è molto probabile che in futuro in larga misura sostituiranno i test molecolari». 

I test sierologici servono per capire «se un soggetto ha contratto un’infezione nel passato». Ma bisogna sempre considerare un presupposto: «la persona che si sottopone al test - precisa Pistello - deve avere un’infezione che deve essere stata contratta da almeno due settimane, perché gli anticorpi hanno una certa necessità di tempo per formarsi». I sierologici si effettuano con un pungidito o con un prelievo di sangue. Va tenuto presente, inoltre, che «non tutti i soggetti che contraggono un’infezione per il coronavirus sviluppano anticorpi e che ci sono soggetti che hanno sviluppato anticorpi che poi però si sono persi nel tempo». 

I test antigenici, che si effettuano con un tampone, «vanno a cercare una proteina presente all’interno del virus e documentano un’infezione in atto. Rispetto ai molecolari - chiarisce Pistello - sono molto meno costosi, ed è possibile avere la risposta in dieci minuti, massimo mezz’ora. L’inconveniente è che sono discretamente meno sensibili rispetto ai molecolari». In sostanza, si potrebbero avere falsi negativi. «Può dipendere dal fatto che la persona ha una quantità di virus molto bassa» e l’antigenico non riesce a individuarla. «Sono comunque test molto comodi, veloci e li possono effettuare anche i medici di medicina generale». 

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I test molecolari, che sono in genere molto più costosi di quelli antigenici, sono invece i più sensibili e sicuri per capire se c’è un’infezione in atto. Anche se bisogna mettere in conto sempre un certo margine di errore. «Ovviamente - sottolinea Pistello - essendo molto sensibili, se non sono fatti bene potrebbero dare dei falsi positivi, ma qui si rientra nella cattiva manualità». In genere, quindi, per il risultato occorrono almeno 4 ore. Ne esistono anche rapidi, per l’esito basta un’ora, «ma sono molto pochi e difficili da trovare». 

I test salivari possono essere antigenici o molecolari. «Invece di effettuare un tampone a livello del naso o dell’orofaringe, per prelevare le cellule di sfaldamento dell’epitelio della mucosa, in questo caso - rimarca Pistello - si utilizza la saliva». È una procedura, dunque, molto più semplice e adatta ai bambini a scuola. «Ve ne sono alcuni già approvati e validati. Ma presentano criticità. La saliva, infatti, che a volte potrebbe essere più fluida, a volte più densa, può creare interferenze dal punto di vista della riproducibilità del risultato e della sensibilità. Si tratta di test che sono circa 5-10 volte meno affidabili dei molecolari e un po’ meno degli antigenici. E comunque, non ci sono ancora evidenze certe e definitive». 

Ultimo aggiornamento: 16:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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