Salute, scoperto il primo atlante del cuore umano: una mappa per studiare e curare le malattie cardiache

Sabato 26 Settembre 2020

Tutti i segreti del cuore umano in una mappa. Un team internazionale di scienziati, guidato tra gli altri dall’italiana Michela Noseda, ha creato il primo atlante delle cellule cardiache umane. Un traguardo raggiunto usando tecniche all’avanguardia che consentono di studiare i geni attivi in ogni singola cellula. Di fatto, gli scienziati hanno creato una raccolta di mappe (come un grande database) che mostrano quasi mezzo milione di cellule cardiache, identificandone ogni singolo ruolo nella "sinfonia" del cuore che batte. Metafora non solo poetica, quella della sinfonia. Come dicono gli studiosi, infatti, il battito regolare di un cuore umano è una performance incredibilmente complessa, come un'orchestra, migliaia di cellule devono lavorare insieme in armonia. Lo studio è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica "Nature". 

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L'obiettivo dello studio è di capire come funzionano le cellule e come interagiscono tra loro per mantenere il cuore (l’“instancabile” organo del nostro corpo che pompa sangue incessantemente durante tutta la nostra vita) in funzione. Ovviamente la ricerca sarà uno strumento fondamentale per rivelare quali alterazioni si verificano durante l’insufficienza cardiaca e altre malattie del cuore

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I ricercatori hanno esaminato sei regioni in 14 cuori di donatori sani (7 uomini e 7 donne), creando un database dettagliato che fornisce una nuova mappa per lo studio delle malattie cardiache, prima causa di morte nel mondo. 
Lo studio rivela per la prima volta una inimmaginabile complessità cellulare identificando nuovi tipi di cellule cardiache tra muscolari, di supporto e vascolari, fino anche alle cellule adipose che si trovano all’esterno del cuore. Sarebbero in tutto oltre 50.
 

Non solo. Gli scienziati hanno definito anche nuovi tipi cellulari che sono specifici per ogni camera cardiaca (da un lato quelle che ricevono il sangue, dall’altro quelle che lo pompano nel resto del corpo umano). Ad esempio, dallo studio emerge l’esistenza di diversi sottotipi di cellule muscolari cardiache. Un dato fondamentale, quest’ultimo. Tale eterogeneità cellulare suggerisce infatti una corrispondente eterogeneità della risposta terapeutica, aprendo la strada a nuove cure.

Dallo studio emerge anche che il cuore delle donne esaminate ha più cellule muscolari del cuore maschile, nonostante sia normalmente di dimensioni inferiori. Questo dato, se confermato in un numero maggiore di cuori, potrebbe spiegare il motivo per cui le donne sono meno vulnerabili degli uomini alla malattia cardiaca. La mappa generata rappresenta un punto di riferimento fondamentale per un medicina cardiaca personalizzata, per un futuro che vedrà il singolo paziente al centro della scelta terapeutica da intraprendere.

Per capire cosa non funziona in caso di malattie cardiache, «prima dobbiamo sapere cosa è normale», afferma Christine Seidman, ricercatrice dell'Howard Hughes Medical Institutes, genetista cardiovascolare dell'Università di Harvard e direttrice del Cardiovascular Genetics Center del Brigham and Women's Hospital. In questi anni le cellule cardiache si sono rivelate particolarmente difficili da studiare. A differenza di alcune cellule tumorali e di altri tessuti, non ci sono cellule cardiache che possono essere coltivate indefinitamente in laboratorio e studiate. Così gran parte della ricerca cardiaca viene eseguita sui topi, i cui cuori hanno però importanti differenze rispetto a quelli umani.

Ultimo aggiornamento: 13:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA