Vaccino, i ritardi stravolgono il piano di somministrazione: così slittano ancora Over 80 e pazienti fragili

Domenica 24 Gennaio 2021 di Francesco Malfetano
Vaccino, i ritardi stravolgono il piano di somministrazione: così slittano ancora Over 80 e pazienti fragili

Consegne in ritardo e nuovi slittamenti. I tagli alle forniture dei vaccini contro la Covid 19 già annunciati da Pfizer-BioNTech e da AstraZeneca, obbligano l'Italia a definire un nuovo calendario delle somministrazioni. Le poche dosi a disposizione infatti, rendono insostenibile il ritmo prospettato per la campagna dal ministero della Salute e dalla struttura commissariale guidata da Domenico Arcuri. «Una rimodulazione della campagna vaccinale» d'altronde è stata prospettata nei giorni scorsi anche dal presidente del Consiglio superiore di sanità (Css) e componente della cabina di regia del ministero Franco Locatelli. Il rischio in pratica è che slittino sul lungo periodo l'obiettivo dell'immunità di gregge previsto per l'autunno e, sul breve, l'avvio delle inoculazioni per diverse categorie. Non solo gli over80 ma anche, di conseguenza, pazienti fragili, ufficiali delle forze di polizia, personale delle carceri e detenuti, e pure gli insegnanti di cui tanto si è dibattuto nelle ultime settimane. 

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I CONTI
Ma cosa è successo alle case farmaceutiche? Pfizer sostiene di aver dovuto rimodulare la produzione a causa di interventi di manutenzione nell'impianto belga di Puurs. AstraZeneca invece, punto centrale della campagna italiana, non solo non ha ancora ricevuto il via libera dell'Ema (atteso per la prossima settimana) ma soprattutto ha già fatto sapere che a causa di alcuni problemi di produzione ci saranno forti tagli per il primo trimestre del 2021. L'azienda svedese che ha sviluppato il vaccino in collaborazione con l'università di Oxford e con la Irbm di Pomezia, sulla carta deve consegnare all'Italia 40 milioni di dosi nel corso del prossimo anno. Per effetto dei tagli però, nei primi tre mesi del 2021 (le consegne sono previste il 15 febbraio, il 28 febbraio e il 15 marzo) le dosi destinate al nostro Paese sono passate dai 16 milioni concordati a circa 3,4. E non è detto che finisca qui. 
Dal fronte Pfizer invece, da qui a marzo, nella Penisola dovrebbero arrivare 8,7 milioni di dosi. L'azienda contro cui l'Avvocatura dello Stato sta già preparando un'azione legale, sostiene che recupererà i ritardi accumulati da governo e Regioni non sembrano crederci. Accanto a queste inoltre dovrebbero esserci non solo 1,3 milioni di dosi dell'americana Moderna (le uniche al momento che non sembrano soggette a ritardo) ma anche 2 milioni di CureVac, che però non otterrà l'approvazione Ema prima di fine febbraio. 
Per cui, stando alle ultime informazioni a disposizione, delle 28,26 milioni di dosi attese in Italia entro i primi tre mesi del 2021 secondo il piano vaccinale, ne arriveranno circa la metà: vale a dire meno 14 milioni. 

CALENDARIO E COMPLICAZIONI
Le cifre non mentono. A queste condizioni il piano vaccinale italiano così come era stato concepito non è sostenibile. Lo slittamento quindi ci sarà, e potrebbe anche essere più complicato del previsto. Ma andiamo con ordine. In base al piano a pagare per primi i ritardi sono gli over 80. Già moltissime Regioni - Lazio in testa - hanno infatti dovuto rimandare le somministrazioni per utilizzare le (poche) dosi a disposizione per completare i richiami a chi ha già ricevuto il primo "shot" di vaccino.
Ammesso che Pfizer riesca come sostiene a recuperare il ritardo, alla fine di marzo saranno vaccinati con doppia dose circa 7,5 milioni di italiani. Vale a dire i componenti delle categorie ritenute più a rischio: medici e personale socio-sanitario, ospiti e operatori delle Rsa e - se tutto va per il meglio - gli over 80. Dopo marzo però, le cose si complicano. Per il piano di somministrazione infatti, da sarebbe stato il turno dei 13,4 milioni di italiani tra i 60 e i 79 anni e dei 7,4 milioni con almeno una comorbilità cronica, forze di polizia, personale delle carceri e detenuti, e anche degli insegnanti. Per loro le dosi dovrebbero arrivare in gran parte da AstraZeneca (24,2 milioni) ma al momento appare piuttosto improbabile che l'azienda possa recuperare il ritardo accumulato nel primo trimestre e soddisfare le richieste per il secondo. 

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Inoltre, a complicare le cose, c'è il fatto che l'ok ad AstraZeneca potrebbe essere «condizionata a determinati parametri di età piuttosto che di percentuale di copertura vaccinale». Come ha spiegato Locatelli in pratica, il vaccino potrebbe essere consigliato solo per la popolazione con meno di 55 anni. A quel punto, la rivoluzione della campagna vaccinale immaginata fino ad oggi, sarebbe certa. 
Non è un caso quindi se nelle ultime ore c'è un po' di pressing sia a livello europeo (la cancelliera tedesca Angela Merkel su tutti) che a livello locale (Nicola Zingaretti e Luca Zaia per le Regioni) sullo sdoganamento del vaccino cinese SinoVac - al momento al vaglio dell'Ema - anche in Italia.

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Ultimo aggiornamento: 16:54 © RIPRODUZIONE RISERVATA