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Varianti Covid resistenti al vaccino? Tutti a caccia del “super” siero che potrebbe combatterle

Giovedì 4 Febbraio 2021 di Francesco Padoa
Anche gli anticorpi monoclonali potrebbero essere efficaci contro le varianti del SarsCov2

Sudafricana, brasiliana, inglese. Sono queste le varianti del virus SarsCov2 che al momento preoccupano maggiormente a causa della loro più alta trasmissibilità e, poichè mancano ancora evidenze precise sul loro impatto sulla malattia e sull'efficacia dei vaccini nel contrastarle, l'indicazione è quella della massima prudenza rispettando tutte le misure sanitarie e comportamentali anche da parte di chi è stato già vaccinato o di chi è guarito dalla malattia. Ed è stato aggiornato il quadro sulla diffusione delle varianti: quella Gb è ad oggi presente in 70 paesi, ci sono ancora pochi dati su un'eventuale maggiore gravità della malattia mentre l'efficacia dei vaccini sembrerebbe «limitatamente e non significativamente ridotta»; la variante sudafricana è invece attualmente riportata in 31 Paesi, sembrerebbe anch'essa dimostrare maggiore trasmissibilità e darebbe una minore risposta ai vaccini ma i dati sono contrastanti. La brasiliana, infine, è stata segnalata in 8 paesi, compresa l'Italia, e ad oggi non ci sono evidenze su gravità, reinfezioni ed efficacia dei vaccini.

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I vaccini

I vaccini, appunto. Il grande dilemma è capire quanto possono aiutare a combattere le nuove "versioni" del virus. Anche tra chi è già stato contagiato dal covid-19 c'è la possibilità di un'incidenza «molta alta» di reinfezioni se le nuovi varianti del virus diventano dominanti: ha detto Anthony Fauci, il consigliere speciale del presidente Biden sulla lotta alla pandemia e direttore dell'Istituto nazionale malattie infettive Usa. «Grande attenzione va rivolta all'impatto delle varianti sull'efficacia dei due vaccini attualmente in distribuzione, e degli anticorpi monoclonali. La variante inglese - ha spiegato l'esperto statunitense - non sembra affatto avere un impatto significativo in questo senso. La variante sudafricana è un po' più problematica: numerosi studi mostrano che alcuni anticorpi monoclonali sono completamente privi di efficacia contro le mutazioni. E sembra esserci una minaccia molto più alta all'efficacia dei vaccini, anche se l'effetto cuscinetto” della loro efficacia è sufficientemente forte da poter dire che i vaccini sono efficaci contro entrambe le varianti. Ma la situazione è in evoluzione. Stiamo già cercando di realizzare versioni migliorate dei vaccini in grado di fronteggiare le diverse varianti. E dunque anche se in questo momento i vaccini funzionano contro di esse, dobbiamo essere preparati ad un upgrade, sotto forma di 'boost' post-vaccinazione o di un vaccino bivalente».

 

 

La minaccia rappresentata dalle varianti del virus SarsCov2 spaventa il mondo alle prese con la pandemia da Covid-19. Individuarle tempestivamente per poterle arginare, questo l'obiettivo di moltissime case farmaceutiche che stanno elaborando i dati per mettere a punto un vaccino più a largo spettro in grado di "annientare" anche il virus "variato" e quindi rinforzato. «Dai primi dati che abbiamo sembrano altamente efficaci contro le nuove varianti di Covid entrambi i vaccini con Rna messaggero», Pfizer e Moderna. Lo ha dichiarato la direttrice dell'Ema, l'Agenzia europea per i medicinali, Emer Cooke, in audizione alla commissione Salute dell'Europarlamento. «Abbiamo chiesto ulteriori dati ai produttori di vaccini e ce li faranno avere appena li avranno», ha aggiunto la direttrice dell'Ema. «Per i vaccini che già sono autorizzati, abbiamo chiesto alle aziende farmaceutiche dei dati che hanno, al momento tramite studi in vitro, e l'indicazione attuale che continueranno a garantire efficacia contro almeno la variante del Regno Unito. Sulla variante sudafricana la questione è più complicata, servono ulteriori studi», ha detto Cooke. «Continuiamo a seguire le mutazioni che avvengono, sono tipiche di qualsiasi virus e a esaminare i dati per capire l'impatto. Cerchiamo di capire se sia necessario modificare i vaccini, se sarà necessario intervenire con una modifica anche a livello normativo», ha spiegato.

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In Gran Bretagna sono allo studio le modalità di intervento sui vaccini basati sulla tecnica dell'mRna per adeguarli alle varianti del coronavirus, come ha dichiarato il ministro della Sanità britannico, Matt Hancock dopo la pubblicazione di uno studio dell'Università di Cambridge, secondo cui il prodotto Pfizer/BioNTech è meno efficace contro la variante sudafricana, ma non contro quella britannica. «Stiamo cercando di modificare il vaccino in modo da poter disporre, in futuro, di un vaccino che operi contro mutazioni specifiche e mutazioni generiche».

L'università di Oxford e il colosso farmaceutico anglo-svedese AstraZeneca sono stati tra i primi ad avviare ricerche per la produzione di una nuova versione del loro vaccino anti Covid tarata in modo più specifico sulle varianti del virus emerse più di recente nel mondo e che dovrebbe essere pronta in autunno. Lo hanno annunciato il professor Andrew Pollard, responsabile del progetto vaccinale nell'ateneo britannico, e sir Mene Pangalos, vicepresidente esecutivo di AstraZeneca con delega su ricerca e sviluppo, in un briefing di presentazione d'uno studio validato e aggiornato sull'efficacia - definita «sostanziale» - del vaccino attuale. AstraZeneca e l'Università di Oxford puntano a produrre i vaccini di nuova generazione, che proteggano contro le nuove varianti del virus, a partire già dai prossimi mesi. «Puntiamo molto ad avere qualcosa di pronto per l'autunno - ha affermato Pangalos - Stiamo lavorando duro per avere, prima possibile, vaccini studiati ad hoc contro le nuove varianti del coronavirus. C'é bisogno di studi clinici più approfonditi sulle mutazioni che suscitano maggior timore». Pollard da parte sua ha precisato che alcune «piccoli trials» di sperimentazione preliminare di queste variante potranno partire «velocemente» e rivelarsi sufficienti - data la base più ampia di verifiche già condotte sulla vaccino-madre - per ottenere il via libera alla somministrazione. L'accademico di Oxford ha precisato peraltro che vi è comunque «una forte evidenza» dell'efficacia anche del vaccino attuale contro le varianti, in particolare quella iinglese, sebbene non senza segnali di un impatto leggermente meno significativo a quello garantito contro la trasmissione del ceppo originario del virus. 

Anche la britannica GlaxoSmithKline e la tedesca CureVac sono al lavoro insieme per sviluppare vaccini mRna di prossima generazione, con l'obiettivo di garantire protezione dalle nuove varianti del virus. Lo hanno annunciato le due aziende illustrando la nuova collaborazione da 150 milioni di euro. Attraverso questo nuovo accordo di co-sviluppo esclusivo, le due aziende contribuiranno dunque alla ricerca, allo sviluppo e alla produzione di una serie di nuovi candidati per il vaccino basato sull'Rna messaggero, inclusi approcci multi-valenti e monovalenti. Il programma di sviluppo inizierà immediatamente, con l'obiettivo di introdurre il vaccino nel 2022, previa approvazione regolatoria. Questi vaccini Covid-19 di nuova generazione, spiegano Gsk e CureVac, possono essere utilizzati per proteggere le persone che non sono state vaccinate in precedenza o per fungere da stimolatori nel caso in cui l'immunità ottenuta da una vaccinazione iniziale si riduca nel tempo.

C'è anche una piccola azienda biotech che lavora sui vaccini contro il cancro (basati sull’immunologia tradizionale delle malattie infettive), che sta cercando di realizzare un vaccino contro Sars-CoV-2 che potrebbe funzionare anche contro altri coronavirus. Gritstone Oncology, questo il nome dell’azienda, in collaborazione con i National Institutes of Health porterà avanti gli studi clinici di un vaccino anti-Covid di seconda generazione. «Tutti speriamo che ciò non sia necessario -, ha affermato Andrew Allen, Ceo di Gritstone Oncology - ma penso sia prudente svilupparlo come backstop». A convincere il ceo dell’azienda dell’importanza di sviluppare una nuova versione è stato l’emergere del nuovo ceppo in Sud Africa. Negli esperimenti di laboratorio, una delle mutazioni presenti nella variante identificata in Sud Africa e poi in un’altra mutazione trovata in Brasile - la E484K - ha permesso al virus di “schivare” gli anticorpi che si sviluppano dopo la malattia. Mentre non ci sono ancora dati su come la variante interagisce con gli anticorpi prodotti dalla vaccinazione. La Gritstone scommette che il suo candidato vaccino sia capace di stimolare una risposta delle cellule T più ampia rispetto ai vaccini autorizzati. 

In Russia si studia un'altra soluzione: «una somministrazione combinata in due dosi del vaccino russo Sputnik V e di quello britannico AstraZeneca/Oxford potrebbe non solo funzionare, data la compatibilità dei metodi usati per il loro sviluppo, ma persino rafforzare l'efficacia immunitaria contro il Covid e le emergenti mutazioni del virus». Lo ha affermato Kirill Dmitriev, capo del Russian Direct Investment Fund (Rdif) che ha finanziato la ricerca sul siero creato dagli scienziati dell'Istituto Gamaleya di Mosca. I nostri scienziati - ha detto Dmitriev - ritengono «che due dosi di vaccini differenti come AstraZeneca e Sputnik possano in effetti funzionare anche meglio e garantire un'immunità più forte. Questa idea, chiamata spinta eterogenea, è al centro della ricerca sul vaccino Sputnik V» e potrebbe rivelarsi «il modo migliore per combattere le mutazioni». L'investitore russo, che ha già chiuso accordi con diversi Paesi sull'utilizzo del vaccino moscovita, come Israele, e ha avviato contatti in Europa fra gli altri con la Germania, ha poi precisato che non ci sono al momento negoziati ufficiali con Londra. «Non ancora - ha puntualizzato - ma credo che, una volta provata l'efficacia di una combinazione AstraZeneca-Sputnik, un dialogo con il Regno Unito sia possibile». Mentre ha detto che sperimentazioni con questo tandem di dosaggi sono state già avviate sia rispetto alla cosiddetta variante inglese del coronavirus, sia alle varianti sudafricana e brasiliana.

E ancora, la ricerca nel mondo è impegnata al massimo per "distruggere" il Covid e i suoi "figliastri". La combinazione di più anticorpi monoclonali contro la minaccia rappresentata dalle varianti del virus SarsCov2, la cui diffusione sta crescendo nel mondo. È questa la strada che la ricerca e varie aziende stanno seguendo per scongiurare una perdita o diminuzione dell'efficacia di tali terapie, che hanno dimostrato un beneficio sui pazienti Covid meno gravi e non ospedalizzati. Un recente studio del Fred Hutchinson Cancer Research, che ha mappato alcuni anticorpi monoclonali rispetto al loro funzionamento sulle varianti del SarsCov2, rileva che non si può concludere che gli anticorpi non proteggano dalle varianti. Ciascuno può però avere una minore efficacia su una variante specifica, ma tale ipotesi deve però essere testata. Lo studio delle combinazioni in funzione anti- varianti sta comunque procedendo, ad esempio nel caso degli anticorpi monoclonali prodotti dalla Eli Lilly: bamlanivimab - il primo approvato in Emergency Use dall'ente statunitense per i farmaci Fda - ed etesevimab. Tali anticorpi, spiega l'azienda, agiscono su regioni complementari della proteina spike di SarsCov2. Con il rischio di resistenza emergente dovuto ai vari ceppi del virus diffusi in tutto il mondo, bamlanivimab ed etesevimab insieme sono dunque progettati per fornire una possibile salvaguardia nel caso in cui tali ceppi diventino prevalenti.

Anche l'Italia è pronta ad affrontare la sfida mettendo in campo oltre 50 super laboratori che si occuperanno proprio di isolare le varianti con procedure ad hoc. Sono quelli classificati con un livello di sicurezza 3 e saranno la prima linea nella lotta al virus "cangiante". «Il Paese - spiega Andrea Lenzi, presidente del Comitato Nazionale di Biosicurezza, Biotecnologie e Scienze della Vita della Presidenza del consiglio dei Ministri - dispone certamente delle dotazioni strumentali e delle risorse umane altamente qualificate necessarie per monitorare l'evoluzione del virus e rispondere alla sfida delle varianti emergenti». Ad oggi, quelle isolate sono le cosiddette varianti inglese, sudafricana e brasiliana ma, avverte Lenzi, «è il mestiere del virus quello di mutare. E come ogni anno ci si vaccina contro l'influenza con un vaccino che è "tarato" annualmente sui nuovi virus influenzali che emergono, allo stesso modo in prospettiva penso si arriverà ad una vaccinazione annuale anche contro SarsCov2 con un vaccino che sarà tarato sulla base delle varianti nel frattempo comparse. Appunto come accade per l'influenza». Intanto, però, la priorità è essere celeri nell'individuare le nuove varianti al loro primo apparire. Per questo scendono in campo i laboratori BSL3, quelli al più alto livello di sicurezza su una scala di 4. I BSL3, chiarisce Lenzi, «sono presenti nelle grandi facoltà mediche dei principali atenei italiani, in numerosi centri pubblici di ricerca virologica come l'Istituto superiore di sanità o l'Istituto Spallanzani e l'ospedale Sacco di Milano, ed in alcuni centri di ricerca privati. In termini numerici sono oltre una cinquantina». La fase più delicata, che richiede la disponibilità di questo tipo di laboratori, precisa l'esperto, è «l'estrazione del dna o Rna dal virus SarsCov2, perchè questo è il momento che presenta rischia di contagio. I laboratori con livello di sicurezza 3 sono autorizzati alla manipolazione del virus SarScov2 e garantiscono procedure di contenimento biologico, a partire dalle tute e dispositivi di sicurezza per gli operatori». 

Ultimo aggiornamento: 15:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA