Scuola, tra ponti lunghi e seggi elettorali sarà un anno scolastico brevissimo

Martedì 17 Maggio 2016 di Lorena Loiacono
I seggi elettorali mandano in vacanza gli studenti italiani. Con l'apertura delle urne, quest'anno, le lezioni si interromperanno prima del tempo e le famiglie, loro malgrado, si ritroveranno con i ragazzi a casa, lontani dai banchi di scuola e con tanto tempo libero. Tutto da organizzare, con relativi costi.

L'ESAME
Accade così che, tra il ponte del 2 giugno e le elezioni amministrative, quest'anno il calendario scolastico subirà un taglio deciso, la scuola chiuderà i battenti con il mese di maggio. Le procedure di voto fissato al 5 giugno, che interessano ben 1.363 comuni, occuperanno le aule dal 3 al 6 giugno e con un eventuale ballottaggio, previsto per il 19 giugno, impegneranno nuovamente le scuole dal 17 al 20 giugno provocando non pochi disagi per la prova nazionale Invalsi dell'esame di terza media, fissata proprio per il 17, e per l'organizzazione dell'esame di maturità che inizierà con lo scritto di italiano il 23 giugno.

La scuola, ancora una volta, viene messa da parte per fare spazio ai seggi elettorali. Senza contare che per molti istituti si tratta di una sospensione delle lezioni non prevista e quindi non considerata dal consiglio di istituto nella compilazione del calendario scolastico a inizio anno: è il caso delle scuole del comune di Roma che, prima dell'avvio delle lezioni a settembre 2015, di certo non potevano immaginare che la Giunta Marino sarebbe caduta e che la città sarebbe stata chiamata alle urne. Molti presidi si ritrovano ora a dover contare i giorni di lezione per assicurarsi di riuscire a garantire agli studenti i 200 giorni previsti per legge. Per non incorrere in eventuali ricorsi da parte delle famiglie per bocciature mal digerite.

I DIRIGENTI
«Ancora una volta - denuncia Giorgio Rembado, presidente dell'Associazione nazionale dei presidi - mi ritrovo a dover registrare i tanti silenzi e le troppe distrazioni della politica nei confronti della scuola. Per anni ho lanciato appelli in merito ai seggi elettorali e non sono mai stato ascoltato: se il ministero degli Interni volesse, potrebbe fare una ricognizione e troverebbe caserme dismesse e locali utili per le elezioni, compresi gli uffici comunali. Ma non c'è la volontà. Le scuole dovrebbero essere considerate uffici residuali per le sedi di seggio elettorale: verrebbero usate solo nel caso in cui mancassero altre soluzioni. Basta volerlo: a ottobre ci sarà il referendum, pensiamo fin da ora a trovare soluzioni alternative alle aule».

LE VACANZE
Ma non si tratta solo di un problema scolastico. Nei periodi in cui gli istituti restano chiusi infatti, soprattutto nella lunga pausa estiva, le famiglie devono correre ai ripari per organizzare le giornate dei ragazzi che, altrimenti resterebbero soli in casa, tutto il giorno. E allora si ricorre a baby-sitter e centri estivi. Con una spesa imprevista che va mediamente dai 70 ai 400 euro a settimana.

«E' un problema da affrontare seriamente - spiega Gianluigi De Palo presidente del Forum delle associazioni famigliari ed ex assessore alla scuola del Comune di Roma - si tratta di spese inaspettate per le famiglie che, spesso, vivono di equilibri economici ben calcolati. Una chiusura anticipata della scuola rischia di far saltare il piano spesa. Occorre pensare a un voucher famigliare per i servizi estivi o a un sostegno per la sussidiarietà e per le associazioni che, contando sul volontariato, aiutano le famiglie tra mille intralci burocratici». Un problema non da poco su cui è intervenuto anche il ministero dell'Istruzione con il progetto “La scuola al Centro”, finanziato con 10 milioni di euro, per permettere alle scuole di diventare poli di aggregazione restando aperte anche nel pomeriggio, il sabato e nel periodo estivo. Le scuole disporranno di 15mila euro per organizzare lezioni di musica, sport e lettura come risposta al disagio sociale e alla dispersione scolastica.