Palazzo di Londra, rogatoria vaticana per avere il telefonino e l'Ipad di Mincione: consegnati oggi alla polizia

Mercoledì 15 Luglio 2020 di Franca Giansoldati

Città del Vaticano – Stamattina il finanziere italo-inglese Raffaele Mincione, arrivato a Roma ieri per andare a trovare la mamma, si è visto arrivare in albergo una telefonata da parte della polizia. Il funzionario gli chiedeva di passare al commissariato a depositare il suo telefonino e il suo Ipad. Il finanziere indagato dal Vaticano per la vicenda del palazzo londinese, dopo avere sentito il suoi legali,  ha consegnato i due dispositivi. Ipad e telefonino ora posti sotto sequestro e verranno consegnati ai magistrati vaticani grazie a una rogatoria fatta a tempo di record per entrare in possesso dei due devices elettronici considerati utili a ricostruire le fasi della vicenda londinese.

Sarebbe stata la registrazione all'Hotel de Russie, a quanto apprende l'Adnkronos, a far scattare l'alert relativo alla rogatoria emessa dalla magistratura vaticana. Le generalità dei clienti degli hotel infatti vengono comunicate alla Questura tramite un sistema elettronico denominato 'Servizio Alloggiati', collegato direttamente al database delle forze dell'ordine. In hotel, all'alba di questa mattina, si sono quindi presentati gli uomini del commissariato Trevi che, verificata la presenza del finanziere, gli hanno successivamente sequestrato la strumentazione elettronica come da richiesta della Santa Sede

Come si sa, la vicenda londinese è sfociata, nell'ottobre scorso, in una indagine da parte della magistratura del Papa portando al licenziamento di 5 persone, tutti funzionari vaticani.

«Palazzo di Londra, il Vaticano aveva autorizzato tutto»: il finanziere Mincione presenta la memoria difensiva

Per conto del Vaticano Mincione ha gestito in un fondo 147 milioni di euro serviti ad acquistare nel 2013 l'immobile di pregio a Londra. Nel 2018 Mincione è uscito di scena senza troppi contraccolpi e al suo posto la Santa Sede ha fatto entrare un altro finanziere fino ad allora sconosciuto, Gianluigi Torzi, arrestato il mese scorso dalla Gendarmeria del Vaticano. Torzi è uscito dopo nove giorni depositando una memoria di 50 pagine.

Mincione nei giorni corsi ha presentato, tramite i suoi legali, una corposa difesa, corredata da centinaia di allegati a dimostrazione che ogni fase della sua gestione, dal 2013 al 2018 è stata fatta correttamente, monitorata da ambo le parti, come appare dalla documentazione prodotta: mail, agreement, messaggi informali, note, lettere, memo, prospetti economici. Il finanziere aveva evitato di farsi interrogare in Vaticano anche perchè, come ormai trapela dal tam tam interno alle sacre mura, gli interrogatori sono giudicati da coloro che li hanno subìti piuttosto shoccanti. 

Nei mesi scorsi i magistrati vaticani avevano tentato anche di sequestrare tutti i conti in Svizzera a Mincione attraverso una rogatoria che però è stata subito rigettata dalla magistratura elvetica perché ritenuta non pertinente.

Secondo il Vaticano Mincione si sarebbe reso responsabile di «condotte illecite» nell'ambito della compravendita delle azioni della societa intestataria dell'immobile. Ma nella memoria presentata dagli avvocati Luigi Giuliano e Andrea Zappalà sono emersi accordi regolarmente firmati, mail, lettere, comunicazioni sia formali che informali che certificano come ogni fase sia stata effettivamente condivisa dal Vaticano. «Non c'è nessun comportamento penalmente rilevante ascrivibile a Mincione, ne alle sue societa». Vi e la sua «completa estraneità alle ipotesi contestate».

Mincione nel frattempo ha aperto un processo presso una corte inglese, trascinando in aula la Segreteria di Stato vaticana. Il giudice londinese dovrà giudicare se tutto è stato formalmente condotto in modo ineccepibile oppure no. Mincione potrebbe, inoltre, avviare una causa (milionaria) contro il Vaticano per i «danni reputazionali subiti». 

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