Roma, iraniano ucciso a Formello: il giallo delle armi a Teheran e il prestito non restituito

Giovedì 22 Ottobre 2020 di Giuseppe Scarpa
Roma, iraniano ucciso a Formello: il giallo delle armi a Teheran e il prestito non restituito

Traffico di armi con Teheran. Il mistero avvolge l'assassinio di un iraniano a Formello, un paesino di 13mila abitanti alle porte di Roma. Gli ha puntato la pistola in faccia e ha premuto il grilletto. Said Ansary Firouz, 68 anni, è crollato a terra ed è morto. A fare fuoco, martedì, un connazionale di 47 anni. L'uomo poi ha rivolto su di sé la semiautomatica e ha sparato.  Un omicidio - suicidio. Tuttavia quello che potrebbe essere archiviato come un terribile fatto di sangue, legato a un litigio su un prestito di denaro, nasconde una serie di interrogativi. Domande a cui gli inquirenti, il nucleo investigativo dei carabinieri di Ostia, dovranno cercare di fornire una risposta.
La vittima Said Ansary Firouz è un uomo dalle mille vite, figlio dell'ambasciatore iraniano a Roma ai tempi dello Scià, venditore di fuoriserie ai calciatori e soprattutto sospetto trafficante di armi. Il 68enne avrebbe cercato di piazzare un'importante partita in Patria. Avrebbe tentato di rifornire il regime degli ayatollah su cui pende un severo embargo internazionale. Tant'è che nei giorni scorsi al 68enne Said Ansary Firouz è stato notificato un avviso di garanzia per traffico internazionale di armi.

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Una chiusura indagine a cui sarebbe seguito a breve l'interrogatorio, prima della richiesta di rinvio a giudizio. Tante erano le domande a cui doveva fornire una riposta l'uomo. Di fatto per gli investigatori del Ros, il reparto anticrimine, il 68enne avrebbe cercato di portare in Iran elicotteri da combattimento e droni dual use. Ovvero droni che possono essere facilmente configurati dall'assetto civile a quello militare. Secondo gli inquirenti Said Ansary Firouz avrebbe cercato di mediare. Giocando di sponda con alcune società avrebbe tentato di esportare il materiale. L'intera partita, però, non sarebbe andata a buon fine proprio per l'intervento del Raggruppamento operativo speciale dell'Arma. Troppo delicata la posta in palio per rischiare che un simile quantitativo bellico potesse abbandonare le coste dell'Italia alla volta di Teheran.
Ad ogni modo questa è solo un'ipotesi su cui lavorano gli investigatori in merito all'assassinio del 68enne, ucciso da un connazionale. Un ex dipendente del salone automobilistico di Said Ansary Firouz, la Virtù srl specializzata in macchine d'epoca.
LA LITE
La lite sarebbe generata per una questione di debiti. Il 47enne Foloty Kave aveva un credito nei confronti della vittima. Ci sarebbero stati più volte degli incontri per cercare di trovare una soluzione. Ma niente.
Questa è la versione che la moglie ha fornito ai militari di Ostia. La compagna ha raccontato di essere a conoscenza delle incessanti pressioni che Foloty Cave esercitava sul marito. Ma quale sarebbe il motivo di queste richieste? Chi ha ucciso Said Ansary Firouz non potrà mai raccontarlo, l'assassino è deceduto poco dopo all'ospedale Sant'Andrea di Roma. Si è suicidato.

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Di certo anche il 47enne aveva un curriculum di tutto rispetto, precedenti per droga ed un passato ricco di affari. Aveva condotto un buon business tanto da risultare il titolare di un ristorante nel cuore della Capitale ed anche amministratore unico di due società immobiliari, una delle quali si occupa anche di compravendita di automobili. L'ipotesi che abbiano portato avanti investimenti rischiosi è una pista su cui gli inquirenti lavorano. Intanto il mistero sul trasporto di armi dall'Italia a Teheran rimarrà per adesso senza risposta.
 

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