La prima volta di Maurizio Marinella:
«Consegnavo cravatte
aspettando la mancia»

Sabato 28 Settembre 2019
La prima volta che Maurizio Marinella ha capito che era nato con la cravatta, aveva solo otto anni. La scena è ancora lì, davanti ai suoi occhi, manco fosse successo ieri.

Invece?
«Sono passati più di cinquant'anni».

Racconti.
«Una domenica come le altre: il ragù sul fuoco, le tracchie quasi pronte, le paste in bella mostra sulla guantiera, e la nonna che come al solito apparecchiava la tavola».

Pranzo classico del giorno di festa.
«Abitavamo tutti nello stesso palazzo, in via Vannella Gaetani. I nonni al quinto piano, il resto della famiglia distribuito tra gli altri. Il pranzo domenicale insieme era una tradizione irrinunciabile».

Cosa c'entra il ragù con le tracchie con la sua prima volta?
«C'entra eccome. Poco prima di sederci a tavola, quella domenica, papà e il nonno mi presero per mano e - dopo avermi portato in un'altra stanza, con fare solenne - mi dissero più o meno così: Sei grande, da domani verrai in negozio con noi».

Quasi un'investitura, insomma.
«Mi dicevano che bisognava respirare l'aria, l'odore delle cravatte, e che bisognava cominciare presto».

Ma aveva solo otto anni.
«Sufficienti, secondo loro, per muovere i primi passi nel mondo dei tessuti e carpire i segreti di una professione che si poteva imparare solo sul campo. Così, la mattina andavo a scuola e il pomeriggio in negozio, dove facevo anche i compiti».

La prima cravatta, quando l'ha venduta?
«Avevo quattordici anni, e fu una grande soddisfazione. Ci misi pochi minuti: entrai subito in sintonia con il cliente, il quale si fidò dei miei consigli, acquistando proprio quella che gli avevo suggerito. Ma c'è un'altra prima volta che ricordo con piacere, quella delle consegne a domicilio».

Il fattorino?
«Papà e il nonno decisero che avrei dovuto fare anche quello. Un pomeriggio, con il mio carico di cravatte, mi avviai all'indirizzo di un nobile napoletano. Bussai alla porta, lui aprì, prese il pacco e mi chiese di aspettare. Pensai volesse controllarne il contenuto, assicurarsi che tutto fosse in ordine».

Invece?
«Tornò con la mancia».

Che lei prese?
«Inizialmente, rimasi un po' perplesso, non sapevo che cosa fare. Pensai anche di dirglielo, che non ero il fattorino ma il figlio di Marinella, però temevo di metterlo in difficoltà».

Insomma, la prese o no la mancia?
«Sì, quella volta e anche tutte le altre. Le mance dei clienti rappresentarono i miei primi guadagni, e mi consolavano pure del fatto che dovessi andare in giro a consegnare cravatte, mentre i miei amici in Villa comunale giocavano a pallone».

Gavetta e sacrifici.
«Ne ho fatti tanti. Anche quando a otto anni mi annunciarono che tutto il mio tempo libero lo avrei passato in negozio, non fu facile accettarlo. Ero un bambino e tante volte avrei preferito la compagnia dei miei coetanei».

Invece le toccavano i clienti del papà e del nonno.
«Alcuni, devo ammettere, mi affascinavano. Ricordo ancora i racconti del marchese d'Afflitto, storie e vicende fantastiche che ascoltavo incantato. Oppure l'avvocato Massara, grande appassionato di musica classica, che cantava a memoria le opere liriche. E poi il vecchio commendatore Pietro Barilla».

Cravatte di Marinella anche per lui?
«Avevo diciotto anni, venne in negozio e fece un ordine che avrei dovuto consegnargli a Parma. Quando mi diede l'indirizzo, presi carta e penna per segnarlo, ma lui mi guardò sorridendo e mi disse che non ce ne sarebbe stato bisogno: villa Barilla in viale Barilla».

Difficile da dimenticare.
«Partii con una 850 beige, auto bruttissima; ogni tanto, il motore si surriscaldava e ero costretto a fermarmi per farlo raffreddare. Quando arrivai, non credevo ai miei occhi: la villa era bellissima, enorme, c'era perfino un laghetto. E poi sculture, opere d'arte - un paradiso».

Quante cravatte aveva ordinato il commendatore?
«Sessanta, ma gli sembrarono poche. E, per scusarsi di avermi fatto arrivare fino a Parma solo per sessanta cravatte, mi riempì la macchina di sughi, salse, pasta e biscotti. Dal lunotto posteriore non vedevo più niente».

Ha avuto diverse prime volte.
«Ce n'è ancora una». 

Quale?
«La prima volta che i colori sono entrati da Marinella».

Cosa vuol dire?
«Gli ordini di mio padre e mio nonno prevedevano solo il blu, il marrone e il verde bottiglia. In momenti di grande euforia, si azzardava un grigio scuro. Un giorno, durante l'acquisto di alcuni pullover di cachemire, li spiazzai, proponendo l'azzurro e il giallo. Mi guardarono increduli, ma alla fine decisero di accontentarmi, prendendone qualcuno. Quei pullover andarono a ruba, e da quel giorno non ci fu ordine sul quale non chiedessero il mio parere».Ultimo aggiornamento: 31 Ottobre, 17:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA