Ciaccarella, la lucciola bruna
uccisa a sprangate sul litorale

Lunedì 4 Luglio 2016 di Luciana Mauro
SALERNO - Sulla strada della litoranea, nei pressi di un capannone abbandonato, a tarda sera c’è una luce. Viene da un accendino, tra le mani di una donna bionda, smagrita, il volto segnato dagli anni e dal dolore. Fuma voracemente una sigaretta, gli occhi persi nel vuoto. È «una di quelle», riciclata dalle stradine di via Tasso e trasferita su quell’orribile tratto di strada tra Pontecagnano ed Eboli, dimenticato da tutti. Tranne che dalla delinquenza. Anna, la lucciola riscaldata dal fuoco di una sigaretta, ha il gelo nel cuore. Lei la conosceva bene, «Ciaccarella», quella donna uccisa a sprangate la sera del 10 agosto del 2001, mentre gli innamorati sognavano una stella cadente. 
Per l’anagrafe era Antonietta Perrotti, 36 anni, salernitana del centro storico, prostituta da sempre. Antonietta sulla carta d’identità, «Ciaccarella» per tutti, e a buon mercato. Quel nomignolo se l’era guadagnato con la dolcezza, con quel sorriso «pacione» e accogliente. E con la sua bontà. Ma essere così, nella vita, non le era servito a niente. La sua esistenza finì una sera di caldo afoso, per mano di un ignoto nemico, sconosciuto alle forze dell’ordine. L’assassino, dopo averle fracassato il cranio con un bastone, aveva coperto il suo corpo martoriato con le lamiere dell’ex fabbrica in disuso. Poi era riuscito a fuggire. Forse visto da qualcuno, forse no. In questura tantissimi interrogati, ma nessuno in grado di fornire indizi per identificarlo. 


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