Nocerina-Salernitana, derby farsa:
niente processo, arriva la prescrizione

Mercoledì 29 Settembre 2021 di Nicola Sorrentino
Nocerina-Salernitana, derby farsa: niente processo, arriva la prescrizione

Sette anni dai fatti. Ma l'istruttoria dibattimentale non si è mai aperta. Si è prescritto due giorni fa, in tribunale a Salerno, il processo sul cosiddetto «derby farsa» tra Nocerina e Salernitana, che costò a 23 tifosi di Nocera Inferiore una denuncia per violenza privata, oltre al rigetto di una richiesta di arresto avanzata dalla Procura stessa. Il processo, di fatto, non è mai partito. La stessa accusa, nella sua requisitoria, aveva chiesto di non doversi procedere per intervenuta prescrizione, così come le difese. E così è stato. Molti i rinvii di udienza, così come la questione legata alla competenza territoriale, affrontata più volte in Cassazione, così come le omesse notifiche.

I fatti risalgono al 10 novembre 2013, nel piazzale del Park Hotel di Mercato San Severino. Le conseguenze e contestuale danno d’immagine fu enorme per la città di Nocera Inferiore, in ragione di un impatto mediatico evidente e conseguenze subite anche in ambito sportivo. Sia per quanto accadde in campo, che fuori. Stando ad indagini condotte dalla Digos e Squadra Mobile, quel giorno un gruppo di tifosi della Nocerina si recò all’esterno della struttura alberghiera dove alloggiava la squadra, pronta per dirigersi allo stadio Arechi per il derby con la Salernitana. Giorni prima, la Questura aveva vietato l’ingresso allo stadio a Salerno per i tifosi della squadra rossonera. A quel punto il gruppo di ultras, contrariato per una decisione che era cambiata in pochi giorni, avrebbe preso a minacciare esplicitamente la squadra di non scendere in campo. Quel derby non andava giocato, insomma. La partita durò appena 20 minuti, in ragione di una serie di infortuni che sarebbero stati simulati dai calciatori della Nocerina, ad ogni minimo contatto. Questo portò l’arbitro, da regolamento, a decretare in automatico la vittoria a tavolino per la Salernitana. Ore dopo, in città a Nocera, esplose la gioia dei tifosi, che rigettarono l'ipotesi di aver minacciato i calciatori. Le immagini di quegli “infortuni” fecero il giro del mondo. Nel capo d'accusa furono riprese le parole che parte degli imputati avrebbe rivolto alla squadra: «Non dovete giocare, perché senza di noi non si gioca. Avete la possibilità di fare qualcosa di grande. Noi vi abbiamo detto la nostra, o si o no, niente quindici minuti, cinque minuti, non dovete giocare. Due sono le cose, mo vo’ dico mo’, ve venimm a piglià a tutt quant, a uno a vot, u’campionat è luong; c’è un popolo che vi aspetta».

Le indagini si servirono di riprese video, utili a ricostruire i momenti nei quali i tifosi approcciarono con la squadra. Furono 23 quelli individuati. Un primo avvicinamento, con tanto di presunte minacce rivolte all’esterno dell’hotel, mentre il secondo con «calci e pugni» che alcuni tifosi avrebbero sferrato a ridosso del pullman che stava conducendo la squadra allo stadio. Nel collegio difensivo c’erano i legali Gregorio Sorrento, Ernesto Donatello, Massimiliano Forte e Annalisa Califano. La sentenza è stata emessa dal giudice del tribunale di Salerno, Rosa Maria D'Antuono, con motivazione contestuale. «Dal momento - si legge - che il dies a quo del predetto termine corrisponde al giorno 10.11.2013, questo essendo il tempus commisi delicti individuato nell'editto accusatorio, che l'ultimo atto interruttivo coincide con il decreto di citazione diretta a giudizio del 14.11.2016 e che nel corso del processo non si sono verificate cause di sospensione della prescrizione, è evidente che la prescrizione è maturata in data anteriore rispetto a quella della pronuncia del dispositivo, segnatamente il 10.5.2021».

Ultimo aggiornamento: 10:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA