Precari a scuola, boom di ricorsi:
sì ai risarcimenti in Campania

Domenica 24 Giugno 2018 di Gianluca Sollazzo
La rivincita dei supplenti passa dai tribunali. I tre anni successivi al piano straordinario di assunzioni varato con la legge 107, la cosiddetta Buona scuola, sono stati contrassegnati dalla debacle del ministero dell'Istruzione in numerosi contenziosi con i docenti precari che hanno richiesto un risarcimento per gli anni di anzianità maturati da supplenti nelle scuole. Dal febbraio 2016 a oggi sono già 160 i ricorsi persi dal Miur davanti ai giudici del lavoro e, nella maggior parte dei casi, sono stati gli insegnanti a vincere le battaglie in aula. Dal 20 giugno a Salerno si è scritta, però, una nuova pagina dopo la riforma: il giudice del lavoro ha definito «illegittimo» il ricorso alla reiterazione di contratti a tempo determinato anche per i bidelli, affermando il principio di «non discriminazione» nel confronto tra stipendio e retribuzione con il personale già assunto.

IL CASO
Una bidella 65enne, tra pochi mesi in pensione, avrà diritto al riconoscimento dell'anzianità di servizio maturata con i contratti a termine. La sentenza emessa dalla sezione lavoro del Tribunale di Salerno prevede l'adeguamento della retribuzione ai fini della ricostruzione di carriera. «In relazione alla anzianita di servizio maturate nell'ultimo quinquennio precedente la notifica del ricorso». Quindi, il ministero dell'Istruzione è condannato al pagamento in favore delle differenze stipendiali maturate da febbraio 2013, per un ammontare di almeno 10 mila euro. Affermato il principio di «non discriminazione» tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato. «È una vittoria amara confessa R.A, la bidella di Salerno che ha battuto il Miur -. Questa scuola non riconosce il ruolo dei bidelli precari, faccio appello al nuovo ministro Bussetti affinché dia loro più dignità nella scuola».

La sentenza del Tribunale del lavoro di Salerno dà comunque ragione ai bidelli precari per la seconda volta in pochi mesi. Lo scorso 28 aprile un altro 60enne aveva ottenuto 20mila euro di risarcimento per «abuso di precariato» e «reiterazione di contratti a tempo determinato». Il bidello in questione aveva lavorato come collaboratore scolastico con più contratti a tempo determinato dall'anno 2004 al 2013.

 

Secondo il legale salernitano Salvatore Crisci, avvocato difensore del bidello di Fisciano, l'abuso di tale tipologia contrattuale costituiva un illegittimo comportamento dell'amministrazione e violava, altresì, le norme di legge, oltre che i principi sanciti dalle direttive comunitarie. Di qui la richiesta del riconoscimento dell'anzianità di servizio maturata, con effetto sulla posizione stipendiale e con il conseguente adeguamento della retribuzione, nonché il risarcimento del danno da quantificarsi in misura pari alle differenze di retribuzione spettanti a far tempo dal 2004.Inevitabile un'altra ondata di ricorsi: dopo gli insegnanti precari, adesso tocca ai collaboratori scolastici e agli assistenti tecnico-amministrativo far valere i propri diritti. Ma, a ricorrere, non sono solo precari: anche ex precari.

LE CIFRE
Come dimostrato dal trend registrato tra febbraio 2016 e inizio 2018, la Buona scuola non ha placato l'ansia di riscatto del personale. Gran parte dei ricorsi, fatta eccezione per i casi di bidelli 60enni ancora precari, sono stati incardinati da docenti che hanno chiesto il riconoscimento degli scatti stipendiali non pagati dal Miur negli anni del precariato. In tutta Italia sono 160 i procedimenti che si sono chiusi a favore dei docenti in lotta dopo la riforma. Certo, il piano straordinario di assunzioni ha consentito di portare in cattedra ben 102.734 docenti nelle quattro fasi di immissioni in ruolo previsti dalla legge 107.
Ma c'è chi, in virtù della reiterazione dei contratti precari pregressi, ha puntato a farsi riconoscere quegli scatti stipendiali non attribuiti durante gli anni di supplenze. E le cifre dei risarcimenti sono rilevanti: ognuno dei 160 docenti dal febbraio 2016 ha ottenuto in media 10 mila euro di risarcimento. Al Miur il dopo Buona Scuola è costato quasi 2 milioni di euro. E non è ancora finita.
Come dimostrato dall'ultima sentenza del 20 giugno emessa dal Tribunale del lavoro di Salerno, c'è adesso il fronte dei bidelli a dare battaglia. Solo a Salerno sono già 20 i bidelli che hanno presentato ricorso e sperano di poter strappare risarcimento e scatti stipendiali negli anni del precariato. La vertenza dei precari della scuola resta sempre aperta. E pensare che fu proprio un giudice del lavoro napoletano, Paolo Coppola, a bocciare per la prima volta in Italia la reiterazione dei contratti a termine nel mondo della scuola: prima della Buona Scuola è stata la sentenza numero 521, datata 21 gennaio 2015, a dare ragione a una docente precaria originaria di Ischia, procedendo alla sua immissione in ruolo e alla ricostruzione della carriera. Dopo tre anni le battaglie in tribunale non si fermano. © RIPRODUZIONE RISERVATA