Briatore choc: «In estate i giovani non hanno voglia di lavorare. Stipendi bassi? Cavolate»

Mercoledì 1 Settembre 2021
Briatore choc: «In estate i giovani non hanno voglia di lavorare. Stipendi bassi? Cavolate»

In Italia i giovani non vogliono lavorare in estate, il reddito di cittadinanza andava sospeso, e il fondo Mise per le discoteche è troppo basso, con il mondo delle discoteche criminalizzato mentre i ragazzi facevano feste nelle case e in spiaggia. È un Flavio Briatore a tutto campo quello che ha parlato oggi all'agenzia Adnkronos, parlando della stagione estiva nei suoi locali in giro per il mondo, e di ciò che sta accadendo in Italia: nel nostro Paese, dice Briatore, c'è «il problema del reddito di cittadinanza, non c'è alcun giovane che ha voglia di lavorare durante la stagione estiva» e «non è vero che si offrono contratti bassi» e quindi «il governo doveva sospendere il reddito da maggio a ottobre, dare la possibilità ai giovani di fare la stagione e poi riprendeva a ottobre. Lo Stato risparmiava e magari c'è qualcuno che trovava lavoro per tutto l'anno».

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Briatore ricorda che «a fine aprile mancava lavoro in tutti i centri commerciali, i ristoranti erano disperati perché non trovavano personale. Il reddito di cittadinanza andava sospeso per la stagione». Quanto alle polemiche legate all'offerta economica bassa da parte degli imprenditori, che spingerebbe i giovani ad 'accontentarsi' del reddito di cittadinanza, per Briatore «si tratta di cavolate. Un ragazzo che lavora al Twiga - spiega - ha uno stipendio minimo di 1.800 o 1.900 euro al mese. In Italia una stagione dura 4 mesi. Ripeto, dovevano abolirlo, lasciare che i ragazzi lavorassero con salari ovviamente corretti e poi riprenderlo. Così si risparmiavano 5 mesi di reddito e invece, mantenendolo durante la stagione, i giovani ci chiedono di lavorare in nero, una cosa che non possiamo permetterci di fare».

«La stagione sta andando bene. In Francia, in Inghilterra, a Dubai e a Riad. In Sardegna è stata una stagione buona ma molto corta, non abbiamo aperto la discoteca, per cui avevamo il ristorante con il dinner show e abbiamo aperto un Crazy Pizza che è stato un grande successo. Anche a Forte dei Marmi va molto bene. I nostri locali devo dire sono andati molto bene», aggiunge Briatore. In Francia «non vedo alcuna tensione con il green pass, si sa che è la legge». «A Montecarlo, dove abbiamo 5 locali, per entrare in discoteca o al ristorante devi avere la certificazione, sia che sei monegasco che un turista, oppure un tampone con codice Qr, che però deve essere digitale - avverte - perché almeno il 40% di quelli cartacei è falso». 

 

«Dare 25mila euro a una discoteca» come previsto dal fondo avviato dal Mise 140 milioni, «non serve a niente, non ci paghi nemmeno l'affitto. Io non so in Italia che locali ci siano, ma con 25mila euro non ci paghi nemmeno lo stipendio del guardiano», aggiunge il manager. «Negli altri Paesi - spiega - hanno pagato il 20% del fatturato di chi è rimasto chiuso, se fatturavi 5 milioni te ne davano uno. Da noi con 25mila euro a una discoteca che impiega 80/100 persone, non ci paghi nemmeno due settimane d'affitto. Sono cifre - dice ancora Briatore - che non hanno alcun senso logico. Prima Conte e ora Draghi hanno sempre promesso e dato l'elemosina, non hanno mai sostenuto un business chiuso».

 

«Non si è capito perché le discoteche siano state tenute chiuse, si potevano aprire col green pass o con il tampone» e intanto «hanno dato la possibilità alla gente di assembrarsi in spiaggia, in party privati, con ville che si trasformavano in discoteche senza nessun controllo», dice ancora Briatore. «Questa è una follia. In Italia devi sempre criminalizzare qualcuno e hanno criminalizzato le discoteche. Poi però in spiaggia - continua - non c'era nessun distanziamento, quando l'Inter ha vinto il campionato o quando l'Italia ha vinto gli Europei c'erano in ogni città centinaia di migliaia di persone assembrate che si baciavano e si urlavano in faccia. È tutto un controsenso - continua Briatore - e non c'è alcuna logica: non aprire le discoteche con green pass o con un tampone con codice Qr ha messo in difficoltà migliaia di operatori». 

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