Mostra del cinema di Venezia 2020, il Leone d'oro è donna: solo Favino per l'Italia

Domenica 13 Settembre 2020 di Titta Fiore

VENEZIA - Il Leone d'oro si è messo «on the road». A Venezia trionfa come da pronostico «Nomadland», il film della regista di origine cinese Chloé Zhao con Frances McDormand, l'antidiva di maggiore successo di tutta la storia di Hollywood. Due Oscar vinti e il prossimo ipotecato con una storia di nomadismo che abbraccia i temi caldi del contemporaneo, dall'ambientalismo all'ecologia, dalla decrescita felice alla parità di genere, e anche per questo capace di colpire al cuore la giuria guidata da un'artista sensibile e appassionata come Cate Blanchett. L'Italia, arrivata in forze al Lido, porta a casa la Coppa Volpi attribuita a Pierfrancesco Favino per «Padrenostro», il film in cui Claudio Noce racconta l'attentato a suo padre, vicequestore dell'antiterrorismo. Un riconoscimento che corona una stagione formidabile, dopo il David di Donatello per «Il traditore» e il Nastro d'argento per «Hammamet», e che coglie di sorpresa lo stesso attore: «Pensavo di passare il mio sabato vestito da uomo del Seicento e tirando di spada» dice, baffi e pizzetto alla D'Artagnan per le riprese del sequel dei «Moschettieri del re». E, invece, eccolo sul palco a rapprentare l'Italia dell'audiovisivo che riparte dopo la sosta forzata imposta dalla pandemia. Ma Rai Cinema, che aveva portato alla Mostra 18 titoli e tre film in concorso, accolti molto bene in sala e dalla critica specializzata, non nasconde la delusione e affida alle parole dell'Ad Paolo Del Brocco il proprio disappunto: «Pur consapevoli che i verdetti vanno accettati con serenità, non possiamo non essere dispiaciuti e un po' delusi perché Miss Marx di Susanna Nicchiarelli, Notturno di Gianfranco Rosi e Le sorelle Macaluso di Emma Dante non sono stati considerati come forse meritavano». Del Brocco ricorda soprattutto i 10 minuti di applausi per Rosi, i consensi ottenuti dal film sulle testate più prestigiose e gli inviti ai festival più importanti del mondo e attacca frontalmente le decisioni dei giurati: «Dispiace che l'opera non sia riuscita ad arrivare al cuore di questa giuria la cui composizione probabilmente non includeva tutte le diverse forme del cinema». Dietro le quinte la presidente Blanchett tende a minimizzare: «Abbiamo rispetto profondo per Rosi e ammiriamo il suo modo di fare cinema, la decisione di escluderlo è stata difficile, tanto che volevamo creare un premio speciale per lui». Basterà ad archiviare la polemica?
 

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Nella Mostra della ripartenza molti autori sono rimasti a casa, bloccati dalle misure precauzionali anti-Covid. Mandano un videomessaggio da un van a Pasadena la regista e la star di «Nomadland» dedicando il Leone ai nomadi d'America («ogni respiro di ciascuno di loro fa parte del film»), e la stessa cosa fanno da Tokyo il Leone d'argento per la regia Kiyoshi Kurosawa (per «Wife of a spy»), da Mumbai il regista Chitanya Tamhane, premiato per la sceneggiatura di «The disciple», dall'Iran il giovane e commovente ex bambino di strada Rouhollah Zamani, premio Mastroianni, e il regista Bahrami, autore del miglior film nella sezione Orizzonti con «The Wasteland». Ritira di persona la Coppa Volpi Vanessa Kirby, elegantissima in nero: alla Mostra l'attrice che interpreta la principessa Margareth in «The Crown» aveva in gara due film, «The World to Come» e «Pieces of a Woman» ed è per quest'ultimo, la storia di una donna che perde il figlio appena partorito in una scena straziante lunga mezz'ora, che riceve il premio. Andrej Konchalovsky aggiunge alla lunga lista di riconoscimenti in carriera il Premio Speciale della giuria per «Cari compagni!», interpretato dalla sua bellissima moglie. Il Gran Premio della Giuria va, invece, a Michel Franco per «Nuevo Orden», un film su un futuro distopico dilaniato da una guerra di classe (in Messico, ma potrebbe essere ovunque nel mondo) che assomiglia tanto al presente. Il Leone del futuro-Premio Luigi De Laurentiis laurea «Listen» di Ana Rocha de Sousa (vincitrice anche in Orizzonti), incontenibile per la felicità, e al riconoscimento formale si aggiungono i 100.000 dollari messi a disposizione da Filmauro per regista e produttore. Sempre ad Orizzonti si afferma per la sceneggiatura Pietro Castellitto con «I predatori».

Chloé Zhao è la quinta donna regista ad aggiudicarsi il Leone d'oro nella storia della Biennale, l'ultima era stata Sofia Coppola. Giocava per vincere e ce l'ha fatta. Ora, dopo tanto cinema indipendente, si prepara a girare un blockbuster di supereroi, «Eternals», e ha mille progetti. Nell'anno più difficile, storico per l'eccezionalità delle condizioni e per lo sforzo organizzativo, resta la soddisfazione del presidente Cicutto e del direttore Barbera per avercela fatta a portare in porto la nave. E la speranza di aver archiviato un'edizione che tutti si augurano «irripetibile».

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