Marco Sentieri da Casalnuovo a Sanremo: «La canzone mi ha salvato, molti amici si sono persi»

Martedì 3 Dicembre 2019 di Federico Vacalebre
Vada come vada sabato, quando, alle 16.40 «ItaliaSì!» sceglierà in diretta su Raiuno gli altri cinque concorrenti da ammettere alla finale di «Sanremo Giovani», Marco Sentieri, anzi Pasquale Mennillo di Casal di Principe, 38 anni, sarà l'unico campano in gara: si è già conquistato il passaporto per la manche sanremese del 19 dicembre sera, allorché, sempre su Raiuno, se la vedrà con gli altri nove arrivati dalle selezioni, più i due artisti provenienti da Area Sanremo e la vincitrice di Sanremo Young.

LEGGI ANCHE Sanremo, scoppia la polemica su Diletta Leotta: Amadeus punta su di lei ma spunta il conflitto di interessi

Proviamo a presentarti al grande pubblico, Marco, anzi Pasquale: innanzitutto, perché il nome d'arte?
«Perché ho lavorato a lungo come vocalist di orchestre spettacolo e di band, quando ho azzardato una carriera solista ho pensato di dover presentarmi ex novo. Marco è un nome che mi è sempre piaciuto, Sentieri era il titolo di una soap che guardavo da piccolo con mio padre».

«Billy Blu», il brano con cui ti sei conquistato un posto al sole di Sanremo, se non (ancora) del Festival, è una sorta di recitativo buonista: un bullizzatore seriale esce dal carcere e sta per farla finita, quando è salvato dal suicidio... proprio dal suo ex bullizzato. Che storia è?
«La canzone non è mia, ma la storia mi assomiglia: io vengo da Casal di Principe, paese noto solo per la Terra dei fuochi e la camorra. I miei genitori hanno cercato di proteggermi, mi hanno fatto frequentare la parrocchia e l'oratorio, ma comunque... sono stato bullizzato anche io a scuola e quando ho ascoltato per la prima volta questa canzone ho subito capito che dovevo farla mia, che era mia».

Porta una firma importante, quella di Giampiero Artegiani, paroliere scomparso a Roma alla vigila dello scorso Sanremo, a soli 63 anni: con Marcello Marrocchi scrisse «Perdere l'amore», che stravinse il Sanremo 1988 con Massimo Ranieri, mentre un anno prima era stata bocciata nella versione di Gianni Nazzaro. Ex progressive rocker con i Semiramis, ex cantautore, produttore, ha firmato anche «La mia libertà» di Califano, «Mani nelle mani» di Zarrillo, «A casa di Luca» di Silvia Salemi.
«Gli arrangiamenti del pezzo sono di Adelmo Musso, che mi ha spinto a provare la strada di Sanremo: io sono nessuno, ma ho già 24-25 anni di gavetta, la mia strada è sempre stata in salita. Canto cover di Pino Daniele, dei Maneskin, di Rino Gaetano per sbarcare il lunario e mantenere mia moglie e i miei due figli, sono un onesto lavoratore della musica e niente di più. Ho provato a farmi notare anche in Romania, dove sono arrivato sino alla finale di X Factor, ma è dura emergere. Billy Blu ha funzionato: mi ha permesso di arrivare sin qui: devo ad Artegiani un grazie, oltre che una dedica».

La favola dell'illustre Carneade che ha sbaragliato concorrenti sotto contratto con le major sta per vivere il suo momento clou: il 19 dicembre o la va o la spacca».
«Con Musso e la mia piccola casa discografica siamo pronti a giocarci il tutto per tutto, io già cammino tre metri sopra il cielo: a Casal di Principe sono tutti orgogliosi di me, del fatto che si possa parlare del nostro paese per motivi positivi. Mio padre è un fabbro, mia madre è una casalinga, favola o melodramma per ora vivo tutto questo come un sogno inatteso, per cui ho però lavorato duramente: tra gli staff dei concorrenti mi chiamano lo sconosciuto, credo sia un complimento, siamo arrivati sin qui solo con le nostre forze».

E se dovesse andare bene?
«Andremo all'Ariston con la consapevolezza di essere una formichina tra i giganti, con l'incosciente stato d'animo di chi non aveva nemmeno osato sognare una cosa del genere. Se, invece, dovessi essere eliminato... andrà bene lo stesso, ritornerò alle feste di piazza e ai locali con più esperienza e senza abbandonare la speranza di poter far sentire la mia musica un giorno».

Ma qual è la tua musica?
«Io so quale è la mia voce, la mia musica la devo ancora trovare e scegliere, anche per quello il mio repertorio è così eterogeneo». © RIPRODUZIONE RISERVATA