Nba, annunciati i finalisti
per i premi individuali di stagione

Venerdì 21 Maggio 2021
Nba, annunciati i finalisti per i premi individuali di stagione

Finita da qualche giorno la regular season, è tempo di designare i migliori dell'anno per la Nba, che come ogni anno ha stilato la lista dei tre finalisti per ogni categoria prevista. Un'annata insolita quella della Lega di pallacanestro stars and stripes, e di conseguenza per i suoi interpreti in campo, in quello che è un lento percorso di ritorno alla normalità in vista dei playoffs, la cui partenza è prevista per il 22 maggio - in attesa dell'ottava qualificata ad ovest, una tra Golden State Memphis, impegnate nella notte in una sfida win or go home. Queste le categorie e i finalisti.

MVP

Il titolo più ambito è, chiaramente, quello di miglior giocatore dell'anno, e nei finalisti torna per la prima volta dal 2016 Stephen Curry (già due volte Mvp Nba), grazie alla sua straordinaria stagione che gli ha permesso di portare già a casa il titolo di miglior scorer della Nba con 32 punti di media per allacciata di scarpe, mica poco. L'ultimo traguardo da raggiungere però è quello dei playoffs, ancora on the line, per dirla all'americana, vista la sconfitta patita in volata contro i Lakers di LeBron James, che mettono i Warriors nella condizione di dover vincere necessariamente in nottata contro i Grizzlies. Al battesimo nella corsa a 3 per l'Mvp invece ci sono sia Joel Embiid, che ha dominato sui due lati del campo tutta la stagione per i suoi Philadelphia 76ers, trascinandoli al primo spot nella Eastern Conference, e Nikola Jokic, che è il più accreditato a portare a casa il trofeo data la continuità - è l'unico dei 3 ad aver giocato tutte e 72 le partite di regular season -, i numeri - quasi tripla doppia di media con 26,4 punti, 10,8 rimbalzi e 8,3 assist a partita giocando da centro -, e non per ultimo il record, un 47-25 che vale per i suoi Denver Nuggets la terza piazza nella competitiva Western Conference, nonostante l'infortunio occorso all'altra punta di diamante del roster Jamal Murray.

 

Allenatore dell'anno

Ancora più serrata la corsa al titolo di coach of the year, dove in lizza troviamo i tre allenatori capo delle franchigie rivelazione: Quin Snyder, coach degli Utah Jazz per la settima stagione di fila, sembra aver fatto fare ai suoi lo step di crescita che mancava per diventare una seria contender al titolo Nba, mettendo agli annali il miglior record (52-20) in contumacia Donovan Mitchelllider maximo di questi Jazz che è mancato per tutto l'ultimo mese a causa di un fastidioso infortunio alla caviglia. Monty Williams è il secondo candidato al premio: il coach dei Phoenix Suns, aggiugendo ad un roster già talentuoso la sapienza di Chris Paul, ha definito il vero exploit  di stagione, guidando i suoi al secondo spot ad Ovest - che sfortunatamente lo porterà ad incrociare LeBron James nel primo turno playoffs - con il record di 51-21, che permette alla franchigia dell'Arizona di tornare alla seconda fase di stagione dopo ben 11 anni. Last but not least Tom Thibodeau - già coach of the year nel 2011 - che dopo tre annate deludenti a Minnesota e un anno sabbatico, si è rimesso in gioco con la franchigia più complicata d'America, i New York Knicks, conducendo un roster che l'anno scorso aveva vinto solo 21 partite al quarto posto ad Est, con un record di 41-31. Anche i Knicks torneranno ai playoffs dopo lunghi 8 anni, quando nella Grande Mela brillavano ancora i talenti di Carmelo Anthony e di Amar'e Stoudemire.

Difensore dell'anno

Per il titolo di difensore dell'anno si assiste a due grandi ritorni nella top 3 e ad una new entry. I due ritorni sono Rudy Gobert Draymond Green, che questo titolo lo hanno peraltro già vinto rispettivamente due (2018 e 2019) e una (2017) volta. Il francese ha giustificato il contrattone da 205 milioni di dollari in cinque anni firmato in estate, rappresentando una presenza quasi insuperabile nell'area dei suoi Jazz con 2.7 stoppate a partita condite da 13.5 rimbalzi. Green ritorna in sella dopo la buia stagione 2019-2020 in cui ha potuto giocare solo 43 partite, e impatta sul rendimento difensivo dei suoi Warriors alla sua maniera, non con i numeri ma con la leadership e con le capacità quasi da burattinaio di tirare i fili degli altri 4 in campo in un danza sincro in cui tutti sembrano eseguire al tempo giusto rotazioni ed aiuti. Ben Simmons invece è il nuovo volto dei migliori tre: il 24enne australiano esce da una stagione in cui finalmente si è imposto come uno tra i migliori difensori fra gli esterni delle Lega -  se non il migliore - e insieme al potenziale Mvp Embiid ha portato i Sixers in vetta alla Eastern Conference, dove Phila non arrivava da vent'anni.

Sesto uomo dell'anno

Il premio di miglior giocatore in uscita dalla panchina sembra essere l'unico già virtualmente assegnato, dato che il divario tra il favoritissimo Jordan Clarkson e i due runner-up sembra piuttosto ampio. Il 28enne di Tampa ha chiuso la sua miglior stagione in carriera con 18,4 punti a partita in poco meno di 27 minuti, e sembra finalmente aver trovato la sua dimensione in Nba, dopo anni di difficoltà gestionali a briglie sciolte in cui comunque era riuscito sempre a far trasparire le sue indubitabili grazie cestistiche. Subito dietro uno tra il suo compagno di squadra Joe Ingles, un undrafted che ha i piedi saldi in Nba da anni e che finalmente trova il coronamento dei suoi miglioramenti in questa nomination, e l'ex Mvp Derrick Rose, che di punti per notte ne ha fatti 15 e che con Thibodeau al suo fianco ha fatto per lunghi tratti rimpiangere quello che sarebbe potuto davvero essere se quelle ginocchia maledette avessero retto un po' di più. 

Most improved player

In Nba lo chiamano il titolo del giocatore "più migliorato", che in italiano è un errore marchiano, ma comunque rende l'idea. Per questa speciale categoria sono Michael Porter JuniorJerami Grant Julius Randle i tre nomi. Li accomuna il fatto di aver compiuto il salto di qualità rispetto alla scorsa stagione, e nonostante l'equilibrio in termini di crescita numerica, sembra essere l'ex Lakers e Pelicans Randle il favorito ad alzare il trofeo. Il record di franchigia favorirebbe Porter Junior, ma l'impatto che il 22enne missourino ha sulla sua squadra - dove per larghi tratti è stato il terzo violino in accompagnamento di Jokic e Murray - non è comprabile a quello del giocatore dei Knicks, che al contrario ha preso per mano i suoi per 71 delle 72 partite a calendario. Importante anche la crescita di Grant, che è passato dai 12 punti a partita dell'anno scorso ai 23 di questa stagione, ma paga il fatto di aver giocato nel nulla di Motown, rendendo i suoi miglioramenti statistici un rebus di difficile decifrazione.

Rookie dell'anno

Due nomi prevedibili e uno a sorpresa invece nell'ultimo premio individuale di stagione: da una parte la prima e la terza scelta del draft 2020 Anthony Edwards e Lamelo Ball, dall'altra la dodicesima scelta dei Sacramento Kings Tyrese Haliburton. È sicuramente il giocatore dei T-Wolves il favorito numero 1: fino a metà stagione era testa a testa con il minore dei Ball, che però ha dovuto perdere un po' di terreno a causa dell'infortunio. Difficile pensare che basterà il brillante rientro nel finale di stagione, che si è conclusa peraltro con una brusca uscita ai play-in per mano degli Indiana Pacers, dopo che per molto tempo gli Hornets avevano ballato tra il quarto e il quinto spot ad Est. Nel frattempo però, anche abbastanza inaspettatamente, è venuto fuori il talento cristallino di Haliburton e la sua personalità, che lo ha fatto imporre come uno dei migliori Kings in stagione. Lui è sicuramente quello con le cifre più basse, ma allo stesso tempo quello con una conoscenza del gioco che sembra già evoluta in senso maturo.

 

Ultimo aggiornamento: 15:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA