Zoff: «Donnarumma è un gigante dai grandi riflessi e ha il destino di n. 1 al mondo»

Martedì 13 Luglio 2021 di Andrea Sorrentino
Zoff

Campioni d’Europa, e vincendo a Wembley contro l’Inghilterra. L’Italia di Roberto Mancini ha ricalcato in un colpo solo due delle imprese della carriera leggendaria di Dino Zoff: la vittoria nell’Europeo del 1968 e quella contro gli inglesi a Wembley nel 1973, la prima volta che battemmo i maestri del calcio in casa loro.
Dino, è felice?
«È stata una grande finale, da italiano fa un enorme piacere. Vedere gli azzurri vincere un Europeo dopo 53 anni è stata un’emozione. Io poi da allenatore sono arrivato secondo agli Europei del 2000, ci sfuggì per poco il successo in quella finale contro la Francia».
Quando poi lei si dimise, per la famosa polemica con Berlusconi… 
«Lasciamo perdere, sono passati più di vent’anni. Pensiamo ai festeggiamenti di adesso dai».
A Wembley domenica c’era anche una pioggia molto inglese, come quella notte del 1973, quando la sua nazionale vinse col gol di Capello.
«Nooo, secondo me ce n’era un po’ meno di quella volta, ah ah. Poi era novembre, faceva più freddo».
Vittoria meritata, perfetta.
«Abbiamo concluso il torneo alla grande, con un’affermazione piena. Era nelle nostre possibilità, perché la squadra ha giocato bene fin dall’inizio. Enormi meriti da parte di tutti, e di Mancini in modo particolare. In finale si può dire che non ci sia stata partita. Siamo stati padroni del campo. Potevamo farcela già nei tempi regolamentari e non avrebbe fatto una piega, invece siamo andati ai rigori e lì è stato bravissimo Donnarumma».
Ecco, appunto. Scattano subito i paragoni con i grandi numeri 1 del passato, come lei e Buffon: è d’accordo?
«È stato eccellente e reattivo su quei due calci di rigore, come anche in semifinale. E ha dato sempre sicurezza, sicuro, freddo. Però no dai, non facciamo subito i paragoni. Poi i giudizi definitivi è meglio darli a fine carriera».
Che portiere è Gigio?
«Ha qualità indiscutibili. È atletico, ha grandi riflessi, poi ha questa statura gigantesca».
I portieri sono sempre più alti e grossi, ai suoi tempi invece avevate strutture fisiche più contenute, diciamo. 
«Ma quella è la gioventù di adesso, i tempi cambiano e le persone pure. Anche in altri sport, come nella pallacanestro, si vedono atleti più grandi. Certo, mica tutti: uno come Insigne non mi sembra certo una belva».
Donnarumma è già tra i migliori del mondo? Può diventare il numero uno?
«Le qualità ce le ha di sicuro. Poi aspettiamo, seguiamolo, vediamo cosa può diventare. Dipenderà tutto da lui».
Molti hanno polemizzato per la sua scelta di lasciare il Milan, il club che l’ha fatto crescere. Lei cosa ne pensa?
«Figuriamoci se mi metto a sindacare su certe scelte. Sono cose che sa lui, se ha deciso così avrà avuto i suoi motivi. Non so se dal punto di vista tecnico cambia qualcosa andare dal Milan al Psg: sono entrambe in Coppa dei Campioni, e il Milan ha una storia e una tradizione che tutti conosciamo, il Psg anche, seppure più recente».
Questa Italia può dire la sua anche ai Mondiali in Qatar?
«Certo, poi saranno tra un anno. Come la Spagna o la Francia degli ultimi anni, quando hai una generazione di giocatori bravissimi è lecito pensare positivo».

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