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Vaticano, monsignor Galantino:«l'Obolo di San Pietro serve anche a pagare i dipendenti»

Il 2020 ha fatto registrare un risultato gestionale di 21,99 milioni, in diminuzione di 51,2 milioni di euro rispetto al 2019

Mercoledì 10 Novembre 2021 di Franca Giansoldati
Vaticano, monsignor Galantino:«l'Obolo di San Pietro serve anche a pagare i dipendenti»

Città del Vaticano – Proprio mentre entra nel vivo il processo del secolo in Vaticano e da Londra filtrano indiscrezioni sulla imminente vendita del famigerato palazzo di Sloan Avenue finanziato con i fondi riservati della Segreteria di Stato, dall'Apsa, l'ente al quale Papa Francesco ha delegato ogni tipo di controllo finanziario e amministrativo, chiarisce definitivamente la finalità dell'Obolo di San Pietro. Quei soldi servono non solo alla carità ma anche a pagare gli stipendi dei quasi 5000 dipendenti d'Oltretevere.

Monsignor Nunzio Galantino in una corposa intervista a Vatican News spiega: «L’Obolo di San Pietro è un contributo che viene dalle chiese locali per sostenere la missione del Santo Padre e le sue opere di carità. L’esercizio del ministero da parte del Papa richiede strutture che esigono manutenzione e persone, retribuite per il lavoro professionale che prestano. Con tutti i diritti per questo previsti. La Chiesa sostiene le attività legate alla sua missione attraverso le donazioni e le rendite del suo patrimonio».

L'arcivescovo fornisce cifre e illustra aspetti che fino a qualche anno fa erano sconosciuti ai più. «I costi che la Santa Sede sostiene sono quelli per la carità materiale e quelli per l’evangelizzazione, quelli per pagare gli stipendi dei propri lavoratori e quelli per la carità spirituale, intellettuale e sociale. A questo servono i Dicasteri: a garantire la comunione della Chiesa nel mondo intero, alla comunicazione del magistero, all’esercizio della giustizia, all’implementazione di opere di carità».

Di conseguenza l’Obolo di San Pietro «è una delle entrate che contribuiscono a sostenere il doppio profilo (apostolico e caritativo) del ministero che il Papa svolge attraverso le strutture della Curia romana. Le spese per il loro funzionamento – compresi gli stipendi per i circa 5.000 dipendenti vaticani - vengono sostenute da offerte, donazioni e ricavi provenienti dal patrimonio della Santa Sede, che non può contare su un sistema interno di tassazione».

Galantino in modo trasparente elenca la gestione dell'Apsa. Il patrimonio immobiliare fabbricati gestito in Italia consta di circa 1,5 Milioni di mq, così distribuito: 14% (superficie) nel libero mercato, 8% a canone agevolato (per dipendenti, pensionati e altre forme assistenziali), il rimanente 78% ha finalità istituzionali o comunque allocato per finalità tipo scuole, università, conventi, seminari. Il patrimonio (superficie) in Italia è soprattutto abitativo (27%), Direzionale-Commerciale-Produttivo (17%), Pertinenze (11%) e la rimanente parte (45%) suddivisa in svariate destinazioni (Scuole, Biblioteche, Musei, Ospedali, Autorimesse, locali accessori).

«Gli obiettivi principali - anticipa l'arcivescovo - sono stati e saranno anche in futuro quelli di migliorare il servizio e le performance del patrimonio immobiliare e di agevolare il controllo e la trasparenza dell’attività svolta. Quanto si ricava dal canone delle locazioni va in parte reinvestito per manutenzione e adeguamenti degli immobili. Il resto viene utilizzato per contribuire alle spese della Santa Sede e quindi alla missione del Papa».

«In questi anni, anche a causa del Covid, le entrate in Vaticano hanno subito una forte contrazione tanto che il 2020 ha fatto registrare un risultato gestionale di 21,99 milioni, in diminuzione di 51,2 milioni di euro rispetto al 2019» sottolinea Galantino.

La centralizzazione della gestione economica voluta dal Papa è stata avviata anche sotto la spinta degli scandali che a più riprese hanno messo in evidenza tante falle gestionali. «Si tratta di un processo di razionalizzazione finalizzato alla trasparenza e al controllo di tutto ciò che riguarda la gestione e l’amministrazione delle risorse della Santa Sede. Senza che vi siano settori esenti da controlli. Con tutto il rispetto per le persone e le istituzioni, penso che sottoporsi a procedure chiare e accettare il controllo è il minimo che si possa fare per avere un’amministrazione affidabile e credibile. Dappertutto. Anche in Vaticano».

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