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Abusivi negli alloggi, il Comune
finanzia i «traslochi forzati»

Giovedì 22 Settembre 2022 di Flavio Coppola
Abusivi negli alloggi, il Comune finanzia i «traslochi forzati»

Proprietari di una seconda casa e occupanti ad alto reddito. Il Comune di Avellino è pronto a riavviare l'operazione sgomberi, sotto l'egida della Prefettura.
A dimostrazione di quanto sia seria la cosa, l'amministrazione di Piazza del Popolo ha stanziato 50.000 euro - cifra per nulla modesta - per le operazioni di sgombero e gli sfratti da programmare col Palazzo di Governo. Nell'atto, intitolato chiaramente «preimpegno somme per sfratti e trasloco dagli alloggi di edilizia residenziale pubblica», è scritto che il Comune ha la necessità di far ripartire le operazioni di sgombero e che bisogna stanziare la cifra relativa al pagamento delle spese per sostenere la macchina pubblica nei delicati interventi in fase di programmazione. Il numero degli sfratti e la tipologia degli interventi sarà messo a punto nei prossimi giorni, sentiti gli assistenti sociali e valutata minuziosamente la documentazione. Si dovrebbe partire da chi risulta proprietario di una seconda abitazione e di un reddito ben superiore a quello di chi ha necessità di una casa comunale. Una prima scrematura è avvenuta tra le circa 90 posizioni di chi non ha presentato la documentazione reddituale richiesta. Si è giunti così a considerare il caso di una ventina di inquilini con redditi - si apprende - decisamente elevati. La cifra stanziata dall'ente, del resto, conferma che - almeno nelle previsioni - l'elenco degli alloggi dal liberare è abbastanza nutrito. Condizioni di illegittimità nell'occupazione dell'abitazione che sarebbero ancor più evidenti rispetto a quelle di chi l'ha occupato abusivamente. In questi casi, infatti, ci sono altri parametri che vanno delicatamente valutati. Il Comune scrive che «il servizio Politiche Abitative a causa della presenza di occupanti abusivi necessita di poter disporre di somme di denaro al fine di procedere agli sfratti e al successivo sgombero delle suppellettili contenute negli alloggi di proprietà Comunale». Ma c'è anche «la necessità di attuare il piano di spostamento dell'inquilinato degli occupanti di alcuni alloggi disposto dall'amministrazione comunale».

I soldi ora ci sono. La ripresa delle operazioni - annunciata nelle scorse settimane a Il Mattino» dall'assessore alle Politiche abitative di Palazzo di Città, Marianna Mazza - è dunque un fatto concreto. Fermo restando che anche in questo caso, come era avvenuto nel 2020, il pallino è nelle mani della Prefettura.

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La macchina degli sgomberi, per anni solo annunciata, era partita effettivamente sotto questa amministrazione nell'autunno del 2020. Un pugno di sfratti e, dopo la pausa natalizia, ci era dovuti fermare per due ragioni di ferro: la sanatoria regionale e l'esplosione dell'emergenza Coronavirus. Ma la necessità di liberare tutti gli alloggi possibile, per destinarli agli aventi diritto, ad Avellino è forte da sempre. Per comprenderlo, basti pensare che la graduatoria degli aventi diritto è stata aggiornata a giugno 2021, con l'indicazione di 280 famiglie bisognose, e ad oggi solo 9 alloggi sono stati assegnati. Perdipiù, allo stato attuale, è tutto fermo in attesa che l'elenco si aggiorni per l'ennesima volta sotto il controllo della Regione. Il nuovo regolamento Acer, infatti, stabilisce l'obbligo di iscrizione in una piattaforma regionale. E a giorni, il 30 settembre prossimo, scade il termine per registrarsi.
Da anni in prima linea nel denunciare le occupazioni abusive degli alloggi comunali, il segretario provinciale del Sunia Cgil, Fiorentino Lieto, commenta in maniera caustica i segnali di ripartenza che arrivano chiaramente dal Comune: «Eppur si muove». Ad Avellino non ci sono alloggi da destinare a chi ne ha diritto. Questo è il punto centrale della questione. Nell'ultima riunione del Consiglio comunale, l'assise ha approvato a maggioranza l'acquisto del palazzo Tulimiero, a piazza Garibaldi, al prezzo di 1,3 milioni di euro. Dieci appartamenti che, però, rappresentano solo una goccia nel mare di un'emergenza cronica. Per risolvere la quale servono centinaia di nuove abitazioni di edilizia residenziale pubblica.

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