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In scena al Nostos Teatro di Aversa
«Napucalisse» di Mimmo Borrelli

Giovedì 17 Marzo 2022
In scena al Nostos Teatro di Aversa «Napucalisse» di Mimmo Borrelli

Domenica 20 marzo alle 19, al Nostos Teatro va in scena «Napucalisse» di e con Mimmo Borrelli con le musiche dal vivo di Antonio Della Ragione. Dopo un fine settimana dedicato alla formazione, dall’11 al 13 marzo scorso, Mimmo Borrelli, drammaturgo, attore e regista, presenta nello spazio di Aversa il suo spettacolo più rappresentativo. Napucalisse (oratorio in lettura) è un complesso congegno teatrale che avvolge in un magma indistinto «Napoli» con l’«apocalisse», che è sempre sul punto di manifestarsi.

È un monologo e un’invettiva che Borrelli tratteggia in forma di oratorio, con il ritmo della musica che è protagonista materica di una continua escandescenza, creatrice e distruttrice, senza speranza e proprio per questo inversa dichiarazione d’amore. Come scrive Borrelli nelle note: «Il Vesuvio è un vulcano dormiente, che sogna nel pericolo costante, ma destinato periodicamente a svegliarsi. Dorme e veglia, prepara la veglia, prepara le casse di un funerale già programmato in tutti i particolari, ma con l’ipocrisia della fertilità, della bellezza apparente, dell’abbondanza. Il Vesuvio è il doppio. Il Vesuvio quando dorme accumula, accumula collera, violenza, indignazione, esplosione di morte che rinasce nella fertilità della terra e della vita.»

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«Il Vesuvio è il vulcano di Napoli. Il Vesuvio è Napoli: è il suo bilanciere dorato di cocaina, il termometro nel culo di chi ha una febbre che non guarisce mai, lo specchio che si spacca ferendo a morte, il sangue di sacrifici o necessario alla creazione, per poi ricomporsi da capo col nostro sangue. Il vulcano è anche un creatore, generatore, è una “vammana”, una levatrice di bastardi, una nutrice di esposti, di orfani dell’anima, dal quale nasce ogni cosa. Ma è anche la morte, fautore di morte, la mano di dio, esecutore di giustizia. Il Vesuvio è un coro ubriaco, sbronzo sino all’orlo ’i malepatenze e prima o poi vomiterà tutto il suo rancore verdiato e biliare» conclude Borrelli.

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