Prestazioni sessuali in cambio di un aiuto
assolti i politici della Comunità Matese

Mercoledì 31 Gennaio 2018 di Marilù Musto
Prestazioni sessuali in cambio di un aiuto assolti i politici della Comunità Matese

Assolti perché il fatto non sussiste. Si è concluso così il processo per concussione a carico dell’ex presidente della comunità montana del Matese, Fabrizio Pepe e degli ex assessori comunali Antonio Ferrante e Piero Cappello, quest’ultimo fratello dell’ex sindaco di Piedimonte Matese, difesi dai legali Angelo Maria Ferritto e Giuseppe Stellato. I giudici del tribunale di Santa Maria Capua Vetere hanno messo la parola «fine» a un processo nato nel 2006 - quindi oltre dieci anni fa - dalla denuncia di un imprenditore. L’assoluzione, in verità, è stata anche richiesta dal pubblico ministero Carlo Fucci della procura di Santa Maria Capua Vetere che ha spiegato, nella lunga requisitoria in tribunale ieri, che c’erano pochi riscontri all’accusa - piombata sui tre - di aver «cacciato» una ditta che stava eseguendo i lavori nella piazzola utilizzata per lo stoccaggio dei rifiuti solidi urbani, in favore di un’altra.
Pepe era accusato, inoltre, di aver preteso dall’imprenditore edile Pasquale Florio di eseguire dei lavori a casa sua, nel centro storico, del valore di circa 700 euro, addebitandoli poi al Comune.
Ma una delle imputazioni, più delle altre, aveva fatto scalpore all’epoca del rinvio a giudizio: la concussione ai danni di una donna, madre di tre figli minorenni, che avrebbe chiesto a Pepe - ex consigliere comunale a Piedimonte Matese - l’intervento dei funzionari dei Servizi Sociali perché sprovvista di corrente elettrica e riscaldamenti nel suo appartamento. Pepe, stando agli atti del processo, avrebbe chiesto una prestazione sessuale alla donna, in cambio dell’interessamento. Interessamento che poi, per la magistratura, non ci fu.
Il racconto e la denuncia iniziale della donna, inoltre, non avrebbero trovato riscontro durante il processo.
La testimonianza dell’uno contro l’altra: caso chiuso.
Presunta terza vittima del «sistema» di concussione sui monti del Matese - culminato con la mancanza di prove a riguardo - sarebbe stato Antonio Della Corte, imprenditore che aveva vinto un appalto concesso dalla Comunità Montana, indotto, stando al denunciate, a comprare dei mobili al «Mercatone Uno» di Capodrise - del valore di oltre duemila euro - che sarebbero poi serviti a M.N., una conoscente di Pepe.
Diverso il ruolo che avrebbe avuto Antonio Ferrante: si sarebbe recato nel cantiere dove stava per sorgere l’area di stoccaggio per la raccolta dei rifiuti a Piedimonte Matese pretendendo che Florio cacciasse via dal cantiere Luigi Spinosa (che non avrebbe votato per Ferrante). A Spinosa, infatti, Florio aveva affidato dei lavori, ma quell’appalto doveva probabilmente essere di un altro, precisamente della società di Alessandro Golino. Anche di ciò non c’è prova. Golino, infatti, non avrebbe accettato. A quel punto, Ferrante e l’assessore Cappello sarebbero tornati nel cantiere facendosi promettere l’espulsione della società di Domenico Cinotti in favore della ditta di Imperadore di Gioia Sannitica. Insomma, una serie di denunce non hanno portato una prova sul banco del processo che si è concluso con l’assoluzione per tutti. 

Ultimo aggiornamento: 13:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA