Guccini: «Non scrivo più canzoni, ma con i libri sono un treno»

Sabato 5 Settembre 2020
Francesco Guccini
«Siamo in ripresa fino a un certo punto. C’è ancora pericolo di Covid in giro. Spero sia un momento di ripartenza». Lo ha detto Francesco Guccini, in corsa per la vittoria del Premio Campiello 2020, a poche ore dalla serata di premiazione, stasera a Piazza San Marco, a Venezia. È in cinquina con Trallumescuro (Giunti), una ballata per un paese al tramonto, la sua Pavana, che sorge tra Emilia e Toscana, ormai è disabitata e dove c’è il mulino di famiglia, insieme a Patrizia Cavalli con Con passi giapponesi (Einaudi), Sandro Frizziero con Sommersione (Fazi), Remo Rapino con Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio (minimum fax) e Ade Zeno con L’incanto del pesce luna (Bollati Boringhieri). Scriverà canzoni su questo periodo segnato dalla pandemia? «Assolutamente no. Non scrivo più canzoni» ha sottolineato e ribadito il cantautore-scrittore che ha spiegato come le sue canzoni siano racconti. «Quando mi chiedevano:‘cosa farai da grande? Lo scrittore, rispondevo. È molto più difficile scrivere una canzone che un libro, sempre che il risultato sia buono. In Trallumescuro non uso il dialetto ma l’italiano parlato che è anche dialettale. Con le canzoni devi associare le parole alla musica, comporre versi, trovare un argomento di narrazione. Mentre con la prosa mi metto lì e vado come un treno» ha spiegato Guccini che non scrive più canzoni semplicemente perché, dice, «non mi vengono più. Partivo con un’idea , un giro di chitarra e una linea melodica che le faceva prendere forma». Ultimo aggiornamento: 16:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA