La rivista letteraria e femminista «Leggendaria» compie 25 anni e li festeggia all'Aquila con le donne "terre mutate"

Giovedì 18 Marzo 2021 di Donatella Trotta
La rivista letteraria e femminista «Leggendaria» compie 25 anni e li festeggia all'Aquila con le donne "terre mutate"

Una trama lunga 25 anni. Che nella tessitura del suo ordito intreccia, con (faticosa) libertà e tenace autonomia, relazioni autentiche, competenze, passioni, sguardi critici differenti in una sequela di 144 numeri mensili come altrettante finestre aperte ad una riflessione puntuale e corale sul mondo, e sullo stato dell’arte della condizione femminile: «Fascicoli di domande poste e continuamente riformulate senza accontentarci mai, di cartografie di scritture del mondo dal mondo, di relazioni e pratiche culturali che sono, sempre, anche politiche» dice Anna Maria Crispino, ideatrice, editrice e direttrice della rivista letteraria «Leggendaria», che con il numero 145/2021 da poco pubblicato della sua creatura di carta attenta a libri, letture e linguaggi ripercorre continuità, temi e cambiamenti della rivista in questo ultimo quarto di secolo. E celebra l’importante traguardo con una eloquente e raffinata copertina di Marcello Dudovich (l’artista degli splendidi manifesti per i Magazzini Mele di Napoli), che sullo sfondo di un golfo marino percorso da barche a vele gonfie e spiegate raffigura una donna in rosso della Belle Epoque che avanza, dolcemente fiera, controvento. In direzione ostinata e contraria, si direbbe con Faber: «Già — ammette Crispino, napoletana, classe 1951, giornalista professionista, saggista e traduttrice, socia fondatrice della Società italiana delle letterate e direttore editoriale della Iacobelli editore — proprio come noi che senza soldi, come la stragrande maggioranza delle “imprese” delle donne (rubando tempo alla notte, perché allora lavoravamo tutte a tempo pieno), senza sponde forti nel complesso mondo dei femminismi degli anni Novanta, e senza un editore ma anche, di conseguenza e per fortuna, senza vincoli, avevamo l’ambizione di costruire un luogo di confronto interno alle varie realtà femminili e femministe in campo e allo stesso tempo una “vetrina” che valorizzasse il molto, moltissimo che il mondo delle donne stava producendo». In un mondo in fermento: nel quale la testata, inizialmente inserto culturale dello storico mensile «Noi Donne», con una sola “g” nel titolo («Legendaria»), si è ritagliata con ostinazione vincente uno spazio di eccellente qualità, con un profilo alto e insieme divulgativo unico nel suo genere, anche nella sua configurazione di cantiere progettuale con ricadute sui territori, divenuto perciò irrinunciabile punto di riferimento intellettuale per una (in)formazione ricca e priva di pregiudizi.

Se ne parlerà domani (venerdì 19 marzo, dalle ore 17.30, nell’incontro on line (con prenotazione all’indirizzo laquilaledonne@gmail.com, diretta Faceboook su @TerreMutate) che per l’occasione del venticinquennale ha organizzato l’Associazione Donne TerreMutate, insieme con l’Associazione Donatella Tellini, invitando al confronto un gruppo di donne a vario titolo vicine alla rivista: Giuliana Misserville, tra le fondatrici della SIL (da lei presieduta nel 2014-15) che si occupa di critica letteraria femminista, ha pubblicato saggi su Colette, Simone de Beauvoir, Marguerite Duras, Elsa Morante, Marie Susini, accanto a libri nell’orizzonte del fantastico e della letteratura italiana neogotica e, su «Leggendaria», firma una rubrica sui giardini immaginari; con lei, anche  la giornalista e femminista storica genovese Silvia Neonato, parte integrante della redazione di «Leggendaria» accanto a Nadia Tarantini, giornalista militante (per ventuno anni all’«Unità»), socia SIL e scrittrice (ha pubblicato libri d’inchiesta giornalistica, due testi narrativi e due importanti manuali sulla scrittura, sulla quale conduce seminari e corsi nelle scuole e nelle università) e Marina Vitale, anglista, vice-presidente della Associazione Italiana di Anglistica, professore ordinario all’Università degli studi di Napoli “L’Orientale” dove è tra le fondatrici del Centro Interdipartimentale “Archivio delle Donne”, attenta nei suoi studi alla relazione tra letteratura e ideologia nell’Ottocento e nel Novecento, alle scritture della differenza, al ruolo delle culture minoritarie nell’ambito del sistema culturale britannico e alla complessità identitaria presente nella produzione di un nutrito gruppo di poetesse e intellettuali di formazione spiccatamente internazionale, il cui contributo allo sviluppo delle avanguardie storiche del primo Novecento fu determinante ma fu presto marginalizzato dalla tradizione canonica (tra esse, Hilda Doolittle) ha precorso le teorizzazioni della poetica femminista odierna con un’acuta sensibilità per le ibridazioni di genere e di etnia.

A coordinare l’incontro sarà Maria Rosaria La Morgia, filosofa di formazione (all’università La Sapienza di Roma), collaboratrice di «Leggendaria», in Rai dal 1978 come programmista-regista e poi giornalista tra le fondatrici, nel 1988, del centro di cultura delle donne Margaret Füller di Pescara, già animatrice dell’associazione per la salute della donna e presidente dell’Istituto Cinematografico La Lanterna Magica dell’Aquila, dal 2012 presidente dell’associazione Il Sentiero della Libertà di Sulmona, iniziativa nata per ricordare la resistenza abruzzese e il faticoso cammino che, nell’inverno tra il 1943 e il 1944, conduceva i soldati fuggiti dal campo di prigionia di Fonte d’Amore verso le linee alleate, sull’altro versante della Maiella. Donne resistenti, o con termine ormai di moda, resilienti. Cuori pensanti che mettono al mondo il mondo e cercano di cambiarlo in meglio,  (ri)pensandolo con gli strumenti preziosi del pensiero della differenza. Che fa (e genera) differenze. Se ne può avere un assaggio solo sfogliando il corposo indice dell’ultimo numero del venticinquennale di «Leggendaria», tutt’altro che banalmente autocelebrativo: ma — anzi —più che mai teso a porre, e porsi, interrogativi su questioni nodali della contemporaneità.

Tra interventi e interviste, Focus e servizi di primo piano, rubriche e letture, confronti generazionali e riflessioni aperte a tutto tondo a visioni glocali che sanno guardare oltre i localismi asfittici, in un orizzonte mondiale, la rivista offre così bilanci e prospettive utili a proseguire un cammino di liber/azione tutt’altro che concluso, a giudicare dai dati di cronaca: esasperati dalla pandemia in corso che, come acutamente ha sottolineato Silvia Neonato citando la grande Susan Sontag («Una guerra ci rende ubbidienti, docili, e in ultima prospettiva vittime») trattata appunto come una guerra diventa così in molti casi un alibi per le colpevoli inadempienze nei confronti, ad esempio, dell’infanzia, dei giovani e delle donne che per l’80% di esse si occupano del loro futuro: a casa, e a scuola. Lunga vita a «Leggendaria», dunque, che vive di abbonamenti; e alle sue eroine involontarie, ma non inconsapevoli: nel solco della prima donna redattrice professionale d’Italia, fondatrice e condottiera di sette testate nella Napoli infraseculare tra Otto e Novecento: la “nostra” Matilde Serao.

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