Crisi governo, lo stallo politico blocca ancora i ristori: arriva un nuovo rinvio per le cartelle

Martedì 26 Gennaio 2021 di Michele Di Branco
Crisi governo, lo stallo politico blocca ancora i ristori: arriva un nuovo rinvio per le cartelle

Un nuovo stop all’invio delle cartelle esattoriali almeno fino a fine febbraio e il decreto Ristori in un secondo tempo, comunque non più tardi di un paio di settimane. La crisi di governo sconvolge l’agenda economica che era stata tracciata nelle scorse settimane e che prevedeva, appunto, la messa a punto del provvedimento che serve ad estendere, potenziandoli, i contributi a fondo perduto alle categorie produttive che non sono rientrate nei quattro precedenti provvedimenti varati nel corso del 2020. Ci sono 32 miliardi di euro sul piatto, frutto dell’ok ottenuto dal parlamento la scorsa settimana sullo scostamento di Bilancio ma la situazione politica ha praticamente paralizzato l’attività dei tecnici alle prese con il dossier. 

Palazzo Chigi aveva immaginato di varare il decreto entro fine gennaio ma, ci si chiede negli ambienti di maggioranza, può un governo dimissionario licenziare un provvedimento che per peso economico vale come una legge di Bilancio? I costituzionalisti sondati in queste ore propendono per il sì, in considerazione del quadro di emergenza sanitaria provocato dalla pandemia. E, inoltre, i voti in parlamento non mancherebbero. Italia Viva ha già fatto sapere che, seppur fuori dalla maggioranza, voterebbe il decreto. Mentre l’opposizione, fanno filtrare alcune fonti, difficilmente si opporrebbe ad un decreto che assicura al Paese in sofferenza la liquidità necessaria per resistere. In questo quadro, comunque nebuloso, un punto certo sembra esserci. Dopo la proroga ponte che ha previsto lo slittamento al 31 gennaio 2021 delle notifiche dei versamenti delle cartelle esattoriali (in ballo ci sono 54 milioni di atti), il governo intende procedere ad un’altra proroga facendo slittare tutto almeno fino al 28 febbraio. Una mossa che va letta in due chiavi, che si intrecciano tra loro. La prima: evitare di stressare i contribuenti in una fase così delicata. La seconda: preparare il terreno ad una vasta operazione di pacificazione fiscale, anche se le soluzioni non sono così a portata di mano, perché l’idea di proporre nuove norme “selettive” (che guardino in particolare a chi è stato colpito dalla pandemia) per gestire l’arretrato fiscale si scontrano con le complessità pratiche. 

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In pista ci sarebbero la rottamazione quater, un nuovo saldo e stralcio e la pulizia del magazzino dell’Agenzia delle Entrate dai crediti non più esigibili. Dopo lo stop alle cartelle esattoriali, a inizio febbraio, si procederebbe con il decreto Ristori cinque. Circa 10 miliardi finanzierebbero gli indennizzi a tutte le categorie colpite, compresi i professionisti, che dovrebbe superare il criterio dei codici Ateco e che dovrebbe guardare al calo di fatturato, non più su base mensile ma su base annuale, con una soglia delle perdite per l’accesso ai ristori che dovrebbe essere confermata al 33%. Inoltre si dovrebbe tener conto anche all’entità degli aiuti già ricevuti prevedendo un intervento “perequativo” per coloro che sono stati penalizzati dai criteri adottati lo scorso anno. In pratica una valutazione ex post che possa valutare l’intero anno in modo da consentire di rimediare le penalizzazioni che possono esserci state. Nel decreto dovrebbero inoltre trovare spazio altre poste. Innanzitutto 3 miliardi alla sanità, di cui 1,5 per l’acquisto e la conservazione dei vaccini. Altri 2 miliardi dovrebbero andare agli enti territoriali e circa 1 miliardo al potenziamento del trasporto pubblico locale. In arrivo anche nuovi fondi per la scuola, per le forze dell’ordine e per la protezione civile. 

Ultimo aggiornamento: 11:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA