Rider, otto euro l'ora e polizza infortuni: si va verso il contratto nazionale

Sabato 22 Agosto 2020 di Francesco Malfetano

Il contratto collettivo nazionale per i rider non è più un miraggio. È infatti quasi pronta la prima proposta elaborata dai tecnici del ministero del Lavoro e già a settembre, tra il 7 e l'11, nel corso di un incontro informativo sullo stato del settore, finirà sul tavolo convocato con le parti sociali. Il testo conterrà al proprio interno tutti i buoni propositi maturati in questi ultimi mesi a partire da salario e monte orario minimo, dalle tutele per gli infortuni e i diritti sindacali. L'idea è quella di iniziare un percorso abbastanza serrato composto da tappe specifiche - si discuterà di modalità d'esecuzione, salute, sicurezza e remunerazione - da portare a compimento entro l'inizio del mese di novembre o al massimo entro la fine dell'anno. Da novembre le cose cambiano, e non in meglio. Il decreto Salva-imprese farà scattare il divieto di cottimo e una paga agganciata a quella base prevista nei settori affini.

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Una novità per niente benvista dai circa 20mila ciclo-fattorini italiani che ora, dopo aver rafforzato la propria posizione durante il lockdown, puntano a disinnescarla. Secondo alcuni infatti il rischio è che questa finisca per fargli guadagnare meno di quanto hanno fatto in passato. Bisogna quindi intervenire, sancendo un accordo condiviso tanto dai rider e i loro sindacati quanto dai colossi delle consegne a domicilio (Assodelivery ha compiuto significative aperture nelle scorse settimane) con il benestare di Nunzia Catalfo. La ministra vuole continuare il percorso intrapreso dal governo lo scorso anno, vale a dire quando con la legge 128 si sono riconosciute tutele minime ai lavoratori occasionali e l'applicazione della disciplina della subordinazione a tutti coloro che vengono individuati come collaboratori etero-diretti. Il prossimo passo allo studio è la definizione di un minimo salariale che possa essere considerato adeguato. Secondo il contratto nazionale della logistica, quello considerato più affine al mondo dei rider, il giusto salario sarebbe di tra e 8 e 9,70 euro l'ora (diventano 16 euro tra oneri, ferie, tredicesima e quattordicesima) a fronte dei 4-5 euro che in media guadagnano ora. Stando ad alcuni esperti vicini al tavolo di lavoro però, il raggiungimento di una paga simile non solo appare lontano ma anche improbabile. A compensarlo però, il sistema delle mance che potrebbe finire con l'essere regolamentato.

Nei fatti oggi possono trattenerle in maniera discrezionale le società di delivery o anche un eventuale intermediario. In ogni caso la formula è ancora da definire a differenza dell'obbligo di una tutela assicurativa contro infortuni e malattie professionali.
 


Questa infatti dovrebbe integrare i passi in avanti segnati a febbraio quando l'Inail ha esteso l'assicurazione obbligatoria ai lavoratori autonomi che svolgono attività di consegna di beni per conto altrui. Per quanto riguarda il monte settimanale da 40 ore, le associazioni di categoria non sembrano intenzionate ad arretrare e, da quanto si apprende, potrebbero essere accontentate. Da capire se esisterà e come sarà strutturato non solo il probabile vincolo di 6 giorni lavorativi settimanali (e la relativa flessibilità) ma anche l'inserimento di un'indennità relativa ai festivi. Non solo, in caso di picchi del servizio di consegna, ad esempio durante i weekend, allo studio anche formule differenziate come i part-time verticali. In pratica per normalizzare le posizioni dei rider, la situazione resta ingarbugliata. Il tempo però stringe e gli interessi in ballo da parte di rider e aziende (si stima in un miliardo il valore del settore nel 2020 in Italia), continuano a crescere.

 

Ultimo aggiornamento: 11:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA