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Novecento e Shoah, un museo interattivo per rivivere la storia

Sabato 18 Giugno 2022 di Stefano De Angelis
Novecento e Shoah, un museo interattivo per rivivere la storia


Si potrà tornare indietro nel tempo e rivivere non solo i drammi della Seconda guerra mondiale culminati con le persecuzioni razziali, ma anche la crisi post bellica con centinaia di cittadini di nuovo in viaggio verso mondi lontani in cerca di fortuna. Storie di uomini e di donne. Ritratti di sofferenza, coraggio e voglia di riscatto. Vite di ebrei internati, di soldati ed emigrati, ma anche di lavoratori, come gli scalpellini, negli anni della ricostruzione. Racconti di imprese, gesti di eroismo e di solidarietà della popolazione locale.

Tutto questo è il museo del Novecento e della Shoah, che sarà inaugurato oggi, alle 18, a San Donato Val di Comino, nella sede dell'ex Municipio. Non un luogo scelto a caso. È lì, infatti, in quelle stanze, che tra il 1943 e il 1944, ai tempi del podestà Marini cinque dipendenti comunali, rischiando grosso, falsificavano i documenti d'identità degli ebrei internati in paese per cercare di salvarli dalla deportazione nei lager nazisti. La trovata, portata avanti con audacia, consentì a diversi di loro di evitare la cattura e la morte; per altri, invece, andò diversamente e vennero trasferiti ad Auschwitz. E in un angolo della struttura è stato ricreato l'ufficio, con tanto di scrivania, archivio, macchina da scrivere, dove lavoravano quegli impiegati. San Donato è stato il comune del Lazio a ospitare il più alto numero di ebrei confinati. I primi giunsero nell'estate 1940. Tra le internate Margaret Bloch, amica e confidente di Kafka, e Grete Berger, attrice del cinema muto internazionale.

LA STRUTTURA
Lo spazio espositivo, che si estende su circa duecento metri quadrati, si compone di otto padiglioni tematici arricchiti da pannelli illustrativi, touch screen per poter interagire, un dispositivo per la realtà virtuale, proiezioni, vetrine, teche e ologramma. Un coinvolgente viaggio nel passato, tra battaglie e libertà negate, tra dopoguerra e primi passi della Repubblica, attraverso un itinerario suggestivo: dalla vita quotidiana a San Donato già agli inizi del Novecento passando per la Shoah sul fronte di Cassino. Gli allestimenti sono stati predisposti seguendo l'ordine cronologico degli avvenimenti: sarà possibile non solo soffermarsi davanti a filmati a ciclo continuo, ma anche sfogliare virtualmente documenti, diari di guerra e scritti inediti grazie ad alcuni display. In mostra ci sono anche gli oggetti utilizzati durante le giornate da ebrei, emigrati, soldati tedeschi, italiani, alleati e maestri della pietra.

Il museo (curatori Luca Leone e Fabiana Piselli) è stato realizzato in meno di un anno grazie a un finanziamento regionale. I lavori di riqualificazione dell'immobile, iniziati a ottobre, sono terminati alcune settimane fa. Poi è seguito l'allestimento. Ne è venuta fuori una struttura innovativa e funzionale, interamente ristrutturata. Soddisfatto il sindaco Enrico Pittiglio: «Il museo nasce da un'idea avuta insieme a Luca Leone il 27 gennaio 2020, in occasione del Giorno della Memoria organizzato dalla Prefettura a San Donato. Da allora è stato avviato un lavoro di ricerche, di collaborazioni con il museo dell'Olocausto di Washington, il ministero della Difesa, l'Università di Cassino, archivi nazionali e internazionali».

Soprattutto si è partiti dal materiale già raccolto nel 1994 quando, a cura della Pro loco, fu fondato un comitato per approfondire la vicenda. Nel 2002 la storia degli ebrei confinati fu riproposta all'opinione pubblica dall'Archeoclub Val di Comino con un convegno rivolto principalmente alle scuole. Successivamente sono stati diversi gli studiosi che si sono interessati all'argomento.
 

Ultimo aggiornamento: 19 Giugno, 00:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA