Rischi ambientali e antropici, arriva il progetto Return

Il professore Andrea Prota è stato designato presidente della Fondazione

Rischi ambientali e antropici, arriva il progetto Return
Rischi ambientali e antropici, arriva il progetto Return
Venerdì 2 Dicembre 2022, 19:52
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Presentato Return - multi-Risk sciEnce for resilienT commUnities undeR a changiNg climate, il Partenariato Esteso che vuole rafforzare le filiere della ricerca sui rischi ambientali, naturali e antropici a livello nazionale e promuovere la loro partecipazione alle catene del valore strategiche europee e globali. Composto da 26 partner, tra cui 12 Università, 5 Enti di ricerca e Centri di Competenza, 6 privati, 2 Enti territoriali e il Dipartimento di Protezione Civile per un investimento erogato dal MUR di 115.100.000 euro, attraverso il potenziamento delle conoscenze di base, mirando all'applicazione e allo sfruttamento della tecnologia, il Pe Return contribuirà a rafforzare le competenze-chiave, il trasferimento tecnologico e di conoscenze, nonché la governance italiana nella gestione del rischio di catastrofi, con il coinvolgimento di amministrazioni pubbliche, stakeholder e imprese private.

Il Partenariato esteso è stato dai referenti del progetto Domenico Calcaterra e Andrea Prota della Federico II, introdotti dal delegato alla Ricerca della Federico II Lorenzo Marrucci, dal sindaco della Città metropolitana di Napoli Gaetano Manfredi, dal Capo del Dipartimento della protezione civile Fabrizio Curcio, da Fabrizio Cobis della Direzione generale per il coordinamento e lo sviluppo della ricerca del MUR e dai referenti degli otto Spoke in cui si articola il partenariato. 

«Le recenti tragedie di Senigallia e Casamicciola confermano la drammatica e perdurante attualità dei rischi geoambientali nel nostro Paese» spiega il responsabile scientifico del progetto Calcaterra. «La comunità scientifica italiana si accinge a rinnovare il proprio impegno nei confronti del Paese, dando il via al Partenariato Esteso Return, nell’ambito del quale si adotterà un approccio multirischio per la realizzazione di condizioni di resilienza in contesti urbani e metropolitani ed in relazione alle infrastrutture critiche, per contrastare conseguenze ed effetti dovuti a rischi interconnessi e correlati al cambiamento climatico. Il partenariato esteso Return vedrà lavorare insieme per tre anni 26 soggetti e la Federico II avrà il ruolo di Hub, cioé coordinerà tutte le attività affiancata dai 25 partner che sono ripartiti in 8 spoke, ognuno dei quali affronterà una tematica particolare. Quattro di questi spoke affronteranno i principali rischi dei quali ci occuperemo e quindi i rischi legati all'acqua, alle deformazioni della superficie terrestre terremoti e vulcani e poi i rischi connessi all'ambiente. Altri tre spoke si occuperanno degli impatti che i rischi hanno sulla popolazione e sul costruito, quindi aree metropolitane e urbane, infrastrutture critiche e poi uno di questi tre spoke è dedicato alla comunicazione, un tema per noi particolarmente importante, perché riteniamo che con una comunicazione molto più intensa di quanto non sia stata fatta fino a oggi, si possa venire ad una più efficace mitigazione dei rischi, convincendo i cittadini ad adottare buone pratiche prima, durante e dopo l’accadere di eventi calamitosi. L'ottavo spoke, infine, si occuperà dei cambiamenti climatici, quindi, dello scenario che governa gran parte dei rischi dei quali ci occupiamo e soprattutto quello cosiddetto idrogeologico che annovera le frane e alluvioni».

«Il progetto è un partenariato esteso nell’ambito della tematica 3 del Pnrr e quindi quella che guarda i rischi ambientali, naturali e antropici. È un progetto che porta un’agevolazione complessiva di 115 milioni di euro per 24 partner a cui si aggiungono Generali, le assicurazioni, e il Dipartimento della Protezione Civile, che partecipano senza chiedere agevolazioni. La Federico II è capofila di questa iniziativa che vede coinvolti i più grandi Atenei italiani impegnati da sempre sul tema dei rischi» dice il responsabile della Fondazione Return, Andrea Prota. «Questo è un progetto che riguarda tutti i rischi e ha la particolarità che il finanziamento arriva al 100% dal campo 22 che significa, riduzione di gas serra e adattamento e mitigazione climatica. Il grande link che dobbiamo sottolineare è quello tra lo studio, prevenzione e monitoraggio dei rischi con il cambiamento climatico. Il progetto ha una forte componente di studi dei modelli climatici che impattano sui rischi. Una componente interessante che va evidenziata è la parte sociale, perché uno studio sui rischi e di azioni che riducono i rischi non possono non prevedere un coinvolgimento delle nostre comunità».

«Il partenariato ha il ruolo di garantire quella capacità di trasformazione, sia del sistema industriale sia del sistema delle istituzioni pubbliche, che deve essere permanente, per migliorare quella che è la qualità di risposta, di resilienza del nostro Paese rispetto al tema dei rischi» sottolinea il sindaco Gaetano Manfredi. «È un partenariato che ha visto il sostegno di tutte le grandi città metropolitane d'Italia perché il tema del rischio è strettamente connesso anche ai temi della complessità delle città e oggi non è più possibile valutare in maniera verticale il rischio. Ci sono tantissime interazioni, anche i fatti di Ischia lo dimostrano. Quindi è necessario un approccio molto innovativo, molto integrato e che vede insieme il mondo della ricerca e il mondo della protezione civile e il mondo delle istituzioni per fare in modo che anche rapidamente quelle che sono le scoperte e le nuove tecnologie, le nuove metodologie che vengono messe in campo possono essere applicate realmente sul territorio proprio nell'interesse della sicurezza dei cittadini».

«Il sistema di protezione civile è un sistema che si basa molto sul rapporto con la Comunità scientifica. In questo partenariato oltre alla comunità scientifica ci sono strutture che operano sul territorio e che fanno parte del Servizio Nazionale di Protezione civile» evidenzia il Capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio. «Il senso di far parte di questo partenariato sta nel fatto che i fondi del Pnrr hanno questa parte dedicata alla parte della resilienza della comunità scientifica, di come la scienza può essere utile e come la scienza può immaginare i percorsi di resilienza. E noi siamo molto contenti che sia stato immaginato la partecipazione del Dipartimento nazionale di Protezione civile che diventa un partner che accompagna questi percorsi nella piena libertà di quelle che sono le procedure scientifiche, ma che poi finalizzano nelle azioni di protezione civile».

Le attività previste dal Pr Return riguardano otto aree tematiche, gli Spoke, organizzate in tre gruppi. Il primo gruppo contiene gli Spoke riguardanti i processi pericolosi connessi all’acqua, alle instabilità della superficie terrestre, ai terremoti, ai vulcani e alla degradazione dell’ambiente. Le attività di questo gruppo si identificano, nello schema di progetto, come linee tematiche verticali. Il secondo gruppo contiene gli Spoke inerenti alla valutazione degli impatti di eventi ambientali, naturali e antropici sul costruito in aree urbane e metropolitane, sulle infrastrutture critiche e sulle comunità. Le attività di questo gruppo si identificano, nello schema di progetto, come linee tematiche trasversali. Il terzo gruppo coincide con lo Spoke che tratterà il cambiamento climatico, le cui attività si identificano, nello schema di progetto, come linee diagonali rispetto a quelle degli Spoke verticali e trasversali.

Gli Spoke saranno coordinati, dal punto di vista scientifico ed amministrativo, dall’hub costituito presso l’Ateneo federiciano che, insieme agli altri partner, ha dato vita alla Fondazione Return. 

A svolgere il ruolo di presidente della Fondazione è stato designato il professore Andrea Prota, Ordinario di Tecnica delle Costruzioni presso l’Ateneo federiciano. La responsabilità scientifica del partenariato è affidata al professore Domenico Calcaterra, Ordinario di Geologia Applicata dello stesso Ateneo.

In tale struttura, utile all’implementazione di una visione scientifica multi- e trans-disciplinare, il contributo direttivo del Dipartimento della Protezione Civile, coinvolto nella gestione nazionale del rischio di catastrofi, e l’esperienza del Gruppo Ferrovie dello Stato, in termini di requisiti operativi nella gestione e mitigazione del rischio per le infrastrutture critiche, orienterà le attività verso la soluzione di grandi problemi, permettendo di passare direttamente dalla ricerca di base all’utilizzo dei suoi risultati.

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