Moda sostenibile: il futuro dello shopping è sempre più green

Ma attenti al greenwashing, la costruzione da parte delle imprese di un'immagine ingannevolmente positiva

Moda sostenibile: il futuro dello shopping è sempre più green
Moda sostenibile: il futuro dello shopping è sempre più green
di Roberta Avallone
Martedì 17 Gennaio 2023, 15:00 - Ultimo agg. 16:34
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Negli ultimi anni il tema della sostenibilità ha assunto un carattere sempre più centrale che ha influenzato non solo i comportamenti delle singole persone ma anche delle aziende. Uno dei settori più influenzati dalla sostenibilità è quello della moda: secondo un indagine del Boston Consulting Group, l'80% dei consumatori si dichiara preoccupato per la sostenibilità, ma solo tra l'1% e il 7% ha pagato di più per acquisti con un basso impatto ambientale. Uno dei problemi che si riscontra nel settore della moda - e non solo - è quello del greenwashing ovvero della costruzione, da parte delle imprese, di un'immagine ingannevolmente positiva sotto il profilo della sostenibilità. 

«Oggi è molto complicato distinguere le aziende che fanno greenwashing - afferma Silvia Gambi, sustainable fashion consultant - da quelle realmente sostenibili. Non voglio neanche credere che tante aziende siano in malafede ma a volte cadono in tranelli che coinvolgono anche i clienti e che diventano quindi vittime di questo fenomeno». 

«Per capire come si orientano le aziende - aggiunge - personalmente utilizzo i siti Internet che sono una grande fonte di informazione. Se ad esempio le aziende si concentrano solo su un prodotto magari con un materiale ecologico certificato non è detto che sia sostenibile perché la sostenibilità riguarda il processo produttivo. Ci sono anche delle app come internazionali come “Good on you” oppure l'italiana “Renoon” che di fatto un po' aiutano a dare una valutazione di sostenibilità».

Il ciclo di produzione dei capi d'abbigliamento è cambiato rispetto al 2016, aumentando esponenzialmente. Basti pensare a Shein, il colosso cinese del fast fashion online, che introduce sulla propria piattaforma 2000 nuovi pezzi al giorno a prezzi estremamente bassi. Sfuggire alla moda veloce è però possibile. "Bisogna cercare di essere meno vittime dei trend del momento - dichiara Gambi -: non è necessario avere un outfit nuovo per tutti i weekend. Si può imparare a comprare meglio e ad amare ciò che si ha nell'armadio e a ricorrere anche al second hand". Proprio il mercato dei capi di seconda mano è in forte crescita; nel 2019 Bva Doxa ha analizzato il valore dell'economia circolare in Italia, stimandola 24 miliardi di euro. In particolare il second hand market è nelle mani di due generazioni: oltre alla fascia 35-44 anni è la Gen Z a mostrare maggiore attenzione allo sviluppo sostenibile.  

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Parlare di moda sostenibile, quindi, significa riferirsi a quelle aziende che rispettano l'ambiente e la società in tutte le fasi, dalla concezione, alla produzione e infine alla vendita. Fondamentale è la scelta dei materiali per la realizzazione dei capi. «C'è sempre la famosa guerra fra materiali sintetici e naturali. Io prediligo i materiali naturali che hanno una vita più lunga anche grazie al tipo di manutenzione. Eviterei di acquistare capi dalla composizione mista poiché i prodotti che hanno tre o quattro fibre rendono difficoltoso se non impossibile il processo di riciclo. Essere quindi un poco più mono-composizione», prosegue Gambi. 

«Il mondo sta cambiando verso la direzione della sostenibilità e della circolarità. Vorrei anche un po' smitizzare il discorso che la moda sostenibile costa di più; non è vero, attualmente le situazioni sono abbastanza livellate, bisogna solo prestare attenzione ed entrare nell'ottica di comprare meno e comprare meglio che non deve essere uno slogan ma una scelta quotidiana», conclude.

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