Djokovic, la "guerra" politica tra Serbia e Australia: «Vergogna», «Proteggiamo i confini»

Domenica 16 Gennaio 2022 di Mauro Evangelisti
Djokovic, la "guerra" politica tra Serbia e Australia: «Vergogna», «Proteggiamo i confini»

«Non è vero come dicono gli australiani che abbiamo vaccinato meno del 50 per cento della popolazione serba, siamo già al 58». Basta questa frase del presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, indignato per l’espulsione dell’orgoglio nazionale Novak Djokovic, per fare capire come la storia degli Australian Open si stia pericolosamente avvicinando ai confini della farsa, oltre che dell’incidente internazionale. Il sito “Our world in Data” indica nel 48,1 per cento la quota di serbi vaccinati, ma anche se quel dato fosse sbagliato, rivendicare il 58 come un formidabile risultato, fa sorridere, perché dopo un anno di campagna vaccinale è un dato molto basso. Dall’altra parte anche l’Australia non ne esce benissimo, visto che per arrivare a una decisione definitiva sul visto del tennista No vax è dovuta passare due volte davanti a un giudice, mentre inizialmente ha concesso l’autorizzazione a partecipare agli Australian Open a Djokovic. Che, a sua volta, per una serie di gaffe non proprio memorabili, rischia di portare sempre con sé le macchie sulla sua carriera, ma soprattutto sui marchi degli sponsor molto spaventati dall’effetto boomerang di un testimonial No vax.

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Mentre la comunità serba presente in Australia manifestava sotto le finestre dell’hotel dove era rimasto bloccato Djokovic, il caso in dieci giorni si è gonfiato, è andato perfino oltre allo scontro globale Sì vax-No Vax. Si è trasformato in una sfida a distanza tra Serbia e Australia, con tanto di convocazione degli ambasciatori. Per comprendere quanto Belgrado viva come una umiliazione e un’ingiustizia l’espulsione del campione, basti pensare che il sito del quotidiano Novosti (serbo) titola sobriamente: «Vergogna! Doković espulso: l’Australia è rimasta coerente fino alla fine con l’atteggiamento vergognoso verso il più grande di sempre». Sul sito di un altro quotidiano serbo, Informer, è possibile seguire in tempo reale l’aereo diretto a Dubai con a bordo Djokovic, e il titolo allarmato avverte: «Il volo è in ritardo»

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Irritazione serba

Per la Serbia non è un giorno come gli altri. Oggi si vota per il referendum sulla riforma costituzionale che riguarda la giustizia. E la premier serba Ana Brnabic è riuscita a mettere in relazione esito del referendum e vicenda Djokovic: «La decisione australiana è scandalosa, mostra come funziona o non funziona lo stato di diritto in altri Paesi. È incredibile come vi siano state due decisioni dei giudici totalmente opposte nello spazio di pochi giorni e nel corso di 11 giorni di maltrattamento fisico e psichico. Grazie al referendum di oggi sulla riforma della giustizia, una tale espulsione di persone in Serbia non sarà mai possibile». Il presidente Vucic è stato durissimo con l’Australia: «Pensano di aver umiliato Djokovic con questo maltrattamento di dieci giorni, ma si sono umiliati. Djokovic può tornare nel suo Paese a testa alta. La detenzione è stata una caccia alle streghe politica. Ho parlato prima con Novak Djokovic e l’ho incoraggiato. Non vediamo l’ora di vederlo tornare nel suo Paese, dove è sempre il benvenuto. Nel procedimento giudiziario il governo australiano ha mentito». In Serbia, dove probabilmente quando Djokovic tornerà troverà migliaia di fan (e di autorità) ad accoglierlo, nessuno si preoccupa dell’elefante nella stanza: il sostegno alle tesi No vax di Djokovic, il fatto che da contagiato non abbia rispettato l’isolamento (lui stesso ha ammesso di avere partecipato a una intervista), gli errori compiuti nel compilare il modulo per entrare in Australia.

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La posizione australiana

E il governo australiano? Parla di «difesa delle frontiere» un concetto molto sentito da quelle parti, nonostante sia un Paese costruito da immigrati. Il ministro dell’Immigrazione australiano, Alex Hawke, ha elogiato la decisione della Corte di confermare la cancellazione del visto di Novak Djokovic e ha spiegato: per noi è prioritario difendere le frontiere: «Le forti politiche di protezione delle frontiere dell’Australia ci hanno tenuto al sicuro durante la pandemia, determinando uno dei tassi di mortalità più bassi, il più forte recupero economico e un tasso di vaccinazione più alto al mondo. Anche forti politiche di protezione delle frontiere sono fondamentali per salvaguardare la coesione sociale dell’Australia, che continua a rafforzarsi nonostante la pandemia. Gli australiani hanno fatto grandi sacrifici per arrivare a questo punto e il governo Morrison è fermamente impegnato a proteggere questa posizione». Il primo ministro Morrison: «Questa decisione di annullamento è stata presa per motivi di salute, sicurezza e ordine, in quanto ciò era nell’interesse pubblico. Accolgo con favore la decisione di mantenere forti i nostri confini e proteggere gli australiani». Ma secondo Vucic, presidente serbo, «un intero paese è stato maltrattato».

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Ultimo aggiornamento: 19:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA