«Scuola, lezioni solo tre giorni a settimana», la Gran Bretagna vuole tagliare gli orari

Tra gli aumenti di stipendio dei professori e il prezzo dell'energia i presidi inglesi stanno pensando di ridurre le ore sui banchi

«Scuola, lezioni solo tre giorni a settimana», la Gran Bretagna pensa a tagliare gli orari
«Scuola, lezioni solo tre giorni a settimana», la Gran Bretagna pensa a tagliare gli orari
Martedì 16 Agosto 2022, 16:39
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Il sistema scolastico inglese è in profonda crisi economica e gli istituti stanno valutando la possibilità di tagliare le ore di lezione. Gli alunni, è il piano al quale si sta lavorando, entrerebbero in classe solo tre giorni alla settimana. Una riduzione drastica dettata da due emergenze: l’impennata dei costi energetici e gli aumenti salariali degli insegnanti che entreranno in vigore da settembre.

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INFLAZIONE E BOLLETTE

I presidi di tutto il Paese, scrive il Telegraph, stanno tenendo «riunioni di crisi» in vista della ripresa del trimestre autunnale, pressati dalle spese per elettricità e riscaldamento e dagli incrementi delle buste paga del personale, esborsi che crescono più velocemente di quanto consentano i loro budget. Gli esperti avvertono che l’inflazione potrebbe balzare oltre il 15% e che le bollette energetiche potrebbero superare le 5.000 sterline nel prossimo anno, con impennate in alcune aree oltre il 300%, aggiungendo maggiore pressione sulle già lacunose finanze del sistema educativo. Non solo. Dal prossimo mese lieviteranno anche gli stipendi dei docenti, gli insegnanti esperti guadagneranno il 5% in più che equivale al maggior incremento degli ultimi trent’anni. Mentre il governo promette altri 7 miliardi di sterline per i budget scolastici in Inghilterra entro il 2024, l’Institute for fiscal studies segnala che la spesa per alunno sarà comunque inferiore ai livelli del 2010 in termini reali. L’amministratore delegato di uno dei principali poli accademici del Paese spiega al Telegraph: «Giornate in classe più brevi, meno doposcuola e opportunità di arricchimento extra scolastico da una parte, restrizioni draconiane sull’utilizzo dell’energia dall’altra diventeranno una realtà per tutti gli istituti. La situazione è particolarmente difficile per i quelli più piccoli e per quelli privati. Non stiamo chiedendo l’elemosina prima di una revisione della spesa: questa è una situazione seria». Anche perché i finanziamenti per alunno in Inghilterra sono già diminuiti del 9% tra il 2010 e il 2020.

BILANCI IN ROSSO

Robin Bevan, preside della Southend High school for boys nell’Essex, anticipa: «Se una settimana breve non è già stata pianificata, sarà sicuramente presa in considerazione da alcune scuole. In assenza di investimenti sopra l’inflazione attesi da tempo nei finanziamenti scolastici, diventerà una prospettiva realistica prima piuttosto che dopo». Lo stesso Bevan spiega che la sua scuola sarà costretta a dare fondo alle limitate riserve per continuare a funzionare. A fronte di disponibilità in aumento di 300 mila sterline, dovrà mettere a bilancio 2.200 sterline in più per le bollette, 70 mila sterline per gli aumenti di stipendio degli insegnanti e altre 40.000 per il personale di supporto. Il preside non nasconde la sua preoccupazione per il sistema scolastico inglese: «Il futuro è eccezionalmente cupo - afferma - I costi stanno aumentando più velocemente di quanto i budget possano adattarsi».

IL CONFRONTO

Un portavoce del Dipartimento per l’istruzione conferma l’emergenza ma respinge la possibilità di un taglio delle ore di lezione: «Riconosciamo che le scuole, proprio come l’economia in generale, stanno affrontando costi maggiori, anche per l’energia e la retribuzione del personale. La settimana scolastica dovrebbe durare un minimo di 32,5 ore – la media attuale – per tutti gli istituti tradizionali finanziati dallo Stato. Migliaia di scuole offrono già questa durata della settimana entro i budget esistenti e ci aspettiamo che gli attuali piani di finanziamento ne tengano conto». Anche Geoff Barton, segretario generale dell’Association of school and college leaders, è tiepido sull’ipotesi di una riduzione del tempo passato in classe: «La nostra organizzazione - dichiara a NationalWorld - non ha avuto contatti diretti con alcun dirigente che stia valutando la possibilità di comprimere le settimane a tre o quattro giorni».

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