Il cimitero di Chiaiano nel degrado: pulizie fai da te dei parenti dei morti

Sabato 12 Settembre 2020 di Paolo Barbuto
Il cimitero di Chiaiano nel degrado: pulizie fai da te dei parenti dei morti

Il cimitero di Chiaiano, di primo acchito è splendido, piccolo, raccolto. La terrasanta che si scorge dal cancello d'ingresso ha l'aspetto di quei luoghi della Gran Bretagna dove i morti riposano all'aperto, in mezzo a un giardino. Man mano che ti avvicini, invece, l'effetto cambia: il giardino non è altro che un mucchio di erbacce. In un angolo una donna sta china a strappare la vegetazione, poi prende la scopa e cerca di restituire dignità al tumulo del marito: sorride triste quando finalmente la foto del suo compagno di vita viene fuori nell'ovale incastrato sul marmo.

Ecco, il cimitero di Chiaiano è bello solo da lontano, quando ti avvicini e lo percorri palmo a palmo scopri ne scopri i segreti e quei segreti non sono meravigliosi.

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In fondo al piccolo cimitero, nel quale di recente è stata aperta una nuova sala di loculi ben tenuta e luccicante, le tombe ammassate lungo i muri perimetrali sono travolte delle infiltrazioni e le tettoie di copertura che servivano per proteggere le persone dalla pioggia, sono diventate un pericolo perché sono mezze spaccate, con i ferri a vista e i segni di cedimento imminente ben visibili.

Al centro del percorso c'è una bella cappella avvolta da tubi innocenti perché a rischio crollo. Dietro un angolo c'è un collegamento elettrico volante fatto con il nastro isolante: quel filo elettrico senza nessuna sicurezza sta appoggiato dietro una cappellina, inciamparci dentro può essere fatale, non per la probabile caduta ma per la sicura scossa elettrica.
 

 

Anche qui, come d'abitudine per i grandi cimiteri cittadini, c'è una lunga teoria di marmi sfondati. Nella foto in alto vedete una delle tombe che si appoggiano al muro perimetrale, che ha subito un importante danno; ma ce ne sono tantissime anche fra le sepolture nella terra, quelle che l'erbaccia lentamente ricopre e spesso cancella del tutto.

Quei marmi spaccati e divelti al centro del giardino dei morti hanno un aspetto lugubre, rappresentano allo stesso tempo il disinteresse e l'abbandono, sono la plateale raffigurazione del degrado di un cimitero che, per le dimensioni ridotte, potrebbe essere tenuto come un piccolo gioiello.

Invece proprio le dimensioni ridotte e il conseguente scarso afflusso di persone, consentono che venga lasciato andare: così basta affacciarsi alle spalle di una cappella per scorgere in mezzo all'erba alta una scala che s'è rotta chissà quando ed è stata lasciata lì a marcire. Poi ti inoltri in un altro dei piccoli viottoli della terrasanta e scopri che le piccole sepolture ricoperte da casette di vetro non hanno più nemmeno uno dei vetri di protezione e non hanno più nessuna dignità perché sono prive di segni di devozione e di attenzione: non si leggono i nomi, non si intuiscono le date di nascita e di morte.

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Il momento più impressionante è l'incontro, frequente, con i grandi sacchi azzurri che sono di utilizzo abituale nei cimiteri, uno lo vedete nella foto qui a sinistra. Si tratta di sacchi che vengono utilizzati per raccogliere e poi smaltire il legno delle bare quando le salme vengono esumate. Insomma, lì dentro c'è il legno marcio che ha accompagnato la decomposizione di un cadavere per lunghi mesi: nel corso della nostra visita ne abbiamo incontrate tante.

All'uscita abbiamo anche incontrato lo storico parcheggiatore abusivo che ha chiesto soldi. Era plasticamente appoggiato al cartello dei lavori di ampliamento del cimitero di Chiaiano che doveva esserci e non c'è mai stato.

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