«Il mio più grave errore non morire sulla Concordia», Schettino si racconta in un libro

Venerdì 19 Giugno 2015 di Ciriaco Maria Viggiano
Francesco Schettino
«Il mio più grande errore non essere morto quella notte del naufragio». Nel primo capitolo del suo libro le parole più toccanti di Francesco Schettino, il comandante della Concordia affondata davanti all'isola del Giglio.



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L’anteprima nazionale del libro non poteva avere altra location se non Meta, il centro della penisola sorrentina dove abita e che lo ha difeso a spada tratta nei giorni immediatamente successivi al naufragio della Concordia. Qui mercoledì Schettino illustrerà il libro «Le verità sommerse» (Graus Editore), scritto con la giornalista Vittoriana Abate, in attesa della presentazione ufficiale in programma nel circolo della stampa estera a Roma. Eccolo, il tanto atteso memoriale del comandante: 608 pagine per spiegare la dinamica dell’incidente costato la vita a 32 persone, per il quale Schettino è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Grosseto a 16 anni di carcere.



Il volume è frutto di un’inchiesta giornalistica condotta da Vittoriana Abate, esperta di cronaca nera e giudiziaria: un minuzioso racconto degli ultimi tre anni, dalla notte del 13 gennaio 2012 agli istanti immediatamente che hanno preceduto la sentenza del febbraio scorso.



Sulla base delle carte processuali e di quanto emerso dalla scatola nera della Concordia, Abate punta a far luce innanzitutto sugli aspetti tecnici: perché, ad esempio, gli ascensori non si posizionarono correttamente nella nave? Perché il generatore d’emergenza andò in tilt insieme al computer per la verifica dei compartimenti allagati? Che cosa c’è di vero sul cattivo funzionamento delle porte stagne? Interrogativi ai quali Abate tenta di dare una risposta con il racconto di Schettino.



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