Covid a Napoli, modello Cotugno ad Arezzo: «Le nostre cure più efficaci»

Venerdì 3 Dicembre 2021 di Ettore Mautone
Covid a Napoli, modello Cotugno ad Arezzo: «Le nostre cure più efficaci»

Era il 27 marzo 2020, in piena ondata Covid, quando il Monaldi trasferì per la prima volta l'impiego delle competenze cliniche e riabilitative di Pneumologia nelle corsie del Cotugno i cui posti letto andavano progressivamente riempiendosi di pazienti affetti da gravi polmoniti causate da un nuovo virus respiratorio proveniente dalla Cina. Fu così che fu inventata e realizzata sul campo la terapia sub intensiva del Cotugno a quel tempo inesistente. Trentadue posti nel nuovo padiglione G originariamente realizzato con i fondi per la legge per l'assistenza ai malati di Aids. Una sezione diventata ben presto il cuore del Covid center.

Diretta da Giuseppe Fiorentino, è guidata da una pattuglia di clinici con a capo Roberto Parrella, direttore dell'unità di Malattie infettive ad indirizzo respiratorio, e di tecnici guidati da Valeria Di Martino direttore del Servizio di coordinamento infermieristico e dell'area della riabilitazione (Sips). Insieme misero in piedi un modello assistenziale diventato fiore all'occhiello, in Italia, per la cura con ventilazione non invasiva delle forme severe di Covid-19. Modello che ieri ha fatto scuola ad Arezzo, nell'ambito del Forum risk-management in Sanità organizzato dalla Federazione nazionale degli Ordini delle professioni sanitarie. «L'Azienda dei Colli di Napoli - avverte il manager Maurizio Di Mauro - è qui ad Arezzo per raccontare come, per la prima volta, fu realizzata con un'intuizione la subintensiva pneumologica trasferita dal Monaldi al Cotugno. In quei giorni ci eravamo resi conto che i pazienti affetti da polmoniti da Sars-Cov-2, specie quelli che restavano allettati per molto tempo, perdevano tono muscolare e polmonare. Quindi trasferimmo le competenze proprie del Monaldi, eccellenza nazionale nel campo della riabilitazione pneumologica, con fisioterapisti, logopedisti e clinici, insieme a macchinari per la ginnastica riabilitativa nella subintensiva Covid nelle corsie del Cotugno. Decidemmo addirittura si mettere delle cyclette nelle stanze ad alto isolamento dei pazienti affinché, superata la fase acuta, potessero iniziare subito la riabilitazione cardiorespiratoria». 

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Nasceva così il modello Cotugno che ad Arezzo, in un appuntamento nazionale sulle migliori pratiche, ha presentato 16 seminari sul tema. «Esperienze maturate sul campo - aggiunge Fiorentino - ma raggiunte mettendo a frutto tutto quello che in trenta anni di clinica pneumologica avevamo già applicato ad altre patologie come le broncopatie di altra natura, le fibrosi polmonari idiopatiche. Le polmoniti da Covid del resto spesso si trasformano in fibrosi e la riabilitazione respiratoria è fondamentale per il recupero della funzione. Nelle forme più gravi il paziente deve continuare l'assistenza ventilatoria per mesi dopo le dimissioni. Un allenamento prezioso e indispensabile». Fin dalla prima ondata, fisioterapisti e logopedisti dell'azienda ospedaliera dei Colli hanno partecipato attivamente all'assistenza dei pazienti ricoverati nei reparti Covid. Attività consolidata ulteriormente con la presa in carico globale dei pazienti, arricchita di protocolli e procedure innovative e sperimentali in una patologia nuova. «In questi 16 seminari ad Arezzo - conclude il manager - raccontiamo anche questo, il punto di vista di fisioterapisti e logopedisti per far comprendere che l'assistenza è a 360 gradi». 

Ultimo aggiornamento: 4 Dicembre, 08:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA