Napoli, dramma della separazione per Giovanna e i suoi bambini: «Ci stanno mandando via da casa»

Mercoledì 8 Luglio 2020 di Antonio Folle

Legalità e giustizia non sempre marciano di pari passo. Giovanna (nome di fantasia) e i suoi tre figli - una ragazza neodiciottenne e due adolescenti, di cui uno affetto da disabilità - venerdì mattina saranno cacciati dalla casa dove la donna abita con i suoi figli dopo la separazione con il marito, un noto professionista napoletano. A nulla sono serviti gli appelli, il ricorso alla giustizia e al buonsenso dei giudici. Quando gli ufficiali giudiziari, accompagnati dalla forza pubblica, venerdì busseranno al citofono dell'appartamento vomerese si chiuderà un capitolo di una storia cominciata male e finita peggio.

Quando dieci anni fa Giovanna - che ha voluto nascondere la sua identità per tutelare i suoi bambini - ha avviato le pratiche di separazione con il suo ex marito, l'uomo si è impegnato a corrispondere alla sua ex moglie e ai suoi figli un mantenimento, oltre a pagare il mutuo dell'ex casa coniugale che sarebbe rimasta alla donna e ai suoi figli. Il professionista, però, non ha fatto fronte ai suoi impegni e così le banche hanno pignorato l'appartamento - poi finito all'asta - dove Giovanna viveva con i suoi bambini. 

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Circa due anni fa la donna ha ricevuto la prima comunicazione che le annunciava la messa all'asta dell'appartamento. Dopo una serie di sopralluoghi da parte degli ufficiali giudiziari, a settembre 2019 Giovanna ha ricevuto la lettera che le comunicava dell'avvenuta vendita dell'immobile e che le notificava l'obbligo di lasciare l'appartamento. A Gennaio 2020 l'acquirente ha saldato per intero la quota d'acquisto e la donna ha ricevuto una ennesima comunicazione che le notificava lo sfratto esecutivo. L'emergenza Covid ha dato "respiro" a Giovanna per qualche mese ma, arrivati a inizio giugno, il tribunale ha inviato un ennesimo ufficiale giudiziario che ha notificato alla famiglia di dover sgomberare entro il 9 giugno. 

«Abbiamo fatto presente che ci hanno dato pochissimo preavviso dopo i mesi di lockdown e ancor meno tempo per trovare un'altra sistemazione - spiega la battagliera donna - e così ci hanno concesso un'ultima proroga fino al 1 luglio. In quella data si sono presentati e ci hanno annunciato che se entro venerdì mattina non lasceremo libero l'appartamento faranno intervenire un fabbro che scardinerà la porta, seguito dalla forza pubblica che ci imporrà con la forza di lasciare l'appartamento. I miei appelli al mio ex marito e alla giustizia si sono rivelati vani - prosegue - e così io e i miei tre figli rischiamo di finire in strada. Ad oggi non abbiamo ancora una sistemazione, e non potrebbe essere altrimenti dal momento che siamo in quattro a cercare casa e non possiamo semplicemente chiedere ospitalità a qualche amico generoso».
 


La legge che prevede la proroga agli sfratti fino al 31 dicembre non è stata presa in considerazione dal tribunale a causa di un cavillo burocratico. Sembra, infatti, che gli avvocati che assistono Giovanna abbiano omesso di farle "trascrivere" l'appartamento dove vive con i suoi figli come tetto coniugale del suo precedente matrimonio. L'appartamento, così, non può essere considerato "prima casa" e, quindi, non può seguire la legge nata proprio per evitare disagi a famiglie che per lunghi mesi hanno sofferto per il lockdown. Né tantomeno Giovanna dispone dei mezzi necessari per affittare un altro appartamento. Da diversi mesi, infatti, il suo ex marito - un procedimento penale con tanto di pignoramento preventivo dei beni è in corso - non versa regolarmente gli alimenti stabiliti dalla sentenza di separazione.

«Il mio ex marito dice che non ha soldi - denuncia Giovanna - e quindi non versa regolarmente il mantenimento. Questo mi ha messo in una condizione di estremo disagio, ai limiti dell'indigenza. Avevo fatto presente al tribunale questa situazione e avevo spiegato che c'è un procedimento penale in corso con il mio ex marito per le sue inadempienze, ma ci hanno semplicemente ribadito che dovevamo lasciare la casa. Io non cerco vendetta nei confronti di nessuno, voglio solo giustizia per i miei figli - continua ancora la donna - che non possono rischiare di finire in strada perché il loro papà ha pensato bene di dimenticarsi di avere dei doveri nei loro confronti. Per ora mio fratello e mio padre mi stanno aiutando come possono - conclude - ma devo rilevare come la legge non tuteli i diritti delle persone in difficoltà e sia estremamente miope di fronte anche a tre ragazzi che stanno subendo il dramma di essere allontanati con la forza dalla casa in cui sono nati».

Giovanna si è rivolta ai social per raccontare la sua storia. Sul notissimo gruppo Facebook "Sos amici... aiutiamoci tra noi" gestito dal consigliere comunale Sergio Colella è scattata una vera e propria gara di solidarietà, con decine di avvocati che si sono offerti per curare gratuitamente gli interessi di Giovanna e dei suoi bambini. Ma l'intera vicenda lascia l'amaro in bocca a causa delle tantissime soluzioni che potevano - e dovevano - essere trovate per risparmiare a tre ragazzi il dramma e l'umiliazione di essere messi in strada da un freddo comunicato del tribunale di Napoli. 

Ultimo aggiornamento: 20:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA