Il Comune di Napoli la sfratta da Posillipo, disabile 80enne colpita da infarto

Sabato 4 Luglio 2020 di Antonio Folle

Il Comune le intima di lasciare l'appartamento e il cuore non regge all'emozione e alla vergogna. È la triste vicenda di G.R., ottantenne, che vive da dieci anni in un appartamento di via Posillipo 167, stabile finito già nell'occhio del ciclone per la denuncia di una famiglia con tre bambini affetti da disabilità che, proprio pochi fa, segnalava di aver ricevuto l'intimazione di sfratto da parte di Napoliservizi. L'anziana signora, quasi del tutto cieca e affetta da una serie di gravissime patologie, lunedì scorso aveva lanciato l'ennesimo appello al Comune chiedendo di poter continuare a vivere nell'appartamento che le era stato concesso proprio per le sue difficili condizioni di salute.

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La vicenda dello stabile di via Posillipo è estremamente intricata. Dieci anni fa il Comune di Napoli ha concesso a prezzi popolari - circa 25 euro al mese - una serie di appartamenti del patrimonio, tra cui appunto gli immobili da cui oggi vorrebbe sfrattare i suoi inquilini. Palazzo San Giacomo pone un problema di carattere legale. Il contratto stipulato a suo tempo con gli inquilini prevedeva un normale 4+4 senza possibilità di rinnovo e, quindi, alla scadenza del rinnovo gli inquilini avrebbero dovuto lasciare gli appartamenti che, nel corso degli anni, erano balzati più volte agli onori delle cronache per l'affitto estremamente basso - e non in linea con il mercato in una zona di pregio - concesso agli occupanti. 

Tutto giusto, salvo un piccolo ma decisivo particolare. Il Comune ha concesso gli appartamenti alle famiglie per ovviare alla cronica carenza di case popolari da assegnare ai nuclei familiari svantaggiati. La condizione di disagio perdura ancora oggi - anzi, si è notevolmente aggravata - e da più parti si stanno levando voci di protesta verso l'atteggimento del Comune che appare ai più vessatorio nei confronti di famiglie che hanno cercato fino all'ultimo un accordo. Gli inquilini di via Posillipo, infatti, prima della scadenza del contratto hanno tentato disperatamente di rinegoziare il canone di affitto, chiedendo che venisse adeguato - con tutti i limiti relativi alla disastrosa situazione economica delle famiglie - ai canoni della zona o, in alternativa, che venisse concesso un appartamento popolare anche in un'altra zona della città. Nulla da fare anche su questo fronte. Il Comune di Napoli attualmente non ha a disposizione case popolari, l'unica ponziopilatesca alternativa concessa è la strada. 

L'ennesima lettera di Napoliservizi che le intima di lasciare l'appartamento entro martedì 7 luglio è stato troppo per G.R. La donna nella notte tra giovedì e venerdì è stata colpita da infarto ed è ora lotta tra la vita e la morte in terapia intensiva. Una vicenda che fa gridare allo scandalo soprattutto se si considera che un emendamento al Decreto Rilancio posticipa al 31 dicembre le sentenze di sfratto per gli immobili ad uso abitativo e ad uso non abitativo. Incomprensibile, quindi, l'atteggiamento di chi minaccia uno sgombero coatto nei confronti di famiglie che versano in condizioni di estrema indigenza.
 


«Negli scorsi giorni Napoliservizi ha inviato una lettera che intima lo sfratto alla signora G.R. - ha affermato l'avvocato Angelo Pisani - noi abbiamo fatto immediato ricorso d'urgenza verso il provvedimento ma, nel frattempo la signora, che già versa in condizioni di salute estremamente critiche, ha avuto un infarto. L'atteggiamento del Comune nei confronti dei suoi inquilini è vergognoso da ogni punto di vista, a cominciare dal punto di vista legale. Il Governo ha stabilito che nessuna sentenza di sfratto potrà essere eseguita prima del 31 dicembre 2020, per questo le lettere inviate da Napoliservizi sono illegali. È del tutto assurdo - prosegue Pisani - che il Comune di Napoli vada a minacciare i cittadini di sgombero coatto. Dopo otto anni non si possono buttare le persone in strada adducendo il semplice pretesto della scadenza del contratto. Il Comune di Napoli e il sindaco de Magistris devono ricordarsi che non sono privati proprietari di appartamenti e che non possono trattare gli assegnatari di alloggi come inquilini di alloggi privati. Faremo opposizione penale e civile - continua ancora - contro quello che riteniamo essere un abuso di diritto nei confronti di cittadini inermi. A titolo del tutto personale - ha poi concluso il legale - voglio suggerire al sindaco de Magistris, che si professa dalla parte del popolo e degli "ultimi", e ai suoi zelanti assessori di occuparsi del patrimonio comunale in parte abbandonato e in parte occupato dai centri sociali». 

La vicenda dello stabile di Posillipo è finita anche sui banchi del consiglio comunale. La consigliera Roberta Giova, capogruppo de La Città, aveva già duramente contestato al sindaco di Napoli e all'assessorato al Welfare la decisione di sgomberare famiglie che vivono condizioni estremamente disagiate. «Questo sfratto è un'atto imperdonabile - la rabbia di Giova - peraltro contrario alle disposizioni vigenti, visto che già il Cura Italia ne aveva previsto la proroga al primo settembre, ulteriormente slittata al 31 dicembre. È evidente che la signora non ha retto alla preoccupazione per il suo futuro ed al timore di finire per strada. La gestione delle politiche sociali nella terza città d'Italia meriterebbe sensibilità differente, capace di intercettare il bisogno e di sostenerlo. L'aggressione - continua - a chi già vive in condizioni disperate non dovrebbe essere pratica contemplata, ma questa Amministrazione in quanto a politiche sociali dimostra costantemente di non essere madre, bensì matrigna. Oggi - conclude Giova che ha annunciato una guerra senza quartiere anche nell'assise cittadino - più che mai l'emergenza sociale è il problema vero della nostra città». 

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