Napoli e la minaccia terrorismo
Pattuglie, mitra e dissuasori
ma ai Decumani c’è paura

Giovedì 26 Aprile 2018 di Paolo Barbuto

Nel cuore della Napoli turistica, investita da un sole di primavera che produce un caldo d’agosto, si materializza l’ombra della paura di attentati, di quel terrorismo che sembrava, fino a ieri, un concetto lontano, almeno per la gente comune. Perché i sistemi di controllo, tutela e protezione sono attivi, e non da oggi, nelle strade della città.
L’idea che dietro l’angolo ci fosse una persona pronta a immolarsi con un attentato, fa correre un brivido di paura lungo la spina dorsale di Napoli, soprattutto nei luoghi del turismo, quelli dove s’accalca la gente, quelli che avrebbero potuto essere nella lista del gambiano che avrebbe voluto lanciarsi con un’auto sulla folla.

Il lungo week end dei ponti ha rimesso la città al centro del boom turistico italiano. Via Partenope è un tappeto di persone sorridenti che azzardano un primo tentativo di abbronzatura, Andrea viene dalla provincia di Cremona e ha sentito la notizia dell’arresto del terrorista: «Ma non riesco proprio ad aver paura qui davanti al mare più bello del mondo». Guarda i bambini che corrono nella zona vietata alle auto, indica la camionetta dell’Esercito all’incrocio con piazza Vittoria e spiega «qui ci sentiamo protetti, anzi siamo protetti per davvero. Anche se vedere quegli uomini col mitra in pugno non fa un bell’effetto, purtroppo dobbiamo abituarci a convivere con queste cose. Meglio vedere uomini armati che vivere con il timore che possa succederti qualcosa». Andrea prosegue raccontando le meraviglie di una città che non aveva mai visto e s’aspettava più sporca e caotica «siete fortunati voi napoletani...». Un ringraziamento di cuore e via, verso un altro dei luoghi che sono considerati sensibili proprio per la massa di persone che lo frequenta abitualmente, via Toledo.

Anche qui la presenza dei militari è ben visibile, anche qui la gente deborda dal marciapiede e invade ogni spazio. Però in questa porzione della città il controllo è talmente serrato da sembrare oppressivo, passano in sequenza una volante e un’auto della polizia municipale, la gente si scansa un po’ infastidita. Quando Luigia sente la notizia dell’arresto del gambiano e l’ipotesi che volesse lanciarsi sulla folla, ha un sussulto: «Ma perché, siete sicuri che doveva farlo qui a Napoli?», non esistono certezze, a dire la verità, «vabbè, ma comunque è meglio stare attenti. Allora le guardie fanno bene a passare con le macchine, anche se ci danno un po’ fastidio, ma se serve a proteggerci non fa niente». Luigia è napoletana dei Quartieri, dice che il terrorismo non le piace anche se è una cosa che ha sentito solo alla televisione: «Ma che ci guadagnano a uccidere tanta gente?», arringa alle coetanee diciottenni molto truccate e aggressive che stanno con lei. 

Da Toledo a Piazza del Gesù è un attimo. Qui la camionetta dell’Esercito è in postazione fissa, i militari sepolti dalle divise piene di tasche e d’oggetti crepano dal caldo, ma sono capaci di non far trapelare nemmeno un po’ di insofferenza. Stanno al centro di un vortice di turisti, abiti e pelle di tutti i colori possibili, sorrisi e clic di macchine fotografiche. Agganciare il turista giapponese è facile, riprodurre il nome non tanto: ci perdonerà se non tentiamo nemmeno di scriverlo. L’inglese maccheronico serve a spiegare la vicenda del gambiano e crea un po’ di paura (subito cancellata da spiegazioni altrettanto maccheroniche, ma convincenti) su una possibile attività terroristica: «Ci hanno detto che Napoli sotto questo punto di vista è sicura. Dicono che ci sono altri problemi, che dobbiamo stare attenti ai borseggiatori e alle persone che ti strappano la macchina fotografica, ma di terrorismo nessuno ci ha mai parlato. Allora è per questo che ci sono i militari con il mitra in mano?». No, loro sono qui da sempre, per dare sicurezza alle persone. «Good job, ben fatto - sorride il turista - a me suggeriscono davvero un senso di sicurezza. Posso fare una foto vicino a loro?». I militari fingono di non aver sentito e non si allontanano mentre la moglie scatta la foto.

Anche a piazza Bellini c’è una pattuglia dell’esercito in mezzo alla folla, anche qui nessuno percepisce il senso del pericolo. Lungo l’intera zona turistica, oltre alle mimetiche dell’esercito vediamo passare molte auto di polizia e carabinieri e scorgiamo tante divise della polizia municipale. Sembra che anche qui la sensazione di tutela sia diffusa. Invece non è così, almeno non dappertutto. 

 

Le prime avvisaglie della tempesta arrivano su via Anticaglia dove una donna sull’uscio di un basso afferra qual è l’argomento del giorno e inizia a urlare da lontano: «Guardate che qua, proprio qua davanti, ieri sono venuti a sparare. Hanno fatto una stesa. Ma di che protezione state parlando?». Signora, lei ha ragione, ma qui sul tavolo c’è la vicenda terrorismo, altra cosa rispetto alle stese: «Ah, davvero voi vi pensate che è un’altra cosa? Ma perché, se riescono ad arrivare qua i napoletani portandosi le pistole, non ci può arrivare anche uno straniero (la parola originale sarebbe diversa e molto più offensiva n.d.r.) con una bomba e ci fa morire a tutti quanti. A me, a voi, e pure a quella fila di turisti che sta passando?». Difficile contraddire la donna che è impaurita e quindi inferocita.
Molto più facile seguire il discorso di Gabriele Casillo che è dirigente dell’associazione Corpo di Napoli e se ne fa portavoce: «Noi a via Tribunali abbiamo tremato quando abbiamo sentito al tg la notizia dell’arresto del terrorista perché ci siamo immediatamente sentiti vulnerabili, in grave pericolo». L’associazione Corpo di Napoli raccoglie residenti e commercianti dell’area dei Decumani, persone che vivono quotidianamente la zona dei Tribunali, ne conoscono pregi, difetti e individuano subito il punto debole di fronte a un possibile attacco: «Dicono che quell’uomo avrebbe voluto lanciarsi a tutta velocità sulla folla. Sapete qual è il luogo della città dove questa operazione sarebbe facilissima? È proprio questo, via dei Tribunali. Nei giorni di massimo afflusso turistico la gente riempie interamente la strada, tanto che anche le auto autorizzate al passaggio fanno fatica ad avanzare. Perfino quelle delle forze dell’ordine sono costrette a chiedere strada con pazienza. A vietare l’accesso alle auto non autorizzate ci sono telecamere per le multe ma nessun dissuasore: secondo voi se una persona pensa di fare un attentato si ferma perché c’è la telecamera? Ovviamente no, raggiunge facilmente da mille varchi via dei Tribunali, poi accelera e riesce a compiere una strage». A questo punto va detto che le forze dell’ordine sono a costante presidio di questa zona, sono presenti sempre e in grande spiegamento proprio per tutelare l’area e fermare malintenzionati.
Però le parole di Casillo fanno riflettere, bisogna davvero lanciare un allarme terrorismo per via Tribunali? Lungo la strada un gruppo di studenti del Liceo Alberti, in visita alla Napoli storica, si ferma per capire cosa succede: «No, io dico che qui non c’è da aver paura. Basta guardarsi intorno per capire che c’è tutela», dice subito Riccardo che è riuscito ad evitare un’interrogazione di inglese ed è particolarmente contento. Per Valeria «non bisogna aver timore. Non bisogna darla vinta a chi vuol farci vivere nel terrore». Luca e Sara, avvinghiati in un amore da liceo sono sereni: «Ai Decumani stiamo scoprendo ogni giorno un nuovo tesoro. Qui ci sentiamo felici, non impauriti. Napoli non deve cedere alla logica del terrore».

Ultimo aggiornamento: 27 Aprile, 10:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA